atalanta-PSG

Considerazioni a freddo su Atalanta-PSG, che è girata al 60′

La partita di ieri ha messo in risalto la grande differenza di valori tra la squadra di Parigi e quella di Bergamo. Lo si è visto con i cambi e gli infortuni.

Considerazioni a freddo su Atalanta-PSG, che è girata al 60′
13 Agosto 2020 ore 11:36

di Ezio Pellegrini

L’Atalanta è uscita dalla Champions con dignità. È arrivata ai quarti e fino al 90’ si trovava in semifinale. Ma, si sa, le partite durano sino al termine del recupero (ieri 7’). Quante volte l’Atalanta in campionato ha vinto sul filo di lana? Il calcio non è scienza, ma ha una sua logica che spesso viene rispettata. Innanzitutto per i valori. Quando fra due squadre c’è un divario notevole, di solito vince la squadra più forte. Fra Atalanta e Paris Saint Germain i valori sono molto diversi e lo si è visto benissimo. Proviamo a immaginare cosa sarebbe stato se il PSG avesse avuto in campo contemporaneamente dal 1’ Neymar, Mbappé, Verratti e Di Maria…

Nel primo tempo il PSG si è appoggiato sulla classe purissima di Neymar, il quale è stato schierato da trequartista dietro le due punte e ha fatto impazzire chiunque lo avvicinasse. In tutta la gara non ha mai perso una palla. È sempre uscito palla al piede anche quando lo circondavano in tre. Ha smarcato i compagni con pennellate di rara bellezza e tirato in porta (sbagliando almeno un paio di gol).

La partita è girata al 60’. Lì si è capito che qualcosa di diverso sarebbe accaduto. Contemporaneamente usciva Gomez (la luce del gioco della Dea) acciaccato, mentre per i parigini entrava Mbappé. Con la velocità straordinaria da centometrista, unita alla sua abilità tecnica, il fuoriclasse francese ha cominciato a demolire il nostro versante destro. Mbappé a sinistra, Neymar al centro e Choupo-Moting a destra hanno iniziato un lavoro pugilistico al corpo che ha costretto la Dea a difendersi e a cedere poco alla volta, senza più riuscire ad alzarsi per far male.

Poi la fortuna, improvvisamente, ha girato le spalle all’Atalanta. L’infortunio di Freuler, avvenuto dopo il terzo slot di cambi, ha di fatto lasciato i nerazzurri in dieci. E qui si è perso l’equilibrio che fino ad allora aveva permesso alla squadra bergamasca di resistere. L’esordio di Da Riva, il giovane e talentuoso Primavera, è stato un atto di coraggio di Gasperini, ma certamente dal millennial non si poteva pretendere la svolta vincente. Doveva occuparsi di Marquinhos. Un po’ l’emozione, un po’ l’inesperienza, sta di fatto che il gol del pari è arrivato proprio dal suo avversario. Da registrare, di contro, il bellissimo lancio di 40 metri che ha messo Muriel nelle condizioni di poter riprendere la gara per i capelli. Ma il colombiano ha sbagliato lo stop e il contropiede è sfumato, insieme alla semifinale.

Domenech, l’antipatico ex allenatore della Nazionale francese, dopo la gara ha postato un tweet che (anche se non è facile da digerire) dice una mezza verità. «Bravo al PSG per questa grande emozione e grazie a Gasperini per i suoi cambi a fine partita. Questo va solo a dimostrare che la leggenda degli allenatori italiani grandi tattici resta una leggenda. Tuchel ha avuto più successo».

In realtà, più che di cambi sbagliati, si dovrebbe proprio pensare che la differenza sta nella rosa. Molto più competitiva quella del PSG e, sinceramente, diciamolo: con i valori in campo, più dei quarti l’Atalanta attuale non poteva pretendere. Perché se oggi è il PSG, domani gli avversari potrebbero chiamarsi Real Madrid, Barcellona, Bayer. Ed è già una cosa meravigliosa se l’a.d. dell’Atalanta, Luca Percassi, ieri sera in tivù, ha potuto mostrare come trofeo di guerra (persa eppure vinta dalla “piccola” Atalanta) la maglietta di uno dei grandi campioni che compongono queste squadre.

Ma avanti. Facciamo mercato e alziamo l’asticella. Un’altra Champions ci aspetta.

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