Le pagelle finali dei difensori (con, ahinoi, alcune bocciature)

Le pagelle finali dei difensori (con, ahinoi, alcune bocciature)
Atalanta 02 Giugno 2015 ore 08:31

E’ arrivato il momento della pagella. Qui non contano solo i voti, quelli li abbiamo dati tutto l’anno dopo ogni partita ed è sempre è stato il pezzo più letto del fine settimana atalantino. Proviamo invece a ragionare, reparto per reparto, su chi ha convinto e chi invece no e cerchiamo di capire chi ha risposto presente, chi ha deluso le aspettative e chi invece andrà rivisto in futuro per vedere se si conferma o se si riscatta.

Chi ha convinto. Il giocatore che, per distacco, risulta essere il migliore di tutti è Marco Sportiello (voto 9,5). Solo tre presenze in serie A prima dell’avvio della stagione, la cessione di Consigli lo catapulta sul palcoscenico più importante e lui risponde alla grande. Spesso decisivo, sempre attento e concentrato incappa in 2-3 partite difficili su 38 giornate risultando molto spesso il migliore della squadra. Protagonista assoluto.

Lo stesso discorso, pur con una valutazione complessiva inferiore, vale per Davide Zappacosta (voto 8,5). Oggi sembra un veterano della categoria eppure mai, prima di quest’anno, aveva giocato in serie A: le sue buone prestazioni con la maglia dell’Avellino non erano affatto garanzia di successo. Classe 1992 come Sportiello, il futuro è assicurato e resta solo da capire per quanto tempo rimarrà all’ombra di Città Alta.

Il terzo difensore tra i migliori è il più vecchio di tutti. Giuseppe Biava (voto 8) ha giocato con grandissima qualità e con piglio da leader, nonostante i 38 anni è rimasto fuori solo per un’inspiegabile scelta tecnica di Colantuono, ma quando è tornato tra i titolari ha sempre dimostrato di essere il miglior centrale a disposizione della squadra.

Andrea Masiello (voto 6,5), Yohan Benalouane (voto 6,5) e Cristiano Del Grosso (voto 6) sono altre tre certezze del gruppo nerazzurro. Il primo è rientrato dopo tre anni di squalifica, può giocare terzino, ma nella nuova veste da centrale che Reja gli ha cucito addosso si muove con disinvoltura. Deve limare qualcosa ma non è da ignorare. Benalouane è un centrale a volte troppo irruento ma fisicamente portentoso: se il mister riesce a trovare un modo per gestirlo (magari con al fianco un titolare che gli dia una mano nei tempi e nelle scelte) l’Atalanta vince. Del Grosso è il classico giocatore che quando viene chiamato in causa risponde presente. Nel gruppo, uomini come lui, sono fondamentali.

Chi non ha convinto. La retroguardia della Dea è stata perforata ben 57 volte, è ovvio che il problema è di reparto, ma ci sono pedine che dovevano fare la differenza ed invece troppe volte sono andate in difficoltà. GianPaolo Bellini (voto 5,5) è stato chiamato in causa in diverse occasioni, ci ha sempre messo grandissimo impegno ma troppe volte i problemi sono arrivati dalla sua parte. A destra o al centro (lui che per anni ha giocato a sinistra) si è spesso adattato. La sensazione diffusa è che però la parabola discendente sia ormai inesorabilmente disegnata.

Guglielmo Stendardo (voto 5) e Boukary Dramè (voto 5) sono i due titolari che forse più di tutti hanno faticato a imporsi. Il centrale partenopeo, chiamato a salvare la patria dopo la sconfitta di Udine, ha alternato partite discrete ad altre in cui è parso un po' spaesato. Nel momento difficile ci si attendeva che fosse lui a dare sicurezza a un reparto in difficoltà. Ma il guerriero stavolta è stato meno efficace che in passato e dopo l’arrivo di Reja e la richiesta del mister di giocare con la squadra molto più corta ha dovuto lasciare il posto ad altri. L'uomo c'è e si rifarà.

Dramè è veloce e corre per tre. Sullo spirito di abnegazione e sulla mole di lavoro che in ogni partita gli vediamo fare non c’è nulla da dire. Però un terzino sinistro con quella gamba che arriva spesso sul fondo, deve mettere almeno 10 cross puliti a partita. Se avesse la pulizia di calcio di Del Grosso (per fare un esempio) giocherebbe nella Juve al posto di Evra. L’anno prossimo sarà ancora titolare, ma serve un deciso cambio di rotta. E tanto lavoro dal punto di vista tecnico.

Il giudizio su Nicolò Cherubin (voto 4,5) è molto difficile ma non può prescindere dalle prestazioni. Arrivato come alternativa mancina ai due centrali, l’esordio a Cagliari lo ha visto incappare subito nel fallo da rigore su Ibarbo. Alcune buone prove sono state cancellate dal girone di ritorno: prima un paio di problemi fastidiosi, poi alcune prestazioni molto negative (contro il Genoa l’incubo è stato Iago Falque) e lui stesso sa bene che la stagione va subito cancellata. Il vero Cherubin è tutt’altra cosa.

Gli ingiudicabili. Ci sono tre giocatori come Avramov, Frezzolini e Scaloni che non sono giudicabili. I due portieri di riserva si sono divisi i minuti di Palermo, Avramov ha giocato bene fino alla dormita che gli è costata il cartellino rosso, mentre Frezzolini ha giocato lo scorcio finale con buoni risultati. L’errore o la bella parata, in questi casi, sono da annegare nel mare dei tanti allenamenti sostenuti al massimo senza aver mai la possibilità di giocare.

Lionel Scaloni ha giocato bene a Torino contro la Juventus, in Coppa Italia con Avellino e Fiorentina e nello spezzone finale contro il Milan. Anche per lui, nonostante una condotta che dev’essere di esempio per tutti gli altri compagni di oggi e di domani, è difficile dare una valutazione. Soprattutto, pensando al futuro. Uomo spogliatoio e grande conoscitore del calcio, forse lo abbiamo visto a Bergamo troppo tardi per apprezzarlo fino in fondo.