Atalanta
L'aneddoto

La guerra in Ucraina in casa Dea: Malinovskyi, Miranchuk e quell'abbraccio con la squadra

Grazie a un post sui social di Pessina è stato svelato come lo spogliatoio nerazzurro stia vivendo la drammatica situazione internazionale

La guerra in Ucraina in casa Dea: Malinovskyi, Miranchuk e quell'abbraccio con la squadra
Atalanta 28 Febbraio 2022 ore 09:00

di Fabio Gennari

Prima della partita c'è lo spogliatoio. Stanzone sacro per chi gioca a pallone, quattro mura in cui succedono tante cose che spesso non escono all'esterno. Ed è giusto così. Poi però ci sono momenti in cui un gesto, seguito da altri gesti, è giusto che lo conoscano tutti. Ieri pomeriggio, poco prima di cena, Matteo Pessina ha scritto un post su Instagram parlando della guerra e di come la stiano vivendo a Zingonia.

«Sarà banale sentire un calciatore dire “no alla guerra”. Sarà banale sentirgli dire che la guerra è sbagliata, sempre. Ma se fosse davvero così banale non saremmo qui, nel 2022, a ribadirlo tutti insieme. Ci penso da giorni ma non riesco a darmi una risposta: come può accadere dopo le sofferenze provate negli ultimi due anni?», si chiede il numero 32 nerazzurro. E fin qui nulla di particolare. Poi però ecco l'aneddoto.

 

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Un post condiviso da Matteo Pessina (@pessinamatteo)

«Nel nostro spogliatoio - ha raccontato Pessina - i due popoli coinvolti in guerra hanno i volti di Ruslan e Aleksej. “Mali” un ragazzo introverso, disponibile e con un carattere forte. “Mira” un ragazzo semplice, forse il più buono che conosca, timido e con passioni molto simili alle mie. L’altro giorno, mentre la follia della guerra metteva contro Russia e Ucraina, loro a Zingonia si sono abbracciati. E noi ci siamo stretti a loro e continueremo a farlo in questo momento difficile come una grande famiglia».

Eccola lì, la famiglia nerazzurra. Malinovskyi e Miranchuk sono colleghi di campo, il fatto che uno sia ucraino e l'altro russo davanti alla spaventosa realtà che si vive a Kiev e dintorni diventa davvero un dettaglio. Matteo Pessina, così come tutti i compagni che hanno abbracciato Malinovskyi ad Atene, sono concentrati sul campo ma c'è un messaggio che accomuna tutti: «Questo è il calcio che unisce ciò che la follia umana prova a dividere. Stop alla guerra in Ucraina!».

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