La vittoria più grande della Dea (non è quella che pensate)

La vittoria più grande della Dea (non è quella che pensate)
Atalanta 13 Novembre 2018 ore 08:24

La vittoria più grande dell’Atalanta di Gasperini non è il 4-1 rifilato all’Inter ma l’aver trovato il bandolo della matassa. Fino ai 70 metri il gioco è sempre lo stesso del passato ma ora, con Gomez e Ilicic più una punta, si stanno producendo gol e occasioni da rete in quantità industriali e sono autorizzati i sogni di gloria. L’Atalanta, Spal a parte, ha sempre giocato bene, ma lo stesso tecnico ha ammesso dopo il 5-1 di Verona di essere felice perché finalmente aveva trovato la quadratura del cerchio. E i risultati, come sempre, confermano le sue parole.

 

 

Da Cristante e Petagna a Papu e Ilicic. La svolta più grande di sicuro è la nuova soluzione che poggia le sue fondamenta su due elementi che l’anno scorso erano ritenuti perfino impossibili da affiancare. Gomez e Ilicic, per questioni di equilibrio, non erano quasi mai la prima scelta e infatti lo sloveno, nonostante abbia fatto un sacco di gol, ha giocato solo la metà dei minuti ufficiali. Certo, è stato anche infortunato, ma quando Gasperini ha potuto scegliere il più delle volte ha optato per Cristante. Con davanti uno come Petagna a far gioco, la logica portava tutto sul Papu a sinistra e proprio su numero 4 che si inseriva.

Oggi, con Gomez e Ilicic in campo assieme, la punta che completa il tridente è quasi un dettaglio. Ha giocato Barrow, poi è toccato a Zapata e appena Rigoni si mette a bolla dal punto di vista tattico ci sarà spazio anche per lui. Questa è una grande risorsa perché a seconda di avversario e momento della stagione sarà possibile proporre la miglior Dea. Nessuna delle formazioni del livello dei nerazzurri può proporre tanta qualità in attacco e se in difesa e a centrocampo continui a fare così bene il lavoro impostato ormai tre anni fa è chiaro che i risultati arrivano.

 

 

I triangoli sugli esterni. I gol segnati (Hateboer) e falliti (Ilicic due volte e Toloi) hanno una grande somiglianza. Quando la Dea attacca sugli esterni ci sono scambi continui di posizione e di pallone tra Gosens e la punta o il centrocampista di sinistra piuttosto che di Hateboer con Ilicic e Toloi che sale, incursioni che mandano in crisi le difese avversarie. Per caratteristiche, Ilicic è più portato a tagliare il campo ma quello va considerato un plus: la Dea nelle ultime quattro partite è stata semplicemente devastante sulle corsie creando occasioni e una pressione costante che ha poi favorito i 14 gol segnati.

Questa novità del mister non è inedita ma oggi ha nuovi interpreti e con il Papu che svaria un po’ dove gli pare, per chi difende mancano i riferimenti. Avere due attaccanti larghi nel 3-4-3 un po’ strozza gli spazi per chi deve distendere la sua azione mentre con la corsia sgombra sono prepotentemente emersi Gosens e Hateboer. Tutti e due, poi, giocano ancora meglio contro le squadre che ti fanno giocare e quindi ben vengano Lazio, Napoli e Juve in casa: si alza il livello tecnico, ma si può giocare a calcio e questa è una fortuna per l’undici di Gasp.

 

 

Consapevolezza e umiltà, sempre. L’Atalanta di oggi è la più forte del ciclo Gasperini a Bergamo soprattutto per le certezze che si porta dietro. Tutti, da Masiello all’ultimo tifoso, sono consapevoli di quello che possiamo e non possiamo fare. Sappiamo bene che se cala l’intensità e vengono meno le prerogative di applicazione che oggi sono la fortuna della Dea si può perdere con chiunque, ma da questo punto di vista è proprio Gasperini la garanzia. Domenica mattina, prima della sfida all’Inter, il tecnico ha fatto allenare i suoi ragazzi come se si giocasse il giorno dopo. In campo, i risultati, si sono visti.

Il lavoro quotidiano, del mister e del suo nuovo supporto scandinavo Bengsbo, portano a limare continuamente difetti e dettagli. Le gambe girano a mille e adesso il morale è alle stelle ma da domani, ne siamo certi, il messaggio sarà questo: non abbiamo fatto ancora niente, testa bassa e pedalare. Con l’Inter, nell’anno del quarto posto, a San Siro arrivò un 7-1 figlio della troppa euforia per un momento da sogno: da quella scoppola, ripartì la corsa al miglior piazzamento di sempre in serie A. Non rifacciamo lo stesso errore, esaltiamoci, ma giusto ancora per poche ore: dopo la sosta si va ad Empoli e solo una Dea ancora affamata potrà vincere ancora. Adoss.

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