La Dea tra le top 20 d’Europa per introiti derivati dai giovani

La Dea tra le top 20 d’Europa per introiti derivati dai giovani
11 Marzo 2015 ore 09:45

In tempi di società sull’orlo del baratro, fallimenti annunciati e debiti che preoccupano un sacco di squadre della massima serie, arriva una notizia che ogni tifoso atalantino deve guardare con il petto gonfio d’orgoglio. L’Atalanta, insieme al Genoa, è la sola italiana tra le migliori 20 squadre europee in fatto di introiti derivanti dalla cessione dei giovani cresciuti nel vivaio. Lo dice uno studio del CIES Football Observary, società svizzera che ha analizzato come e quanto incassano le squadre dei 5 principali campionati europei quando si parla di monetizzare la vendita di un prodotto del vivaio.

La ricerca del Cies. L’osservatorio elvetico ha preso in esame i dati relativi alle ultime stagioni partendo dal 2012. L’analisi aveva l’obiettivo di chiarire chi fosse la miglior società in tema di valorizzazione dei giovani sul mercato calcistico continentale. Scorrendo i nomi delle realtà europee che si sono distinte, ci sono un sacco di sorprese ma è la valutazione globale che merita il primo ragionamento.

Guida la Ligue 1. Su un totale di oltre 1 miliardo di euro di guadagni generati dalla vendita di giocatori cresciuti nel vivaio, la Ligue 1 francese ne può vantare quasi 300 milioni (292 per la precisione). Al secondo posto troviamo la Liga spagnola (276 milioni), poi la Premier League inglese (227 milioni) e la Bundesliga tedesca (163 milioni). La Serie A italiana è fanalino di coda, con soli 114 milioni: il Bel Paese muove soltanto l’11% del totale continentale a conferma di come ogni politica giovanile tanto decantata sia, di fatto, smentita dai numeri.

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La squadra migliore è il Southampton. Il Genoa è la miglior squadra italiana con 24,5 milioni di euro derivanti dalle cessioni di Boakye, Cofie, El Shaarawy, Lazarevic e Sturaro. La prima della classe è il Southampton (Inghilterra) con oltre 90 milioni di incassi e prima di arrivare ad una big europea come il Real Madrid (43 milioni) ci sono altre realtà medio piccole che confermano la loro tradizione: Lille (76 milioni), Real Sociedad (62,2) Siviglia (51, 5) e Borussia Dortmund (43,5) sono le prime 5 d’Europa.

L’Atalanta, il “Player Trading” e le plusvalenze totali. La società nerazzurra si piazza al 17esimo posto della classifica del CIES con un totale di 23,6 milioni di euro. Le cessioni prese in considerazione sono quelle di Bonaventura al Milan, Consigli al Sassuolo, Colombi al Cagliari, Gabbiadini alla Juventus e Olausson agli svedesi del BK Hacken. Lo studio evidenzia uno degli aspetti più interessanti della realtà orobica, divenuta un modello che, nel tempo, si è ripetuto ad intervalli più o meno regolari sempre con ottimi risultati.

Le due fonti di introito. Le voci d’introito più importanti per la Dea sono due: diritti televisivi e “Player-Trading”. Ogni permanenza in serie A vale oltre 30 milioni di euro l’anno, la compravendita di calciatori (sia cresciuti in casa che acquistati e rivenduti, come ad esempio Marko Livaja) non ha invece ricavi garantiti. È per questo motivo che è necessario dosare sempre molto bene il lancio di giovani talenti in Serie A con giocatori esperti in grado di garantire la salvezza.

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Non c’è l’Udinese. Il modello nerazzurro, negli ultimi anni, è stato insediato da nuove logiche di costruzione dei settori giovanili come quella dell’Udinese: i friulani raccolgono talenti nel mondo e poi li rivendono ma, nella classifica del CIES, dal 2012 in avanti non hanno ottenuto risultati che siano equiparabili a quelli dell’Atalanta. Ultimo ma non meno importante è il dato relativo alla spesa per il settore giovanile: il Genoa spende oltre 9 milioni per allevare i ragazzi (dato relativo al bilancio 2013), l’Atalanta è ferma a circa 4 milioni.

I gioielli di oggi e quelli di domani. In serie A ci sono 22 ragazzi che sono stati svezzati dall’Atalanta, nessuno in Italia ha saputo far meglio. Nel gruppo nerazzurro ci sono, oggi, altri elementi molto appetibili per i club italiani ed Europei, la speranza è quella di vedere ancora per molto tempo i nostri giovani fare grandi cose con la maglia della Dea ma le ragioni di bilancio, prima o poi, dovranno essere tenute in considerazione.

Chi c’è oggi in rosa. Marco Sportiello, Davide Zappacosta e Daniele Baselli sono, senza dubbio, tre dei giovani più interessanti dell’intero panorama nazionale. Secondo il sito www.transfermarkt.it , punto di riferimento prezioso per le valutazioni dei calciatori, con questi tre prodotti del vivaio l’Atalanta ha tra le mani un valore (minimo) stimato di circa 10 milioni di euro. Nel dettaglio, il portiere nerazzurro viene valutato 2,5 milioni, 3 milioni servirebbero per Zappacosta mentre circa 4 milioni per Daniele Baselli. Ovviamente, le valutazioni reali le farà il mercato, dove l’Atalanta può far leva sulla concorrenza: per Baselli, nelle ultime sessioni di mercato, si parlava già di una cifra di 7-8 milioni di euro. Sportiello, oggi, vale quasi quanto Consigli (venduto per 3 milioni più bonus al Sassuolo), Zappacosta è uno dei migliori esterni italiani e sia lui che Baselli sono perni dell’under 21.

I nomi nuovi. A questi vanno aggiunti poi i possibili nomi del futuro, ragazzi frutto del vivaio bergamasco ora in giro per l’Italia a giocare. È difficile monitorarli tutti: solo nel mercato estivo 2014 sono stati 25 i ragazzi mandati a crescere nelle serie minori e per tanti giovani che lasciano Bergamo con un carico belle speranze è abbastanza normale attendersi qualcuno che torni in maglia nerazzurra pronto per il grande salto. Tra i ragazzi più interessanti c’è sicuramente Alberto Grassi (’95), ex capitano della Primavera che gioca molto poco ma che si allena stabilmente con la prima squadra dall’inizio dell’anno. Tra i prestiti vanno ricordati Gagliardini (’94, in forza allo spezia), Almici (’93, Avellino),  Bangal (’95, Ascoli) oltre ai vari Minotti, Rossi, Varano, Pugliese, Suagher, Caldara, Barba, Nava e molti altri.

E la Primavera? In Primavera ci sono giovani con cui Bonacina sta ultimando la crescita. Dall’arrivo in società del talent scout Maurizio Costanzi è stato potenziata la struttura che ora pesca talenti anche in giro per l’Europa e l’Africa (il croato Kresic e l’ivoriano Kessie sono gli ultimi due colpi in ordine di tempo), con la speranza di trovare campioni in erba da far maturare sui campi di Zingonia e poi rivendere per garantirsi il futuro. È sempre stata così la storia dell’Atalanta, con annate molto buone (ricordate Montolivo e Pazzini?) ed altre meno fortunate: la politica di allevare calciatori per poi rivenderli ormai è un marchio di fabbrica di Mino Favini.

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