Il Gasp secondo Luigi Garlando che lo ha eletto miglior mister

Il Gasp secondo Luigi Garlando che lo ha eletto miglior mister
22 Dicembre 2017 ore 10:39

Il tecnico dell’Atalanta Gian Piero Gasperini ha ricevuto la sera di giovedì 21 dicembre, all’Atalanta Store di Bergamo, il premio della Gazzetta come miglior allenatore della stagione 2016/2017. Il premio è stato consegnato da Luigi Garlando, firma di punta del quotidiano rosa che durante la serata ha presentato anche il libro 110 anni di Dea, volume pubblicato in occasione del compleanno degli orobici proprio dalla Gazzetta. Il premio a Gasperini è stato consegnato in ritardo in quanto la sera dei Gazzetta Awards il mister era impegnato con l’Atalanta sul campo del Genoa. Il tecnico si è detto molto soddisfatto perché si tratta di un riconoscimento ambito e che premia l’allenatore che meglio si è distinto nell’ultima stagione di tutti gli sport. A margine della premiazione, abbiamo intervistato Luigi Garlando per capire meglio le motivazioni del premio e per sentire anche il suo parere sullo straordinario momento che vive tutto l’ambiente orobico: l’eco delle grandi prestazioni nerazzurre è ormai arrivato ovunque, l’Atalanta rappresenta un modello che piace.

 

 

Luigi Garlando, Gasperini è il miglior allenatore dell’anno.

«Abbiamo deciso di assegnare a lui questo premio per tre motivi. Ha guidato l’Atalanta dietro a corazzate come Juventus, Roma e Napoli centrando un quarto posto storico che è valso il ritorno in Europa dopo 26 anni; è riuscito a conquistare l’incredibile bottino di 72 punti dopo che l’anno prima ne erano stati raccolti 45; ha fatto un grande lavoro con i giovani. Per noi della Gazzetta è stato il miglior allenatore di tutti».

Per l’Atalanta avete anche preparato un libro, ce lo racconta?

«È un libro sui 110 anni della società che la Gazzetta dello Sport ha deciso di regalare all’Atalanta. Ripercorriamo tutta la storia parlando dei suoi campioni e dei suoi presidenti, lanciando però anche un ponte sul futuro parlando dello stadio di proprietà che spalanca orizzonti che magari prima non si potevano nemmeno sognare. Il gioco è molto bello, i giovani sono bravi e quindi si può anche pensare di cambiare la prospettiva del futuro».

Lei lo conosce bene, pensa che Gasperini sia migliorato con la Dea?

«Secondo me è molto migliorato, tatticamente e non solo. Al Genoa le sue squadre subivano di più in fase difensiva e la famosa “palla sopra” era un po’ l’antidoto di tutte le squadre avversarie al suo gioco aggressivo. Ora la soffre molto meno, ma anche come gestione delle tensioni è migliorato: ho vissuto molto vicino a lui l’esperienza, sportivamente parlando, drammatica dell’Inter e credo che quella cosa abbia creato uno spessore molto forte nella sua personalità. Credo che possa essere tutto molto importante anche per il suo futuro, sono esperienze che ti fanno crescere».

Dopo il primo grande risultato della carriera con l’Atalanta, pensa che possa ancora migliorare?

«Credo di sì, ha ancora margini di miglioramento perché è uno che studia calcio sempre. In continuazione. Lo dice spesso anche lui, il calcio di cinque anni fa ormai è morto e lui ogni volta si inventa qualcosa di nuovo: questa Atalanta non è come il suo Genoa, è diversa. Dal terzo difensore che deve essere uno che si sgancia molto al ruolo del trequartista. È uno studioso e si adatta alle necessità e penso sia il numero uno a leggere le gare dal punto di vista tattico. Il suo gioco in velocità gli regala, secondo me, un grande futuro».

 

 

Come viene vista l’Atalanta dal mondo calcistico italiano?

«L’Atalanta prima era percepita come una sorpresa, ora invece come un modello. Non è più solo una grande “cantera” che sforna calciatori per le grandi ma è una società che ha trovato nell’allenatore grande identità di gioco, con tanti elementi che sanno sempre cosa fare. E poi con lo stadio aumenteranno gli introiti, ci sono tanti fattori che incideranno e che portano la società Atalanta ad essere davvero un modello per tutti».

In Europa stiamo vivendo un sogno: chi può fermare questa squadra?

«Penso che più si vada avanti e più incida la qualità dei singoli. Ci sono buoni giocatori, ma quando continui nel tabellone è sempre più alta la possibilità di trovare il campione che piazza la giocata. A Lione si è vista una squadra che, a parità di intensità e di gioco, ha sofferto molto la qualità degli esterni avversari. Ecco, credo che le difficoltà maggiori possano arrivare e arriveranno proprio dalla qualità dei giocatori: l’Atalanta ne ha di buoni, ma più avanzi e più diventa dura».

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