Ciga: «Chiedo scusa ai tifosi ma mi sono sentito tradito»

Ciga: «Chiedo scusa ai tifosi ma mi sono sentito tradito»
12 Dicembre 2014 ore 09:00

«Ci tenevo a scusarmi con i tifosi per quello che è successo, per quello che ho scritto. Ho sbagliato modi e tempi per dire quello che è il mio pensiero riguardo ad una parte di tifoseria che ha fischiato: non compete a me dire, fare o giudicare questo tipo di situazioni. Ho sbagliato e mi prendo le mie responsabilità, nel bene e nel male sono fatto così: spesso l’istinto prevale sulla ragione, non riesco a tenere le cose per me e chiedo scusa».

La voce tradisce un pizzico di tensione, sono le 5 della sera e a Zingonia c’è già buio. Luca Cigarini si presenta al bancone delle interviste accompagnato dal direttore generale dell’Atalanta PierPaolo Marino e parte subito con le scuse. Ripete più volte la frase «ho sbagliato», si capisce subito che la reazione del giorno prima (immagine su Instagram con il tabellone dello stadio al fischio finale di Atalanta–Cesena 3-2 e didascalia eloquente “i vostri fischi metteteveli nel …. “) è qualcosa che bolliva dentro e bastano due domande per capire lo stato d’animo di un ragazzo che ci tiene e che, a distanza di giorni, è tornato su quanto successo allo stadio domenica scorsa.

«Domenica è stata una vittoria importante – ha detto Cigarini – ma per la prima volta non ho festeggiato. Mi sono sentito tradito dai tifosi perché ho sempre dato tutto e sentire dei fischi dopo 10 minuti proprio non mi è andata giù. Se ho una cosa che non mi fa dormire la notte la devo dire, per alcuni giorni sono riuscito a tenermela dentro, ma alla fine ho scritto quelle cose sbagliando i modi. Confermo che se fossimo stati sotto 2-0 dopo 5 minuti sarei stato io il primo ad essere d’accordo con i fischi, invece ho sentito troppo presto dei mugugni. In campo il calore o la contestazione la sentiamo nitidamente, gli applausi ci aiutano e i fischi invece ci destabilizzano».

Una reazione di pancia che per alcuni giorni Cigarini si è tenuto dentro. Il numero 21 della Dea si scusa per i modi, ma conferma che il suo pensiero sulle critiche e sul momento in cui sono arrivate è quello. «Il mio pensiero è quello. Dietro ad un calciatore che guadagna tanto e che fa la bella vita, c’è un uomo. Che vive di calcio, che è il primo a starci male se i risultati non arrivano o se le cose non vanno bene. Siamo esseri umani anche noi. Nello spogliatoio non ne abbiamo parlato, io parlo per me e per quello che ho sentito io in campo: ad un certo punto mi sono anche girato per capire se erano davvero fischi o se era successo qualcosa. Alla squadra non è passata inosservata la cosa, ci ha dato fastidio per quello che ha dato, dà e darà da qui in avanti. A me, ha dato particolarmente fastidio».

L’ultima considerazione sul tema del “Ciga” è per quelle congetture che, secondo qualcuno, lasciano trasparire da una reazione simile la volontà di andare via a gennaio. Magari allettato da altre sirene. La smentita, sotto questo profilo, è totale. «Non esiste, non ci sono secondo fini. È una cosa che mi è venuta da dentro, ci tengo e dopo 4 anni all’Atalanta lo posso dire: non mi piace vedere la squadra trattata in quel modo, l’ho esternata e non sono riuscito a stare zitto. Vivo di calcio e vivo di Atalanta, è stata la reazione di uno che ci tiene».

Chiuso l’episodio con le scuse di Cigarini, il discorso si sposta sull’impegno contro la Lazio e qui i concetti del leader emiliano sono altrettanto chiari. «Loro sono magari un po’ in difficoltà dal punto di vista degli uomini a disposizione – chiude Cigarini – noi vogliamo darci continuità , anche se non sarà facile, dobbiamo andare a Roma per fare la nostra gara. Con il Cesena è stata una grande rimonta, è stata forse più bella così rispetto ad un 3-0 facile. Andiamo avanti, ci sono due gare da qui a Natale e cerchiamo di migliorare la classifica. 4 punti tra Lazio e Palermo? Sarebbero un bel bottino, ma giochiamo gara per gara, sempre per portare a casa i 3 punti».

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