L’Atalanta non sarà mai il Real E allora guardi al modello Ajax

L’Atalanta non sarà mai il Real E allora guardi al modello Ajax
19 Dicembre 2019 ore 08:52

L’Europa o i giovani? L’Atalanta è arrivata agli ottavi di Champions League e giocherà alla morte per andare ancora più avanti. Ma dove vuole andare, qual è il suo posto nel panorama italiano ed europeo? Da tre anni e mezzo con Gasperini società, squadra e tifosi sono entrati in una nuova dimensione. Ma allora, l’orizzonte futuro della Dea è quello di restare stabilmente in Europa (cambiando quindi le strategie sul mercato) oppure continuare a puntare sul vivaio e costruire la prima squadra di conseguenza? Rispondiamo subito: lo scacco matto sarebbe cercare di restare in Europa inserendo sempre più giovani cresciuti a Zingonia, come ha scelto di fare l’Ajax, per intenderci. Sarebbe la strada migliore, la più logica e pure la più affascinante visto che quasi nessuno in Europa la percorre: si crescono ragazzi in casa e si alimenta una formazione che in serie A lotterebbe sempre per un posto in Europa.

 

 

Prima di tutto, occhio alle classi in arrivo. In Italia si tende sempre a considerare i giovani come qualcosa di lontano dalla realtà di chi combatte ai massimi livelli. Il tale o talaltro ragazzo tra il 17 e i 19 anni che riesce a mettere il suo nome in qualche tabellino, o addirittura tra i marcatori, viene considerato da sempre una “stellina”. Si farà, ma intanto teniamolo in panchina. Non è normale nel nostro campionato vedere ragazzi già titolari nelle squadre di vertice. Ma è proprio su questo fronte che l’Atalanta può continuare a stupire, questa potrebbe (dovrebbe) essere la “mission” dell’Atalanta per il prossimo ciclo di 3-5 anni. Quando Gasperini è arrivato a Bergamo, i “giovani” in rampa di lancio erano i classe 1994 o 1995: Gagliardini, Caldara, Conti e Grassi sono quelli più nominati, una buona “nidiata”. Le classi 1996, 1997 e 1998 hanno invece offerto poco e la Dea ha spesso dovuto comprare fuori (Mancini docet) oppure pensare ad altri profili. Nel frattempo, però, i 1999 e i 2000 sono arrivati a maturazione e parliamo di ragazzi che l’anno scorso hanno vinto il titolo di Campioni d’Italia, bissando quello di qualche stagione addietro negli allievi. E i ragazzi del 2001 e del 2002 hanno ottenuto risultati simili.

 

 

Con questo approccio, il mercato è più facile. Per i prossimi 4-5 anni ci saranno dunque nidiate da cui pescare che sono tra le migliori d’Italia. Chiaro, non si può lavorare da subito solo con questi profili ma le “sartorate”, ovvero la ricerca di giovani nei campionati più interessanti come Svizzera, Belgio, Olanda e Germania, che in questo momento si focalizzerebbero su ragazzi delle stesse classi, potrebbero focalizzarsi su profili di livello più alto. Siamo tutti consapevoli che un difensore pronto e magari una punta più determinante di Barrow sarebbero auspicabili, ma ci si può fermare lì: se il bacino da cui pescare ce l’hai a Zingonia, è tutto più semplice. Guardando le ultime tornate di convocazioni ci sono almeno una quindicina di ragazzi nerazzurri che stabilmente formano l’ossatura delle nazionali giovanili italiane. Non saranno tutti pronti, probabilmente bisognerà aspettare, ma iniziare a ruotare 3-4 elementi della Primavera con la squadra di Gasperini non significherebbe abbandonare i sogni d’Europa. Se in Youth League la squadra di Brambilla ha vinto il girone ed è nelle prime 16 squadre del continente vorrà pur dire qualcosa. E se hai bisogno di due giocatori con un budget di 20 milioni, puntare su un ragazzo cresciuto nel vivaio ti permette di spendere di più per l’altro che serve. E quindi alzare il livello della rosa.

 

 

Piazza ideale e zero pressioni, la magia può continuare. Ribadiamo il concetto: questo modo di vedere il futuro non significa smettere di comprare i giocatori bravi per costruire solo una squadra di giovani. L’Ajax ci ha messo anni, ha passato stagioni difficili eppure parliamo della squadra più importante d’Olanda. Pensare a questo progetto in seno all’Atalanta però ha qualcosa di magico e di unico, inimitabile nel nostro campionato. Ci sono squadre come l’Inter che per sostenere le spese della prima squadra vendono a peso d’oro i giocatori della Primavera. A Bergamo può e deve funzionare all’opposto: la piazza è quella ideale. Certo, serve tempo per programmare un approccio di questo tipo, ma la sensazione che sia il percorso giusto è forte. Migliorare una squadra che arriva terza l’anno prima e poi si piazza nelle prime 16 d’Europa è sempre possibile, ma inizia a diventare complicatissimo. E allora perché non iniziare gradualmente a far giocare giovani che non possono che accumulare esperienza? Una volta non c’era tempo perché ci si doveva salvare, oggi il rischio peggiore è di arrivare in Europa League e non in Champions. Ma il gioco non vale la candela? Fare una Champions ogni due partecipazioni in Europa League magari con 3-4 ragazzi del vivaio non sarebbe il vero miracolo atalantino?

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