Una macchina da gol

Gli straordinari numeri di Luis Muriel, l’attaccante più semplice di tutti: entra e segna

Impressionanti i numeri dell'ex Fiorentina che ormai con Gasperini è diventato uno strepitoso "12esimo" uomo visto quanto incide dalla panchina

Gli straordinari numeri di Luis Muriel, l’attaccante più semplice di tutti: entra e segna
Atalanta 15 Febbraio 2021 ore 09:51

di Fabio Gennari

Dal punto di vista meramente statistico, esaltare Luis Muriel è facile come bere un bicchier d’acqua. Senza nemmeno dover entrare nei meandri dei minuti giocati (recuperi esclusi, la media stagionale è di una rete ogni 73 minuti mentre in A scende a uno ogni 51 minuti), ci sono una serie di parametri che rendono bene l’idea del perchè sia giusto ritenere il colombiano tra i migliori di sempre della storia atalantina. Complessivamente, il numero 9 nato a Santo Tomas ha segnato 35 gol in 70 partite con l’Atalanta e in serie A (31 gol in 54 presenze) la media è la migliore di tutti: 0,563 reti a gara.

Come un anno fa, anche stavolta Cagliari – Atalanta è finita 0-1 con gol di Muriel ma se allora era servito un calcio di rigore (giusto) ieri è arrivata la vittoria grazie al colpo di un ragazzo che non crea mai problemi, ride sempre e ha soltanto un obiettivo quando scende in campo: la porta. Che sia l’assist per il compagno o il gol in autonomia, Muriel ha la straordinaria capacità di essere quasi sempre decisivo ed è per questo che quando ha un passaggio a vuoto (vedi Napoli in Coppa Italia a Bergamo) la gente se ne accorge.

Ci sono alcuni di tratti distintivi che arrivano prima del giocatore e dipingono i contorni dell’uomo. Fateci caso, ogni volta che viene inquadrato dopo una giocata o un errore, la mano è sempre alzata verso il compagno. Che sia per un gesto di approvazione o per scusarsi del movimento o della giocata sbagliata, Muriel non sbuffa mai, non si arrabbia mai ed è sempre orientato al compagno. Al gruppo. Alla squadra. Per un attaccante che in questa stagione ha segnato 16 gol in 29 partite giocandone solo 14 da titolare (meno della metà) è qualcosa di sensazionale.

Poi arriva il campione e alcuni strappi, compreso quello in terra sarda, sono da urlo. La palla di Miranchuk era interessante ma non si può parlare di rifinitura decisiva per la rete. Un buon passaggio è stato trasformato in 3 punti d’oro da una giocata superlativa prima per come è stata pensata, poi per come è stata realizzata e infine per come è stata conclusa. Un po’ come quando hai per le mani della buona farina e diventa un dolce stratosferico perché il pasticcere che la lavora è un fuoriclasse.

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