La lezione di Mattia Caldara I valori vengono prima di tutto

La lezione di Mattia Caldara I valori vengono prima di tutto
Atalanta 03 Ottobre 2017 ore 10:26

È un ragazzo semplice, non c’è nessuno che parla male di lui e anche se tra pochi mesi farà il salto più importante della sua carriera entrando nello spogliatoio della Juventus, è rimasto quello di sempre. Mattia Caldara da Scanzorosciate è bergamasco ed è cresciuto nel settore giovanile della Dea, ora è arrivato fino alla Serie A e domenica sera ha insaccato da due passi il gol della speranza per il popolo atalantino. Nei mesi scorsi, altri “colleghi” hanno dimostrato di pensare molto più al nuovo contratto che alla crescita professionale e umana mentre lui non ha mai cambiato strategia, grazie anche ad una famiglia dallo spessore veramente incredibile.

 

 

Papà Stefano e la scelta della Juve. Il passaggio alla Juventus dello scorso gennaio ha stupito tutti visto il grande investimento fatto dai bianconeri, ma gara dopo gara il ragazzo sta dimostrando che ha dei grandi valori e qualcuno dice perfino che i dirigenti piemontesi lo abbiano pagato poco. La verità è che dietro ad un passo così importante c’è stato il contributo determinante della famiglia del ragazzo. Sembra, infatti, che papà Stefano si sia impuntato con particolare determinazione con la Vecchia Signora affinché Mattia potesse continuare a giocare a Bergamo fino al 30 giugno 2018. Lasciare uno come lui a maturare vicino a casa è fondamentale per favorirne la crescita calcistica, senza “rompere” quell'anima da bravo ragazzo che lo caratterizza. Mattia Caldara è giovane e si diverte come tutti: spulciando i suoi social non mancano certo cartoline di una semplicità per certi versi sorprendente visto che si parla di un calciatore ormai affermato. Nel giorno della Festa dei nonni, ad esempio, Mattia è andato a fare la solita merenda a casa loro e ha immortalato il momento insieme anche a due delle sue cugine.

L’infortunio, il ritorno e il grande rendimento. All’inizio del campionato, complici un paio di problemi fisici che si è trascinato dalla fine dell’anno scorso e dall'Europeo Under 21, Mattia Caldara è rimasto un po’ ai margini, ma dopo la sosta di inizio settembre è entrato nelle rotazioni con i difensori centrali e non è più uscito dal campo. In campionato (5 presenze su 5) e in Coppa (spezzone di Atalanta-Everton e gara completa a Lione) ha fatto alla grande la sua parte e nelle ultime due uscite è stato addirittura superlativo. In particolare, contro la Juventus (che rappresenta il suo futuro) il numero 13 orobico non ha avuto nessun problema né ad affrontare gli uno contro uno con Higuain né ad insaccare alle spalle di Buffon il gol della speranza, con tanto di esultanza sincera e per nulla frenata. Mattia Caldara sa benissimo che a giugno andrà alla Juventus, ma fin da piccolo papà e mamma gli hanno insegnato valori importanti e lui li porta avanti senza nessuna esitazione. È un grandissimo ragazzo, diventerà un giocatore di livello internazionale.

 

 

Manca solo la Nazionale, tocca a lui dopo Cristante? Nel giorno in cui anche Cristante è stato chiamato da Ventura in Nazionale, stride e non poco la mancanza del nome di Caldara nella lista dei convocati. Di fronte a prestazioni come quelle che il ragazzo sta mettendo in vetrina, è incredibile vedere a Coverciano giocatori come Barzagli, Bonucci, Chiellini e Rugani e non il giovane di Scanzorosciate. La nazionale di Ventura deve conquistare i Mondiali e lo farà con ogni probabilità passando dagli spareggi, ma perché non chiamare chi sta facendo meglio di quasi tutti gli altri? Mattia non se ne preoccupa troppo; in famiglia, con gli amici o con la fidanzata è il solito ragazzo alla mano, mentre a Zingonia chi lo vede impegnato in allenamento racconta di come sia costantemente alla ricerca di migliorarsi, come se il suo futuro non fosse già segnato. Certamente quando indosserà ufficialmente la casacca juventina il mondo del calcio che conta si accorgerà di lui come non ha mai fatto fino ad oggi e l’augurio più grande non può che essere quello di presentarsi a Torino dopo un altro grande campionato senza però perdere i suoi valori. Papà Stefano, mamma Laura e tutti quelli che lo conoscono, del resto, saranno sempre fieri di lui.