Dieci partite di campionato ma sogniamo la finale di Roma

Dieci partite di campionato ma sogniamo la finale di Roma
Atalanta 29 Marzo 2019 ore 08:01

«Fabio, voglio andare a Roma». Il messaggio di un amico alle dieci della sera accende la lampadina in uno di quei giorni nei quali trovare argomenti interessanti di cui scrivere diventa complicatissimo. Inutile girarci intorno, siamo talmente abituati a parlare di Atalanta, sviscerando quello che avviene sul campo, che stare quindici giorni senza gare giocate è un supplizio, ma lo spunto relativo alla finale di Coppa Italia è un toccasana. Basta condirlo con il pensiero di San Siro che vogliono demolire e con il fastidio di chi vuole parlare di mercato anche quando è totalmente inopportuno e il “pezzo” salta subito fuori.

 

 

Coppa Italia, un sogno per tutti. «Voglio andare a Roma» è una di quelle frasi che nelle ultime settimane abbiamo sentito tantissime volte. È un sogno comune, il pensiero di tutti e sfidiamo chiunque a dire che non conta i giorni che mancano alla gara di ritorno con la Fiorentina. Non è giusto, razionalmente lo capiamo, ma è più forte di tutto. Ci sono ancora dieci partite di campionato, l’Atalanta è a soli due punti dal quinto posto ma si pensa tantissimo alla gara del 25 aprile. Siamo matti? Faga cos’è… La finale di Roma rappresenta un sogno che tantissimi vogliono avverare, i 3.800 di Parma sono la dimostrazione di quanto sia alta la febbre da Atalanta e anche se andiamo predicando da giorni la necessità di puntare a una quota punti e non a un avversario specifico i tifosi guardano subito le altre e si distraggono solo pensando ai Viola. Giusto? Sbagliato? Conta poco, non è che le governi facilmente certe emozioni. E pensandoci bene, la voglia di arrivare a quell’obiettivo ha solo un modo per essere gestita: scaricare la tensione nel sostegno alla squadra ogni volta che scende in campo. Proviamoci.

 

 

San Siro giù? Imparino da Bergamo. Un altro tema caldo di queste settimane riguarda lo stadio. Per quello di Bergamo ormai è iniziato il conto alla rovescia, a fine aprile aprirà il cantiere per la Curva Pisani ma basta aprire i giornali per rendersi conto che ne stanno parlando in tanti della questione stadi. Qualcuno fa notare che quello della Roma non può fermarsi per i guai giudiziari dei politici capitolini, ma il grosso della polemica si è acceso su San Siro: pare che Inter e Milan vogliano buttarlo giù per farne uno nuovo.
Ognuno faccia quello che crede e ci sono fior di professionisti più esperti di noi che possono giudicare, ma un pensiero, da appassionati di calcio, viene spontaneo. Avete uno stadio splendido, probabilmente poco funzionale per il calcio di oggi e per cui sono necessari un sacco di lavori. Ma perché non provarci? Anche a Bergamo sarebbe stato più facile farne uno nuovo, eppure si è scelta la strada forse più complicata ma breve. Servono progettisti bravi, tanta passione e pure un pizzico di sana follia per mettere in campo interventi di questo tipo: quando al Coni han visto il progetto orobico sono rimasti colpiti, siete a Milano e in 40 minuti di autostrada potete venire a capirci qualcosa in più. Perché non farlo? San Siro è un’istituzione.

 

 

Mercato 365 giorni l’anno? Rilassatevi! Mentre l’Atalanta si allena forte a Zingonia in vista di Parma, da parecchie parti si legge ogni giorno qualcosa di mercato. Per carità, ognuno faccia come meglio crede, ma sembra quantomeno incredibile che ci sia qualcuno ossessionato 365 giorni l’anno dal mercato. Gasperini di qui, Zapata di là, Mancini a destra e Toloi a sinistra sono solo gli ultimi nomi entrati nel polverone mediatico: ci sono anche voci di una mancata cessione del Papu a gennaio arrivate da chi lavora nel calcio, ma non ci risulta che abbia alcun mandato per operare in nome e per conto della Dea. Qualche voce gira (si parla di Atalanta su Bastien Toma del Sion, classe 1999 e tipica sartorata) ma ostinarsi a ragionare di mercato è da masochisti. Siamo in mezzo al terzo finale di stagione consecutivo con la Dea che regala emozioni enormi, la sindrome di Tafazzi è però sempre in agguato. Dal canto nostro, siamo intervenuti con forza per ribadire che Gasperini non si muove, due giorni dopo Luca Percassi ha confermato e tanto ci basta. Noi continueremo ad esaltarci per la cavalcata orobica verso il grande sogno. «Fabio, voglio andare a Roma» scrive un amico. Allarghiamo il concetto? Vogliamo tornare in Europa!

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