Nuovo logo, forse un nuovo allenatore e ora quasi certamente un nuovo direttore sportivo: l’Atalanta sta avviando una piccola rivoluzione. Il nome è quello di Cristiano Giuntoli, e non è uno qualunque. L’accordo tra l’ex Football Director della Juventus e la società nerazzurra non è ancora stato definito, ma i contatti sono ben avviati.
Nelle ultime settimane le parti hanno limato i dettagli e l’annuncio sembrerebbe solo questione di tempo. Per Giuntoli si tratta di una ripartenza dopo la separazione anticipata dalla Juventus al termine della stagione 2024-2025, un’esperienza a Torino giudicata al di sotto delle attese dalla proprietà bianconera, nonostante la Coppa Italia conquistata nel 2024.
Chi è Giuntoli e perché l’Atalanta
Fiorentino, classe 1972, Giuntoli è uno dei dirigenti sportivi più importanti del calcio italiano. La sua carriera è un caso di studio: dal Carpi – portato dalla Serie D alla Serie A in cinque stagioni – al Napoli, dove ha costruito la squadra dello scudetto 2022-2023 (il terzo della storia partenopea, trentatré anni dopo l’era Maradona). Un percorso costruito sulla valorizzazione dei giovani e su un lavoro di scouting minuzioso.

L’Atalanta rappresenta per lui una sfida stimolante: un club che negli ultimi anni ha scritto pagine straordinarie, culminate con la vittoria dell’Europa League a Dublino nel maggio 2024, e che ora vuole consolidarsi stabilmente tra le grandi d’Europa e del campionato italiano dopo una stagione di transizione per via dell’addio di Gasperini.
L’arrivo di Giuntoli significherebbe inevitabilmente l’uscita di Tony D’Amico, il direttore sportivo che ha accompagnato l’Atalanta in questi anni straordinari. Il suo nome circola con insistenza su più tavoli: Milan e Roma lo seguono da tempo e la sua professionalità, riconosciuta a livello nazionale, fa sì che un’eventuale separazione da Bergamo possa aprirgli strade importanti.
Il futuro di Palladino
Il rebus più intrigante resta quello della panchina. Raffaele Palladino, arrivato a stagione in corso per sostituire Gasperini, ha parlato apertamente alla vigilia di Milan-Atalanta del suo futuro: «Vedremo», ha detto con quella diplomazia che non chiude, né apre del tutto le porte.

Da un lato, il tecnico ha espresso il desiderio di costruire la prossima squadra a propria immagine, scegliendo i giocatori e il progetto. Dall’altro, i risultati recenti – un mese e mezzo di prestazioni così e così e pochi punti – hanno lasciato qualche dubbio sul proseguimento del rapporto.
Con un nuovo direttore sportivo, che avrà naturalmente la sua visione sul progetto tecnico, non è scontato che Palladino rimanga. Le prossime settimane, e soprattutto il finale di stagione con tre partite ancora da giocare per difendere il settimo posto europeo, saranno decisive.
Cambiamenti importanti che si inseriscono in un momento di profonda trasformazione identitaria del club. Il 22 maggio, secondo anniversario della vittoria di Dublino, l’Atalanta potrebbe presentare il suo nuovo stemma: un logo circolare con il profilo della Dea, minimalista e adatto all’era digitale, sulla scia di quanto fatto da Juventus, Inter e Napoli negli ultimi anni.