Mancava poco. Pochissimo. Ne era convinta l’Atalanta, ne era certo lo stesso Ederson. Poi lo United ha fatto marcia indietro, legittimo ma doloroso. E il cerino è rimasto in mano al centrocampista brasiliano. In scadenza di contratto tra un anno e con addosso la sensazione di essere stato sedotto e abbandonato.
Potevano reagire in tanti modi, l’Atalanta ed Ederson. Ma hanno scelto quello che passa dal lavoro, dalla voglia di rivalsa, dalla consapevolezza che il prossimo anno sarà quello del “avete fatto una cavolata a non prendermi, guardate qua”.
La permanenza del centrocampista brasiliano poteva diventare un problema, di motivazioni e di gestione. L’Atalanta, con Luca Percassi e Cristiano Giuntoli a muovere i fili, ha però proposto il rinnovo di contratto a Ederson (scadenza 2031, cifre al momento sconosciute ma più alte) e il ragazzo ha firmato.
La sua convinzione e voglia di fare cose importanti con l’Atalanta sono certificate dalla richiesta di tornare prima al lavoro: quattro giorni possono sembrare pochi, ma considerando che aveva diritto a una ventina di giorni di vacanza non è proprio così poco.
Con la conferma (e il prolungamento) di Ederson, per l’Atalanta cambiano le prospettive in mezzo al campo. Ora c’è Alajbegovic da chiudere e due centrocampisti che un mese fa pensavi di non avere (il brasiliano e Gaetano). Sempre probabile che arrivi un altro elemento (Jashari in pole), ma con la permanenza del brasiliano le priorità cambiano. E Sarri non può che esserne contento.