Il cubo di Rubik di Petagna Fondamentale, ma servono gol

Il cubo di Rubik di Petagna Fondamentale, ma servono gol
Atalanta 27 Giugno 2018 ore 11:17

Andrea Petagna è in una posizione scomoda, ma, allo stesso tempo, quasi blindata. Il futuro dipende soltanto da lui. Per come è costruito oggi l’attacco dell’Atalanta, Petagna è l’ultimo che può partire, ma è anche quello che, se dovesse rimanere a Bergamo, avrà gli occhi di tutti puntati addosso con Barrow che scalpita, Tumminello da scoprire e due compagni come Ilicic e Gomez che vanno fatti giocare bene. Tecnicamente e tatticamente parlando, la situazione è decisamente complessa.

 

 

I critici: serve un bomber da venti gol. La via più facile, in queste situazioni, è quella del sogno a tutti i costi. La tesi di credere che il mercato si faccia con i soldi del Monopoli è semplice: prendiamo Zapata a 25 milioni o Zaza a 20, mandiamo Petagna da qualche parte e tutto è risolto. Fosse così semplice, lo avrebbero già fatto a Zingonia, ma la verità è che l’Atalanta è una macchina quasi perfetta (ovviamente per la sua dimensione) in cui ogni ingranaggio gira alla perfezione. Manca un bomber di alto livello, verissimo, ma per prenderlo servono risorse e sforzi finanziari che l’Atalanta, comprensibilmente, non intende impiegare. Si cerca sempre di migliorare, ma per la situazione attuale della rosa nerazzurra avrebbe molto più senso un profilo come Quagliarella (19 gol l’anno scorso) piuttosto che Zapata. Per motivi diversi, un Belotti piuttosto di uno Zaza, e ancora un Icardi o un Higuain. Stiamo parlando di fantamercato, ma è tutto legato a quello che Petagna può dare alla squadra e alla posizione di un ragazzo come Barrow, che ieri tutti volevano titolare e oggi quasi viene dimenticato. Serve equilibrio, nelle scelte e in campo. Sempre.

Con Ilicic e Gomez, serve Petagna. In attesa di vedere chi arriverà al posto di Cristante (Jankto è il nome più caldo, ma dipende dai Pozzo. Piace anche Krunic dell’Empoli), la considerazione più importante di tutte riguarda Ilicic e Gomez. Sono i due giocatori più importanti del gruppo dal punto di vista qualitativo, nessun tifoso ci vorrebbe mai rinunciare, ma in pochi considerano un aspetto fondamentale: sui 4.500 minuti ufficiali della scorsa stagione, sapete quanti ne hanno giocati i due talenti nerazzurri? Gomez è arrivato a oltre 3.600, Ilicic si è fermato addirittura a 2.500. Per lo sloveno, miglior marcatore stagionale, si tratta di un impiego di poco superiore al cinquanta per cento. Che sia stato per infortuni o per scelte tecniche, la stagione che sta per iniziare non può prescindere da una titolarità quasi certa di Ilicic e Gomez e la storia recente dell’Atalanta dice che Barrow è più ficcante in zona gol ma che per lo sviluppo della manovra con quei due in campo il centravanti migliore è Andrea Petagna. Addirittura, il paradosso è che Petagna segna poco perché ha meno occasioni di altri visto che a lui si chiede di giocare per i compagni che si inseriscono. E fanno gol. Questa non è una difesa a spada tratta del ragazzo, ma la normale considerazione di chi vede tutte le partite dell’Atalanta dal primo all’ultimo minuto.

 

 

Adesso le spine: ultima chiamata per Petagna. Dopo aver fotografato la situazione tattica che “blinda” Petagna alla Dea (la società lo stima, lui non vuole andare via e certamente non pensa alla Lazio dove farebbe la riserva di Immobile), veniamo ai nodi che il numero 29 triestino deve certamente risolvere. Il primo è legato alla fase realizzativa: il gioco non lo favorisce, ma un centravanti non può segnare così poco in una squadra che produce così tanto. Non sappiamo quale sia la ricetta giusta, ma a 23 anni e dopo due stagioni con numeri relativamente bassi “mascherati” da risultati di squadra e prestazioni, abbiamo tutti voglia di essere messi in difficoltà dall’ariete triestino. Se oggi, sul mercato, quello di Petagna non è un nome particolarmente appetito il motivo è semplice: decontestualizzato rispetto al gioco di Gasperini, il rischio è che il suo rendimento possa calare. Non ha numeri da urlo, non ha il killer instinct alla Inzaghi e non è un animale da area di rigore. È uno splendido regista offensivo che per fare il salto definitivo a livello di una squadra “europea” come l’Atalanta deve migliorare in zona gol e nella continuità di approccio mentale alle partite. Qualche black out l’anno scorso lo ha messo di fronte a critiche anche pesanti, ma il campionato che inizia deve rappresentare un bivio importante per lui: se imbocca la strada giusta, i benefici non possono che essere totali. Per tutti.

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