I dodici giorni tosti a Clusone e le lezioni del prof Bangsbo

I dodici giorni tosti a Clusone e le lezioni del prof Bangsbo
24 Luglio 2019 ore 08:39

Un ritiro tosto, faticoso ma vissuto da tutti con grande positività. I dodici giorni passati a Clusone dall’Atalanta rappresentano lo start perfetto per una squadra che tra meno di due mesi giocherà per la prima volta in Champions League e che non ha nessuna intenzione di ignorare il campionato. In Valle Seriana i ragazzi di Gasperini hanno sudato parecchio agli ordini dello staff nerazzurro e i risultati sono stati davvero molto buoni.

 

 

Tutti in gruppo, nessun infortunio. La prima bella notizia è che tutti i ragazzi hanno lavorato insieme senza nessun intoppo fisico. Considerando che i nazionali sono arrivati qualche giorno dopo, e che Muriel si è allenato in seguito all’infortunio al ginocchio che aveva fatto spaventare tutti, si tratta di un’ottima partenza. I carichi sono stati pesanti, vedendo i giocatori in hotel più di una volta si è avuta la sensazione di gambe pesantissime e fatica ai massimi livelli eppure nessuno si è fermato o ha chiesto di farlo.
Il merito probabilmente è anche del fatto che sono arrivati quasi tutti in ritiro con un lavoro fatto nei giorni precedenti, la forma generale a detta di Gasperini è stata davvero di ottimo livello e così le “ripetute” infinite nei boschi e l’intensità che si è notata in ogni fase delle sedute è stata un fardello pesante da trasportare ma mai impossibile da gestire. Questo, pensando a quanto sarà lunga la stagione, è un elemento importante per tutti.

 

 

Bangsbo e il lavoro personalizzato. Di tutto lo staff che ha lavorato con Gasperini, il più osservato dagli addetti ai lavori è stato certamente quello del professor Bangsbo. Quando si piazzava in campo con alcuni giocatori per ripassare fondamentali specifici era uno spettacolo per gli occhi e vederlo provare e riprovare i cross con gli uomini di fascia dando poi indicazione a Colley e Traore su come attaccare la porta rappresenta qualcosa di unico. Bangsbo spesso ha chiesto ai giocatori di calciare la palla con l’interno piuttosto che tagliando di collo la parabola tesa (la classica “frustata”) o ancora mettendo una palla morbida sul primo palo. Ora, quando per una ventina di minuti fai un’esercitazione di questo tipo, variare lo schema aiuta a non calare mai l’attenzione e sviluppa quei fondamentali che i Gosens o i Reca di turno hanno bisogno di migliorare. Lo stesso schema è stato applicato a più riprese con tanti altri giocatori. Il prof è davvero di altissimo livello.

 

 

I giovani completano ma devono maturare. L’altro grande tema del ritiro riguarda i giovani. Colley e Traore hanno segnato molto, e spesso si sono presi i titoli dei giornali. Lo stesso difensore Okoli è parso sempre coinvolto nel lavoro del mister, ma va ricordato che parliamo di ragazzi che si affacciano ora al calcio dei grandi. Certo, se uno è un fenomeno non c’è età che tenga, ma storicamente l’Atalanta manda i suoi ragazzi a farsi le ossa e poi li riaccoglie. Nel caso di questi ragazzi parliamo di elementi che oggi fanno la differenza contro Brusaporto e Renate, in Inghilterra probabilmente saranno ancora aggregati (magari non tutti), ma di certo il lavoro in Primavera sarà molto importante. Non bisogna avere fretta, all’Atalanta arriveranno ancora un paio di giocatori pronti e questi bravissimi giovanotti potranno crescere senza pressioni. È la storia dell’Atalanta e guai a cambiare rotta.

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