Katy, tifosa della Dea da Vinci che si batte contro la sclerosi

Katy, tifosa della Dea da Vinci che si batte contro la sclerosi
24 Settembre 2015 ore 09:36

«Mi chiamo Katy, sono nata in Toscana a Vinci e ho abitato a Bergamo per 10 anni». Riparte dal centro Italia il viaggio di Bergamo Post tra i tifosi atalantini lontani dalla Città Alta. Spagna, India, Senegal, Grecia… Nelle prossime settimane il nostro itinerario farà tappa ovunque, ad incontrare storie strane vissute a latitudini particolari. Ma ce ne sono altre anche semplici, e non per questo meno belle. Tutt’altro. Prendi proprio lei, la ragazza che ora vive vicino ad Empoli, teatro della gara di domani dei nerazzurri. «La mia storia nel segno di Bergamo parte dalle scuole elementari, proprio in quel periodo iniziò anche il mio tifo per l’Atalanta. Di sicuro era scritto nel destino, un incontro benedetto dal cielo». È una regola non scritta quella che ha avvicinato Katy ai colori nerazzurri: se compri le figurine quando sei piccino, la maglia della Dea e il nome Atalanta ti restano dentro. «Comprai il mio primo album Panini, lo sfogliai e in prima pagina c’era l’Atalanta. Ricordo che mi chiesi: “Ma dove si trova questa città di nome Atalanta?” Guardai bene e vidi scritto Bergamo. Ah Bergamo! La città di Felice Gimondi e del Papa buono. Queste due figure ricorrevano spesso in casa mia, nel tempo ho imparato a capire come sono i bergamaschi in genere, gente tosta che lavora duro».

 

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Prima l’amore, poi la malattia. La vita di Katy, nel bene e nel male, è sempre stata legata a Bergamo. «Presto scopro l’amore – ci racconta – e io, toscana di Vinci, di chi mi innamoro? Di un bergamasco doc, tifoso naturalmente dell’Atalanta! Ho fatto tombola, praticamente. Ho seguito spesso l’Atalanta dal vivo e nonostante oggi le strade si siano divise l’amore puro e vero per Bergamo e l’Atalanta rimane ancora grande, immenso e indissolubile. Il mio cruccio è la distanza, in condizioni normali non sarebbe un problema, ma sulla sedia a rotelle e senza macchina c’è come una “barriera” tra me e la vita. Un giorno spero di tornare e la speranza non voglio perderla».

Sul palco, alla Festa della Dea. Dalla gioia per l’amore trovato alle difficoltà per un brutto scherzo della vita il passo è breve. Katy oggi vive a oltre 300 km da Bergamo ed è lei stessa, con forza d’animo e un pizzico di nostalgia, a spiegare cosa è accaduto. «Sono dovuta tornare in Toscana a causa della Sclerosi Multipla che mi ha colpito. Torno in zona una volta all’anno per fare fisioterapia, in questo modo posso passare circa un mese e mezzo nella città che più amo e che sento mia. Ed essere più vicina anche alla “mia” Atalanta. Mi accontento, certo mi piaceva molto più prima ma purtroppo devo farmi bastare quello che posso avere. A molti può sembrare poca roba, per me è comunque qualcosa di molto prezioso anche perché a Bergamo ho tantissimi cari amici, si fanno in quattro per farmi partecipare a più cose possibili. Come lo scorso anno, che sono stata portata alla Festa della Dea, sul palco, in una serata dedicata anche a me. È stata un emozione fortissima, che ricorderò per sempre».

 

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Meno affanno e più soddisfazioni. Dopo averci raccontato la sua storia, Katy parla dell’Atalanta di oggi. Per lei, cresciuta con i miti di Ezio Bertuzzo e Glenn Stromberg, ma anche con Caniggia e Pippo Inzaghi, la speranza è quella di vivere una stagione più tranquilla e meno complicata rispetto allo scorso anno: «Al momento mi sembra troppo presto per esprimere giudizi definitivi, la stagione è appena iniziata ed è ancora lunga. Molto dipenderà anche da fattori extra campo come infortuni e ammonizioni. Sulla carta mi sembra che abbiamo una squadra equilibrata, più della scorsa stagione, ma sarà il campo a parlare. Mi auguro molte meno difficoltà rispetto allo scorso anno e qualche soddisfazione in più». In attesa di capire come andrà la stagione e con il boccone amaro delle due domeniche sfortunate vissute con Sassuolo e Verona, Katy chiude coi sogni: «Quello più grande che avevo – conclude l’amica toscana – era lo stadio nuovo. Con l’arrivo dei Percassi ci avevo creduto davvero ed ero pronta a scommetterci. Purtroppo, se l’avessi fatto avrei perso. Continuo a pensare che uno stadio nuovo di zecca era la base per una Bergamo che guarda al futuro, e di conseguenza per l’Atalanta che guarda all’Europa. Su questo non cambio idea. Parlando di sogni personali, confesso che venendo sempre a Zingonia nel centro Habilita mi piacerebbe davvero visitare il centro d’allenamento atalantino. Ah, dimenticavo: belle le maglie Nike ma io vorrei vedere, un giorno, l’Atalanta griffata Adidas».

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