Il blu della Sicilia non basta Tiziano ha nostalgia della Dea

Il blu della Sicilia non basta Tiziano ha nostalgia della Dea
15 Aprile 2015 ore 10:09

«Al gol in rovesciata di German, ho fatto un urlo che i vicini hanno pensato ad un terremoto. Sicuro. Sono davvero contento per il Tanque, ha sofferto molto in questa stagione e la doppietta è fondamentale. Per lui e per l’Atalanta». Sono le emozioni che ha strappato il 2-1 contro il Sassuolo a Tiziano da Noto, in Sicilia. Nel nostro giro del mondo alla ricerca di cuori nerazzurri pulsanti questa volta andiamo nell’estremo sud della provincia di Siracusa, a ben 1462 km da Città Alta. La storia di Tiziano è particolare, lui che dal 1983 non si è perso praticamente nessuna gara in casa e ha partecipato a numerose trasferte, ora è costretto a vivere lontano per mancanza di lavoro. Ma la speranza di tornare a Bergamo è sempre molto forte.

Da Seriate a Noto. «Ho 49 anni e sono originario di Seriate – racconta Tiziano -. Ho sempre lavorato nel ramo delle ceramiche come venditore e magazziniere ma mi sono dovuto trasferire in Sicilia per mancanza di lavoro a Bergamo. Dopo un anno a casa senza una prospettiva, ho deciso di  appoggiarmi a mia sorella che ha aperto un bistrot. Sperando sempre che si sblocchi qualcosa per tornare a Bergamo». Nonostante la grande distanza da casa, Tiziano continua a seguire le gesta nerazzurre con grandissimo trasporto e basta indagare un attimo per capire il perché di un sentimento tanto forte. «La passione per l’Atalanta mi è stata tramandata da mio papà, una persona innamorata del calcio. Mi portava a vedere gli allenamenti, negli anni Settanta scriveva i resoconti delle partite del Carobbio degli Angeli per L’Eco di Bergamo. Insomma, il calcio era molto importante».

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La prima volta allo stadio. Un amore che ormai dura da quasi 40 anni. «Mi ricordo la prima partita nel 1976, quella domenica si giocava contro il Torino e in Curva Sud ci furono degli scontri: lui mi tirava per un braccio per proteggermi, volava di tutto. Con i miei amici, nei primi anni Ottanta ho cominciato a frequentare la Nord posizionandomi sempre in mezzo. Ho vissuto gli anni della serie C, ripenso alle trasferte a Sant’Angelo Lodigiano e Rho: le emozioni sono ancora tante».

Di padre in figlio. Come ha fatto con lui papà Pietro, Tiziano ha tramandato la passione per la squadra nerazzurra al figlio. Il racconto della domenica tipo è molto dolce: «Fino a quattro anni fa, ogni domenica, siamo sempre stati in mezzo alla Curva Nord. Insieme. Successivamente mi sono trasferito nell’ angolo vicino alla Tribuna Creberg. Colgo l’occasione per salutare tutti gli amici del gruppo “Chei del Corner”». Ma con una simile storia di stadio alle spalle, ora che invece di Città Alta l’orizzonte regala il Mediterraneo, quali sono le partite che porta nel cuore Tiziano? «Bella domanda – sospira -. Ce ne sono tante, ma quella che forse considero perfetta sotto tutti gli aspetti è stata la vittoria per 3 a 1 contro l ‘Inter nell’anno di Del Neri. Sull’altra panchina c’era Mourinho, segnarono Doni e Floccari. Aver dato una lezione di calcio in quell’occasione è stato fantastico. La stagione 2008/2009 è stata splendida, battemmo anche la Roma».

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Gli anni Ottanta e l’Europa. Bel calcio a parte, i “decibel” dell’emozione arrivano ai massimi livelli appena si torna all’avventura in Coppa della Coppe. Già, quella del Malines: «Penso che per quelli della mia età, la madre di tutte le partite sia stata propro quella. Aver vissuto quell’annata fantastica mi ha regalato emozioni che rimarranno sempre nel mio cuore. Bergamo e tutta la provincia erano fieri di quei giocatori, essere arrivati in semifinale nonostante la Serie B rappresentò qualcosa di pazzesco. Alla faccia degli squadroni. Sono stato anche in trasferta, la prima si giocò a Cardiff e qui mi emoziono ancora a ricordare chi incontrai in aeroporto: ebbi la fortuna di fare due chiacchiere con Cesare Bortolotti e Franco Previtali. Per la trasferta a Mechelen, invece, andai in pullman con quattro amici. Semplicemente bellissima».

Presente e futuro, tra salvezza e allenatori. La vittoria con il Sassuolo ha dato un po’ di respiro alla classifica, Tiziano vede anche di buon occhio il cambio di allenatore e spiega facilmente il perché: «Parto dal presupposto che Colantuono non mi entusiasmava troppo, ma essendo il mister dell’ Atalanta aveva piena fiducia da parte mia. Non c’era un gran gioco, schemi ben precisi. Personalmente avrei fatto il cambio a dicembre: si vedeva che Colantuono non sapeva più come comportarsi. Credo fosse anche un po’ molle nel caricare la squadra. Ora piena fiducia a Reja e speriamo che si muova la classifica, molto presto e definitivamente». Il gruppo domenica ha risposto presente, nelle ultime gare sarà il collettivo a fare la differenza. «Penso che a questo punto sia tutta la squadra che dovrà essere decisiva per la salvezza, se giocano con la cattiveria giusta ci possiamo togliere qualche bella soddisfazione. Credo fermamente anche nel fattore ambientale, tocca a tutto lo stadio trascinare la squadra in casa: dobbiamo ritornare a far paura agli avversari appena escono dal tunnel».

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