Ci eravamo tanto amati?

Il litigio tra il Papu Gomez e Gasperini e il divorzio che, a Bergamo, nessuno vuole

La frattura tra il tecnico e il capitano ha portato i tifosi a schierarsi da una parte o dall’altra. Anche se si spera sempre nella pace

Il litigio tra il Papu Gomez e Gasperini e il divorzio che, a Bergamo, nessuno vuole
Atalanta 19 Dicembre 2020 ore 11:27

Nonostante si continui a giocare, gli attriti tra il Papu Gomez e Gasperini restano al centro delle preoccupazioni dei tifosi. Sia il capitano che l’allenatore hanno le loro ragioni e la tifoseria, pur sperando che la frattura sia ricomponibile, si è schierata da una parte o dall’altra. Qui abbiamo provato a esporre i punti di vista delle due parti.

Perché ha torto il Papu Gomez

di Fabio Gennari

Da una parte gli spifferi, il pettegolezzo e le parole (anche quelle non dette). Dall’altra i fatti, evidenti e, per quanto opinabili, comunque oggettivi. In tutta questa storia del bisticcio tra Gasperini e Gomez, piccolo o grande che sia stato, verbale o fisico, fresco o radicato nel tempo, la posizione dell’allenatore è in ogni caso cementata a terra. In panchina. Al timone dell’Atalanta.

Quando c’è una discussione, le colpe non sono mai solo da una parte. I nostri vecchi, saggiamente, il dialetto dicono che “per fare una croce ci vogliono due legni. Magari uno più lungo e uno più corto, ma sempre due legni”. Anche tra Gasperini e Gomez, dunque, la ragione non è solo da una parte. Ma, sottolineato questo aspetto, non si può prescindere dal rispetto dei ruoli.

L’episodio scatenante, avvenuto durante Atalanta-Midtjylland, è stato il “no” urlato da Gomez a Gasperini nel momento in cui gli è stato chiesto di spostarsi sulla destra dell’attacco. Il mister non l’ha presa bene e gli ha ripetuto una seconda volta l’indicazione, che alla fine è stata messa in pratica dal capitano. Al netto di quello che è poi successo tra il primo e il secondo tempo di quella partita negli spogliatoi, l’autorità di un allenatore non va mai messa in discussione in modo plateale dentro al campo di gioco: se Gasperini chiede una modifica nello schieramento, il giocatore deve attenersi a quella indicazione.

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Perché non ha ragione Gasperini

di Andrea Rossetti

È come domandare a qualcuno se vuole più bene alla mamma o al papà. A parte eccezioni, difficile immaginare risposte unidirezionali. E, soprattutto, il primo pensiero che ci porremmo sarebbe: ma davvero ce lo stanno chiedendo? Ecco, davanti al dilemma nerazzurro dovremmo fare la stessa cosa: davvero i tifosi atalantini si devono chiedere se sono dalla parte di Gasperini piuttosto che da quella del Papu Gomez? No, non dovrebbero. Eppure lo fanno. Comprensibilmente, ma anche irrazionalmente.

Praticamente tutti, è ormai evidente, si sono schierati con il mister. Acriticamente. E a far pendere la bilancia verso il Gasp sono state soprattutto le (evitabili) uscite social del Papu. In particolare quella sulla «verità» che vorrebbe raccontare «un giorno», «quando me ne andrò». A quanto pare, a nessuno importa quale sia questa verità: Gomez doveva evitare l’uscita e stop. Così facendo, è solo venuto meno al suo ruolo di capitano e simbolo, ha seminato zizzania, ha dato fiato alle trombe mediatiche. Dunque viva Gasp, abbasso il Papu. Senza parlare poi di quella “cantatina” dell’inno juventino prima della partita di mercoledì…

Seppur si possa comprendere il fastidio davanti a questi atteggiamenti, lascia però basiti la velocità con cui tanti (ma veramente tanti) cuori nerazzurri hanno “scaricato” il numero 10 argentino. Lo stesso giocatore per il quale, appena un paio di mesi fa, si chiedevano monumenti, benemerenze e premi. Lo stesso che era diventato simbolo in campo di una fioritura calcistica con pochi precedenti nella storia pallonara italiana. Tutto spazzato via, tutto cancellato. Se ne può andare, tanto l’Atalanta è qualcosa di molto più grande. Il giocattolo non si romperà certo con l’addio di un quasi trentatreenne, per quanto forte. Il vero artefice di tutto, semmai, è Gasperini.

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