La combine è inventata ma il fango rimane

La combine è inventata ma il fango rimane
10 Giugno 2014 ore 10:04

Il titolo, preso a caso nella rassegna stampa di sei giorni fa (tocca a voi indovinare chi l’abbia fatto: bergamopost.it non regala pubblicità) era allusivo. E, naturalmente, sparava fango sull’Atalanta: “Calcioscommesse, per Federbet possibile combine in Catania-Atalanta”. Il testo diceva: sospetti di combine su gare di serie A e B, giocate pochi giorni fa: secondo il rapporto di Federbet, Federazione europea di operatori del settore scommesse che si occupa di combattere le gare truccate, sono molti i casi emersi nell’ultima stagione. E nel mirino ci sarebbero Catania-Atalanta, ultima di serie A, Padova-Carpi dell’1 febbraio, Cittadella-Empoli e Crotone-Trapani del 25 maggio, Palermo-Crotone del 30 maggio di serie B, oltre a una lunga serie di partite di Lega Pro (nell’elenco manca Juve Stabia-Avellino) e amichevoli, come Levski Sofia-Lazio (biancocelesti in vantaggio per 0-2 all’intervallo e sconfitti 3-2 a fine gara).

Sospetti propalati come se piovesse fango, ma prove zero. Riscontri zero. Testimoni zero. E, naturalmente, scarso rilievo al tempestivo comunicato dell’Atalanta che, obbedendo al codice etico della società, ricordava di essere stata la prima a segnalare tempestivamente alla Federcalcio e ai suoi organi competenti i flussi anomali di scommesse registrati da un professionista del settore.

Addirittura, c’è stato chi (trovate voi la fonte: bergamopost.it non regala pubblicità), ha fatto lo spiritoso sulla presenza di Doni al matrimonio di Bellini dopo Catania-Atalanta. Ma che razza di modo di informare è questo?

Poi in redazione arriva una nota di Agipronews, punto di riferimento nel settore delle scommesse legali e il teorema anti-atalantino si smonta. Parola di Khalid Ali, segreteria generale dell’European Sports Security Association (Essa).  «Nel settore europeo delle scommesse regolamentate nessuno è consapevole di chi sia Federbet e di chi rappresenti: sostengono di essere un’associazione con 400 membri, ma sul loro sito web non c’è un elenco. Sembra un’organizzazione immersa nella segretezza». L’Essa non è la prima organizzazione a contestare il rapporto: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha sottolineato come gli «unici interlocutori per la lotta al match fixing» sono le autorità di polizia, le leghe professionistiche e gli operatori di gioco autorizzati, alle critiche si è aggiunto anche l’Arjel – l’ente che regola il gioco online in Francia – insieme alla Lfp (la Lega di calcio francese), ma comunicati simili – con richiesta di fornire indicazioni più dettagliate sulle partite oggetto di match fixing – sono arrivati anche dalle leghe calcistiche britanniche.

Adesso  – sottolinea Agipronews – l’atto di accusa più pesante arriva dall’Essa, l’organismo che collabora con i principali fornitori mondiali di scommesse sportive, con gli enti di regolazione nazionali e con più di 20 importanti organismi sportivi, tra cui la FIFA e CIO. «Analizzare i dati, scoraggiare i tentativi di frode e punire la corruzione è il nostro obiettivo, ma ogni azione deve basarsi su prove solide e approfondite indagini. Accuse infondate possono rovinare la carriera degli atleti e distruggere la fiducia dei tifosi nello sport, oltre ad avere conseguenze economiche gravi sul settore delle scommesse. Siamo molto delusi dalla mancanza di professionalità che sta mostrando Federbet e – come dimostrano i commenti delle autorità di gioco italiane e francesi – preoccupa in maniera seria la validità delle informazioni fornite dall’organizzazione».

Khalid Ali ricorda come l’Essa in tema di contrasto al match fixing, abbia già collaborato «a stretto contatto con organismi nazionali e transnazionali politici come la Commissione europea e del Consiglio d’Europa», utilizzando sofisticati meccanismi di sicurezza interna per identificare le scommesse sospette che tengono conto «soprattutto dei dati transazionali su chi sta scommettendo su cosa, dove e quando», mentre Federbet, al contrario, sembra utilizzare i movimenti delle quote di scommessa come principale mezzo di rilevazione partite truccate, un approccio che può portare a «falsi risultati».

L’individuazione di possibili fenomeni di corruzione comporta «un’attività di partnership multi-settore che coinvolge un protocollo ampiamente condiviso con gli organismi sportivi e le autorità di regolamentazione che Federbet sta ignorando», ha detto ancora Ali. «Solo in cooperazione con gli altri soggetti interessati si possono condurre indagini adeguate e complete per determinare se si è verificata la corruzione».

Morale: quattro anni di inchieste sul calcioscommesse e 800 mesi di riduzione delle squalifiche sportive dovrebbero insegnare ad usare maggiore cautela, sempre e comunque. I colpevoli dovevano essere stangati senza pietà; gli innocenti, riconosciuti tali solo nell’ultimo grado di giudizio, dovevano essere prosciolti subito. Troppo spesso è accaduto il contrario. E’ il caso di piantarla.

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