Atalanta

La bresciana che ama le curve e racconta la Dea e i suoi ultras

La bresciana che ama le curve e racconta la Dea e i suoi ultras
Atalanta 26 Marzo 2015 ore 10:41

Si chiama Milva Cerveni, è bresciana e fa il tifo per le Rondinelle. Il gruppo Ultras di cui fa parte si chiama “Brescia 1911”, la sua fede la conoscono tutti ma da ormai alcuni mesi è entrata nelle case degli appassionati di calcio bergamaschi con una trasmissione che va in onda ogni mercoledì sera sul canale SeiLaTv dal nome “Dodicesimo in campo, secondo tempo”. Domanda semplice: che c’azzecca lei con l’Atalanta e i suoi tifosi? Semplicissimo. Nella sua trasmissione si parla di calcio, si parla di ultras ma non solo di quelli del Brescia o di quelli dell’Atalanta: l’obiettivo di Milva Cerveni è quello di raccontare, approfondire e far conoscere i tanti aspetti che ci sono dentro e dietro ad una curva. Ricondurre gli ultras a violenza, scontri ed arresti è decisamente riduttivo.

Mondo ultras, andare oltre. «La trasmissione che mandiamo in onda a Bergamo si chiama “Dodicesimo in campo, secondo tempo” - racconta Milva -. Non sono una giornalista ma mi piace fare informazione e credo di poter dire che questo tipo di trasmissioni hanno come obiettivo quello di fare “contro-informazione”. Lo stesso format è presente a Brescia da circa 15 anni e devo dire che anche oltre l’Oglio non è stato facile iniziare questa avventura». Il mondo delle curve è normalmente molto chiuso. Difficile carpire informazioni, complicato capirne le dinamiche e spesso i media si interessano del mondo ultras solo quando succede qualcosa di grave dal punto di vista dell’ordine pubblico. Milva, con il suo progetto, vuole andare oltre.

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Streaming in tutta Italia. «Fin dalle prime trasmissioni, il fatto di dare voce ai tifosi è stato qualcosa di molto strano e difficile per tante persone. Raccontare il mondo dei tifosi più caldi è stata una bella sfida, istituzioni e organi di informazione hanno visto quanto siamo cresciuti e oggi posso dire che il seguito di appassionati e spettatori non è soltanto a Brescia o a Bergamo ma, grazie allo streaming e al web, arriviamo in diverse parti d’Italia». Nel corso della passata stagione, la Curva Pisani di Bergamo ha presentato un documentario sugli ultras nerazzurri. Un video completo con tante interviste e nato con l’obiettivo di raccontare a tutto tondo il mondo della curva orobica. Il film è stato realizzato proprio con l’aiuto di Milva Cerveni che, dall’inizio della stagione 2014/2015 è sbarcata anche a Bergamo con la sua trasmissione.

«L’inizio dell’avventura su Bergamo non è partita con l’obiettivo di raccontare il mondo della Curva Pisani, ma semplicemente per allargare un po’ i nostri orizzonti. Con tutto quello che è accaduto a Bergamo e agli ultras bergamaschi, però, mi sono trovata spesso a parlare dei ragazzi orobici. Anche durante le trasmissioni che facciamo a Brescia. Quando si parla di ultras non conta più il colore, l’anno scorso ho realizzato anche il film sulla Curva Pisani e, nonostante qualche critica, devo dire che il tempo mi ha dato ragione: l’obiettivo è quello di raccontare nel modo più completo possibile quello che sono e quello che rappresentano gli ultras che popolano le curve». Visti gli sviluppi, i divieti e gli accadimenti che hanno interessato gli ultras bergamaschi negli ultimi mesi il materiale non è certamente mancato. Ma come vede, una tifosa ultras del Brescia, la situazione che coinvolge il mondo della Curva Pisani?

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«Mai vista una simile repressione». «Quello che sta succedendo a Bergamo deve preoccupare tutti i tifosi delle curve italiane. I ragazzi della curva nerazzurra sono andati a volte sopra le righe, è vero. È capitato a Bergamo come è capitato in tante altre città. Però la repressione che è in atto con gli ultras dell’Atalanta è qualcosa che non si è mai visto e che, a mio parere, dovrebbe preoccupare tutte le curve d’Italia. Dal punto di vista mediatico devo dire che sono rimasta molto stupita e colpita dalla gogna totale che ha colpito gli ultras dell’Atalanta: credo che di fronte a certi eventi la comunicazione è fondamentale. Bisogna cercare di raccontare senza spendersi in giudizi sommari e affrettati provando ad approfondire le questioni. Faccio l’esempio dei ragazzi arrestati dopo i fatti di Atalanta-Roma: sembravano colpevoli certi ed invece, da quello che è emerso dopo, la sensazione è che siano stati arrestati quelli che sono capitati a tiro».

Il baretto. Da ormai due partite, la Curva Pisani è tornata a spingere come ai bei tempi. I divieti sono terminati e l’unica questione rimasta aperta è quella che riguarda la chiusura del Baretto di Viale Giulio Cesare. «La chiusura del Baretto mi sembra veramente incredibile. È stato definito un covo di delinquenti ma, se anche fosse, chiuso il bar le stesse persone si trovano in un altro luogo. Se chiudi il Baretto andrebbero chiusi anche tutti gli altri locali che possono diventare punto di ritrovo intorno allo stadio. Dal punto di vista gestionale, uno che tiene aperto un bar non può essere informato in modo completo della fedina penale di un individuo e allo stesso tempo lo stesso individuo dopo il bar potrebbe andare al cinema, al ristorante, dal panettiere e in altri mille luoghi».

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I tre mesi di divieto. Dentro lo stadio, tutti hanno potuto apprezzare la spinta e il calore della Curva al completo. Ma nei tre mesi di divieto, come ha visto Milva gli ultras della Dea rimasti fuori? «In ogni occasione ho sempre mandato un operatore a seguire i tifosi che hanno tifato dall’esterno dei cancelli. Ho visto le immagini e devo dire che il senso di aggregazione, di appartenenza e di gruppo che mi hanno lasciato è stato molto forte. Sono convinta che, almeno per una volta, tutti i tifosi avrebbero dovuto restare fuori insieme agli ultras: in quel modo, probabilmente, la protesta sarebbe stata sentita molto più forte e magari sarebbe finita prima. Non mi permetto di giudicare le scelte dei club o delle singole persone, ma la mia opinione è che la solidarietà verso questi ragazzi che, quando entrano, fanno sempre la differenza sarebbe stata importante. Bisogna essere chiari e realisti: chi popola la curva, durante la partita rappresenta un sostegno importantissimo per i giocatori che vanno in campo».

Davvero ci guadagneranno le pay-tv? L’ultima considerazione di Milva Cerveni è quella che fanno, da tempo, tutti gli appassionati cresciuti con le partite alla domenica pomeriggio e senza televisioni. Lo spettacolo, in futuro, rischia di andare in scena solo sul piccolo schermo. «I risultati della politica applicata al calcio degli ultimi anni - conclude Milva - sono sotto gli occhi di tutti. Certamente sono aumentati gli abbonati alla pay-tv ma gli stadi si stanno svuotando e per chi come me è cresciuto con le partite la domenica pomeriggio alle 14 o alle 15 è tutto capovolto. Il punto è questo: se si svuotano continuamente gli stadi, anche le pay-tv prima o poi perderanno appeal dal punto di vista dei contenuti perché lo spettacolo mancherà della componente che regala colore ed emozione».

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