Scontri diretti e calendario Per qualcosa si può gioire

Scontri diretti e calendario Per qualcosa si può gioire
16 Marzo 2015 ore 15:35

Siamo rimasti da soli. Dopo l’ennesimo 0-0 l’Atalanta è rimasta l’unica squadra veramente alla portata di Cagliari e Cesena. Con il Parma ultimissimo e alle prese con problemi ben più gravi di una “semplice” retrocessione, la formazione di Edy Reja si trova a battagliare con i sardi e i romagnoli che inseguono. I punti per la Dea sono 25, per gli avversari 21. E alla fine mancano 11 partite.

Lo 0-0 contro Di Natale e soci. Dopo la pessima prestazione di Parma, l’Atalanta contro i friulani ha dato ampi cenni di risveglio. Sotto il profilo della grinta, della voglia e dell’intensità i nerazzurri sono piaciuti per lunghi tratti anche se di grandi occasioni non se ne sono viste.  Dallo stadio, la sensazione è stata quella di una squadra ritrovata nel morale anche se alle prese con i soliti, cronici, problemi in zona gol. La formazione iniziale, criticata da alcuni commentatori nell’immediato post-partita, era l’unica logica a disposizione. Reja non aveva esterni puri di centrocampo da schierare tranne Emanuelson. D’Alessandro era squalificato, Zappacosta in infermeria e i lungodegenti Estigarribia e Raimondi ancora lontano dal tornare abili e arruolabili al 100%. Ne è venuta fuori una partita di cuore, qualche gemma dal punto di vista tecnico l’hanno regalata Gomez e Moralez che, almeno nel primo tempo, hanno convinto al pari di Luca Cigarini. Purtroppo, l’Atalanta di oggi non ha un centravanti capace di trascinare tutti: un Luca Toni, Reja non ce l’ha ed ecco che il suo lavoro è delicatissimo sul morale e sulle gambe di German Denis.

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Il Tanque, Pinilla e gli altri. Se a Parma era stato Pinilla a scendere in campo dal primo minuto, a Bergamo è toccato a Denis. La partita del numero 19 argentino, rispetto a molte altre occasioni, è stata buona dal punto di vista della mobilità e dell’appoggio per i compagni ma ancora una volta è mancato lo spunto sotto rete. Per la verità, di palloni giocabili veri non ne sono arrivati tantissimi in area di rigore e quindi più che di problema Denis, contro l’Udinese è giusto parlare di problema generale di attacco. Il tecnico Reja, con Denis ma non solo, sta cercando di usare il buonsenso del padre di famiglia. «Ho voluto schierare i giocatori al loro posto», ha confermato in sala stampa e questa volontà si è tradotta in una squadra che dietro ha subito pochissimo ma che davanti non è riuscita a spaccare la partita.

Giorni preziosi per il fisico. In più c’è da pensare alla forma fisica. A Napoli, domenica sera, ci sarà un’altra gara molto importante, e questi giorni saranno preziosi per tecnico per far recuperare fiato e condizione ai suoi. L’Atalanta, negli ultimi 30 minuti delle recenti sfide, è parsa sulle gambe. Forse non è mancata la quantità di corsa ma i nerazzurri danno sempre la sensazione di essere in affanno. Vero che contro l’Udinese, la gara si è chiusa in 10 uomini ma vista la classifica la Dea deve tornare a correre di più e meglio se non vuole trovarsi in guai grossi.

In tre per un posto al sole. Dicevamo di Atalanta, Cagliari e Cesena per un solo posto in serie A. Fare tabelle e guardare troppo avanti al 16 di marzo potrebbe essere molto rischioso, però ci sono paletti che nessuno si deve dimenticare, e che lasciano ancora margini per guardare a questi mesi con più respiro. Da qui al 31 maggio il Cagliari e il Cesena devono fare 5 punti in più dell’Atalanta. Il Cagliari è quella messa peggio, perché gli scontri diretti sono a favore dell’Atalanta. E contro i romagnoli, la Dea dovrà ancora giocarsi il ritorno. Questo significa che non è tutto in salita, che sarà durissima ma che il futuro dipende solo e soltanto dalle capacità degli uomini di Reja.

Altre gare in programma. Da qui a fine stagione il Cagliari deve ancora affrontare il Parma (sempre che si giochi) ma pure la Juventus, tutte e tre le squadre hanno scontri diretti con le squadre che sono appena più avanti e ogni partita dovrà essere spremuta per cercare punti preziosi. Alla fine, resterà in serie A chi avrà più punti: non chi corre di più, non chi gioca meglio, non chi convince di più. Chi avrà più punti. Lo sappiamo bene, le prospettive all’inizio della stagione erano altre e a fine anno ci saranno tantissime considerazioni da fare. Ma adesso servono punti, non parole. L’Atalanta può concedersi una sconfitta in più delle altre due ma deve sudare ogni gara. Con la testa e con le gambe. Certo, se da qui a maggio non si fanno 10-12 punti con Napoli, Torino, Sassuolo, Roma, Empoli, Cesena, Lazio, Chievo, Genoa, Palermo e Milan allora è normale non farcela. Ma non è ancora il tempo di fasciarsi la testa e pensare che sia tutto perduto. Non lo è affatto.

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