Everton-Atalanta secondo me e le vostre foto da Liverpool

Everton-Atalanta secondo me e le vostre foto da Liverpool
25 Novembre 2017 ore 15:47

Dovrei scrivere in modo distaccato e magari accompagnare voi lettori verso Atalanta-Benevento; sarebbe il caso di iniziare ad abbassare la luce dei riflettori sulla magica serata di Europa League di giovedì e concentrarsi sul futuro prossimo. Vero, tutto vero. Ma io, scusatemi, non ce la faccio. Anzi, credo che sia doveroso continuare a pensare a quanto sia stato dannatamente incredibile qual che è successo a Liverpool, perché potrebbe anche essere nata una nuova Atalanta. Curiosi vero? Portate pazienza, anche questo tema è rimandato alla prossima settimana. Oggi vi voglio raccontare, invece, come ho vissuto le 24 ore da brividi in riva al Mersey, voglio provare a spiegarvi cosa mi ha lasciato ogni singolo frammento della giornata e della partita senza fare fredda cronaca ma calda, caldissima narrazione.

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Tifosi, atalantini e bergamaschi ovunque. La prima cartolina della giornata è tutta nerazzurra. L’appuntamento in aeroporto è per le 7, ma una ventina di minuti prima i banchi del check-in sono già pieni. Tra Orio al Serio e Malpensa, partono quasi 1.900 tifosi e dentro lo scalo bergamasco è pazzesco vedere in ogni angolo facce sorridenti con addosso i colori nerazzurri. Dalla zona gruppi fino ai controlli di sicurezza, un fiume di tifosi che si muove lento ma ordinato: amici che si rivedono, caffè e cornetto in compagnia e tanta voglia di andare a Liverpool per la Dea. Nonostante qualche ritardo, appena salgo sul volo EnterAir numero 6, il colpo d’occhio è bellissimo. Cori, sorrisi, sciarpe al cielo e una voglia matta di parlarsi, di conoscersi, di raccontarsi l’Atalanta. Giornalisti con tifosi, tifosi con altri tifosi. Come una grande famiglia. L’arrivo a Liverpool è gelido (meteorologicamente parlando) ma, sui bus di trasferimento prima e in giro per la città poi, è un continuo incrociare facce nerazzurre e sentire il dialetto bergamasco. Lassù, nella patria dei Beatles, si parla soprattutto italiano. Dal web arrivano spifferi di tensioni tra tifosi tedeschi e buttafuori di un locale, il gemellaggio con i sostenitori dell’Eintracht Francoforte spinge qualcuno a titolare forzando (molto) la mano e parlando di tensioni, ma l’unica, vera, grande notizia è che Liverpool è tutta nerazzurra.

 

 

Attesa rilassata, tutti convinti della vittoria? Uno degli aspetti più incredibili dell’attesa è vedere come in nessun modo, tra la gente dell’Atalanta arrivata in terra d’Albione, ci sia paura di non farcela. Magari tutti sono convinti della qualificazione o addirittura di vincere bene, ma tra la gente si percepisce la sensazione di una gara importante da affrontare con il giusto spirito. Con gli amici Giacomo Mayer (Bergamo & Sport) e Patrizio Romano (SeilaTv), scegliamo un posto tipico in zona centrale per il pranzo. E otteniamo subito una conferma: si mangia meglio da noi. Intanto, anche dalle vetrate del Cau Grill, si vedono spuntare giubbetti camouflage della Dea. Nel pomeriggio, grazie ad un van riservato, ci permettiamo il lusso di fare un po’ i turisti insieme al resto della stampa bergamasca e ogni passaggio per le vie del centro di Liverpool conferma le impressioni della mattina: dappertutto spunta una maglia della Dea. Tra selfie e strette di mano (anche se non sono mica abituato…), i sorrisi dei bergamaschi al seguito della squadra sono una costante: ci credono tutti. E quando, davanti al museo dei Beatles in Albert Dock, bardiamo i “Fab4” con le sciarpe nerazzurre, scatta la foto di gruppo.

 

 

Goodison Park, provincia di Bergamo. L’arrivo nella zona dell’impianto dove gioca l’Everton è fissato per le 17, alla partita mancano ancora tre ore ma è giusto prendersela con calma in modo da organizzarsi al meglio per il lavoro. Tra l’acquisto di un gadget e un bel piatto caldo di carne con sformato di patate e taccole, si chiacchiera con i colleghi di Sky e della Gazzetta al seguito e tutti sono molto incuriositi dai tifosi. Ma davvero son così tanti? Ma sono arrivati tutti oggi? È vero che qualcuno ha fatto scalo in Polonia? Ebbene sì, è tutto vero, e appena decidiamo di sederci sul comodissimo seggiolino in legno della postazione stampa, tutto diventa chiaro. In Inghilterra amano entrare in tribuna a ridosso della partita (e alzarsi continuamente durante i 90 minuti…), quindi dalle 18.30 in avanti si vedono e si sentono soltanto i tifosi bergamaschi. Prima duemila, poi tremila, poi 3.200 e alla fine circa 3.500 (stima approssimativa per difetto condivisa con i colleghi) sostenitori della Dea regalano almeno tre ore di spettacolo puro in tipico stile orobico. Il sostegno per la Dea è incessante, colori e suoni sono gli stessi dell’impianto di Bergamo e quando arrivano messaggi che parlano di sostegno assordante anche da chi è rimasto a casa, il quadro è completo: Goodison Park, per una sera, s’è trasferito in provincia di Bergamo.

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Tante facce, un cuore enorme: grazie a tutti. Quello che è successo in campo lo abbiamo visto tutti, ma la percezione, dal vivo, è stata quella di una vittoria totale e collettiva del mondo Atalanta. I tifosi non mancano mai e ogni dimostrazione clamorosa di affetto e sostegno come quella andata in scena a Liverpool rappresenta qualcosa di incredibile: appassionati orobici di ogni età si sono stretti attorno al simbolo atalantino e hanno urlato come non ci fosse un domani. Certo, quelli in campo hanno dato una mano, ma siamo sicuri che non siano stati proprio Gomez e compagni i primi a ricevere la spinta? Da chi, come me, ha la fortuna, l’onore e la responsabilità di raccontare ogni giorno l’Atalanta, non può che arrivare un grazie enorme a tutti. Alla squadra e alla società perché in questo modo e con questi risultati è facile e bellissimo parlare di Atalanta; ai sostenitori atalantini perché prima, durante e dopo la partita (nonostante una gestione allucinante dei varchi di controllo nello scalo inglese) è stato bellissimo parlare, discutere, confrontarsi e sentire la voglia enorme di Atalanta che c’è nel cuore di un popolo in cammino per la sua squadra. Mi sono anche commosso e non mi vergogno affatto a dirlo. Con questo sentimento e con questo trasporto, nessun ostacolo spaventa. Dai, Atalanta, abbiamo tutti voglia di tornare a Lione.

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