di Fabio Gennari
Sembra tutto scontato, anzi, c’è pure un po’ di nervosismo per il ritardo con cui si è arrivati a questo punto. Eppure la convenzione che Atalanta e Comune di Bergamo firmeranno oggi per la fine dei lavori al Gewiss Stadium, è davvero qualcosa di unico e importante.
Dopo il Covid e la guerra in Ucraina che hanno completamente stravolto i piani (chi lavora nell’edilizia conosce bene cosa significhi non avere certezze sulle forniture, soprattutto quando hai scadenze impossibili da saltare come una squadra di calcio…), l’Atalanta a fine stagione inizierà, con la demolizione della Curva Morosini, gli ultimi quindici mesi di lavori per completare il suo stadio.
Tutto quello che è stato fatto dal 2017 in avanti è qualcosa di unico sul panorama nazionale a così alto livello. Nessuno ha mai comprato un bene come uno stadio di A dal Comune, il bando che è stato scritto e poi aggiudicato è stato preso come esempio da altre realtà che, forse, un giorno proveranno a seguire la stessa strada. I lavori che per settembre 2024 (salvo intoppi) vedranno l’impianto completarsi sono a loro volta qualcosa di mai visto prima: l’Atalanta non ha uno stadio di “riserva” e, a parte un paio di sfide a Parma e Reggio Emilia, ha praticamente sempre giocato a Bergamo (salvo nelle coppe europee, ma lì il problema era troppo ampio).
La scelta di riqualificare il vecchio Brumana si è ovviamente scontrata con alcuni paletti insormontabili. Le due tribune hanno dei vincoli, c’è la questione della copertura della Rinascimento da capire bene e il parcheggio sotto la Morosini che qualche problema lo ha aggiunto. Ci sarà tempo, nel percorso finale, di capire se e come anche gli ultimi aspetti saranno sanati. Magari con l’impianto nuovo fuori città tanti problemi non ci sarebbero stati, ma mentre ovunque si parla, si discute, si tratta e si cercano soluzioni, a Bergamo si demolisce e si ricostruisce. Lo stadio vedrà presto tutta la luce che Bergamo da decenni sogna. L’Atalanta sta facendo qualcosa di unico, non dimentichiamolo.