Atalanta

Carlo, tifare Dea in Toscana «È la piccola più grande»

Carlo, tifare Dea in Toscana «È la piccola più grande»
Atalanta 18 Marzo 2015 ore 09:54

«Sono atalantino perché quando ho iniziato ad avere un'idea precisa di cosa fosse il gioco del calcio c'era questa squadra provinciale, l’Atalanta appunto, che se la giocava alla pari con le più quotate squadre europee. Lottava e usciva dal campo avendo dato tutto. Tutto questo mi piaceva troppo, per la grinta e l'impegno, per l'attaccamento alla maglia. Così ho deciso, e da quel giorno la passione mi accompagna sempre. Indipendentemente da tutto». Carlo ha 39 anni e vive a Carrara. Non ha collegamenti diretti con Bergamo e la sua gente eppure sente dentro la passione orobica come se fosse qui in città. Racconta la sua storia dalla capitale italiana del marmo bianco e per riuscire a far combaciare gli orari bisogna organizzarsi: Carlo gestisce nella cittadina toscana un negozio di tabacchi in cui vende anche giornali e la giornata è sempre pienissima dalle 6 del mattino fino alle 20 di sera.

Atalanta solo in trasferta: mai stato a Bergamo. Ciò che stupisce davvero della passione atalantina di Carlo è che a Bergamo lui non c’è mai stato. «Ho seguito l’Atalanta più o meno una trentina di volte dal vivo, ma non sono mai stato allo stadio di Bergamo. Per questioni di lavoro è difficile per me organizzare il viaggio ai piedi di Città Alta ma spero proprio di trovare una soluzione prima o poi perché ci tengo. Sono stato spesso negli stadi qui vicino a casa: Firenze, Bologna, Genova ma non solo. La trasferta più lunga, per me, è spesso quella di Milano». Appunto, Milano. C’è un particolare che arriva dalle partite che Carlo segue in trasferta: l’unica foto che lo ritrae all’interno di un impianto è quella che vedete poco più in alto. Per il resto, il nerazzurro di Carrara si porta dietro tante istantanee dei tabelloni. E ce ne sono alcune che fanno godere anche a distanza di mesi.

 

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Le foto dei tabelloni. «In quella foto sono con mio nipote a Marassi, di altre immagini non ce ne sono ma i due tabelloni che ho fotografato a San Siro me li tengo gelosamente sul telefono. Si tratta delle due vittorie di San Siro con l’Inter, goduria totale. La sera del 3-4 al Meazza ero al secondo anello blu, proprio sotto il settore ospiti dove c’erano i nostri tifosi. Sul 3-1 per l’Inter i miei amici toscani che tifano la Beneamata esultavano. Quando abbiamo fatto il sorpasso pensavo crollasse tutto, il boato è stato enorme e io non ci ho capito più nulla: per tutto il viaggio di ritorno ho esultato senza freni».

 

 

La prima volta a Marassi finì 3-0 per la Dea. Nella storia di ogni tifoso ci sono partite che restano nel cuore, e Carlo da Carrara ne ha alcune indimenticabili. Come la prima gara della Dea vista dagli spalti, nel 2003. «Ho visto per la prima volta la Dea di persona nel 2003, era il 20 settembre. L’allenatore era Mandorlini, si giocava contro il Genoa e vincemmo per 3-0 grazie ai gol di Pinardi (doppietta) e Igor Budan. Ci sono anche altre gare che mi hanno fatto emozionare, ricordo un Piacenza-Atalanta con Doni autore di una doppietta ed il settore ospiti stracolmo. Un’altra da ricordare direi che è stata Fiorentina-Atalanta del  2007/2008: finì 2-2 e Zampagna segnò un gol semplicemente incredibile».

 

https://youtu.be/BmAfgTIJNw4

 

Stromberg, che capitano. Dalla viva voce dell’amico toscano, arrivano altri spunti per capire fino in fondo la sua passione per l’Atalanta. Lui che non ha alcun vessillo nerazzurro, si è innamorato del giocatore che, probabilmente, può essere considerato più di tutti la bandiera, il capitano di sempre dell’Atalanta. «Il mio idolo di sempre è Stromberg, senza ombra di dubbio: un grande capitano, un grande giocatore, un grande uomo. Sempre tornando con la memoria a quegli anni, credo che le due partite con il Malines siano qualcosa di indimenticabile per tutti quelli che hanno la Dea nel cuore».

 

 

Un presente difficile e l’incubo retrocessione. Come tutti i tifosi bergamaschi, anche Carlo da Carrara vive con preoccupazione il momento che attraversa la squadra nerazzurra. La serie B è ad un passo, le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti ma non bisogna mai mollare. «Reja? Sinceramente non so se sia stata la scelta giusta, ma come si dice in questi casi bisognava "dare una scossa all'ambiente". Personalmente devo dire che Colantuono mi piaceva, a parte gli ultimi 2 mesi ha sempre fatto quello che doveva. Comunque Reja è pur sempre un uomo d'esperienza e credo possa fare bene, mancano poche partite e serve raggiungere la salvezza strappando punti pesanti su ogni campo».

«Mi aspetto qualcosa in più da Maxi». Ma per chi è spesso costretto a seguire le partite solo su Sky, chi sono gli uomini più importanti di questa stagione? E chi quelli che invece hanno finora reso meno del previsto della rosa orobica? «In generale - conclude Carlo - un po' tutta la squadra mi e parsa sottotono finora e i risultati si vedono nonostante una rosa importante. Purtroppo tanti punti li abbiamo grazie a Sportiello che è stato spesso il migliore in campo: quando capita al portiere, è sintomatico che non tutto fila per il verso giusto. Devo dire che ho sempre visto un ottimo Zappacosta, ci è mancato nelle ultime gare ma a Napoli rientrerà. Mi aspetto qualcosa in più da Maxi, è un giocatore importante ma spero in un finale di stagione da vera Dea: quella è la garanzia per la salvezza».

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