Migliaccio, “Vin Diesel” risoluto «Mai pensato di scendere in B»

Migliaccio, “Vin Diesel” risoluto «Mai pensato di scendere in B»
12 Maggio 2015 ore 09:51

Giulio Migliaccio non è mai banale. Non lo è in campo, quando scende nel rettangolo verde la sua capoccia pelata si vede spuntare ovunque serva dare una zuccata decisiva al pallone. Non lo è davanti ad un taccuino e alle domande di un giornalista. Professionista esemplare e uomo di sani principi, il numero 8 di Mugnano commenta con grande soddisfazione il 3-2 conquistato a Palermo dall’Atalanta. Lo fa con la solita schiettezza, pesa le parole ma i concetti sono forti: il suo sguardo si posa sulla salvezza ma va anche oltre. La prossima stagione, nei suoi pensieri, è già dietro l’angolo.

Sospiro di sollievo. Si parte dall’attualità: come ci si sente dopo il 3-2 sudatissimo strappato al Palermo? «Meglio, decisamente meglio – sospira Migliaccio -. Siamo tutti più sollevati, è stata una vittoria importantissima e credo che sia un po’ l’emblema della nostra stagione. È la fotografia della pazza Atalanta di quest’anno. La partita di Palermo si era incanalata subito nel modo migliore, siamo passati avanti per 2-0 in trasferta in un momento decisivo, e poi ci siamo complicati la vita da soli. Gli infortuni dei singoli possono capitare, gli errori fanno parte del gioco. Il problema grosso è stato rimanere in dieci. Fortunatamente il rigore è finito sulla traversa, ma al Barbera faceva un gran caldo e giocare per così tanto con un uomo in meno poteva essere letale. È andata bene, ci prendiamo questa benedetta vittoria che è importantissima».

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Il Vin Diesel partenopeo. La vigilia del gruppo orobico in Sicilia è stata caratterizzata anche dalla visione di Juventus-Cagliari. Il pari dei sardi, tuttavia, non ha inciso troppo sul morale dell’Atalanta e le parole del “Vin Diesel” partenopeo lo confermano. «Il risultato non poteva lasciarci indifferente in qualsiasi caso. Però devo dire che eravamo talmente concentrati su quello che dovevamo fare, su come lo dovevamo fare e su tutto quello che serviva per centrare un successo a Palermo, che il risultato dei sardi è passato un po’ in secondo piano. Credo che sia emblematico il nostro approccio iniziale, per mezz’ora buona abbiamo fatto quello che avevamo preparato. Dunque, abbiamo vissuto intensamente la vigilia e quindi la gara del Cagliari a Torino, ma la concentrazione era tutta sulla nostra partita».

Obiettivo 40 punti. Da qui a fine stagione, l’obiettivo è arrivare più in alto possibile. Magari sopra quota 40. In questo modo, tutti quelli convinti che la salvezza sia arrivata solo perché altre tre squadre hanno fatto molto peggio potranno ricredersi: «Credo che sia un ragionamento che non sta in piedi: il calcio non funziona così. I campionati si giocano sul campo, giornata dopo giornata: chi lo dice che se il Parma non avesse avuto i problemi che ha avuto e il Cesena non avesse fatto così fatica, l’Atalanta non sarebbe stata più incisiva, più sul pezzo, più abile a fare punti anche prima? Con i se e con i ma non si va da nessuna parte, l’Atalanta si salverà perché ha meritato di restare nel massimo campionato». E chi lo dice che le difficoltà di oggi non diventino una risorsa per domani? «Forse abbiamo centrato l’obiettivo con tanta sofferenza, però ogni tanto le difficoltà affrontate e superate ti regalano stimoli nuovi e importanti per il futuro: chissà che nella prossima stagione si possa fare tesoro di quanto accaduto quest’anno per costruire qualcosa di più bello e importante».

Il valore del gruppo. Adesso che il risultato finale è quasi in cassaforte, tutte le attenzioni si sposteranno inevitabilmente sul mercato e sul futuro. L’idea di Migliaccio, da questo punto di vista, è chiarissima: «Io credo che il gruppo dell’Atalanta sia un gruppo forte. Abbiamo fatto fatica nel girone di andata e ad inizio anno, non possiamo nasconderci. Però io sono pronto a scommettere ancora sul nostro gruppo. Ci sono alternative importanti in ogni ruolo, giocatori che dal punto di vista tecnico e tattico sono molto bravi, un gruppo valido per quell’obiettivo che la gente e la società ci chiede: la salvezza. Penso che in società ci siano esperti importanti che sapranno cosa fare: le difficoltà che abbiamo attraversato possono aver dato una svolta quando magari si pensava che il ciclo era finito: la cifra tecnica e umana dei ragazzi che vivono lo spogliatoio dell’Atalanta sono importanti. Lo garantisco».

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Giovani e vecchietti. Un gruppo fatto di giovani ma anche di vecchietti che rispondono sempre presente: «Mi sento di fare complimenti sinceri a Giorgio Frezzolini. Durante la settimana lavora sempre al massimo: il suo aiuto per un giovane come Marco Sportiello è determinante. A Palermo l’espulsione di Avramov lo ha chiamato in causa e lui ha risposto bene. A 39 anni suonati. Bravo davvero. L’altro “vecchietto” Giuseppe Biava per me non è altro che una stupenda conferma. Lo conosco da 10 anni, è sempre stato un grande esempio per tutti e ha un fisico che gli permette di andare avanti a giocarsela senza grossi problemi legati all’età: si aiuta con il mestiere, con l’intelligenza e con la grande capacità di gestirsi».

Giulio Migliaccio c’è. Detto dei compagni più navigati, il ragionamento si sposta subito sul numero 8 campano. Che Migliaccio abbiamo visto in questo campionato? «Sono sempre lo stesso, tutti quanti sanno molto bene che ci sono sempre stato. Tante volte, soprattutto nei momenti difficili, si è puntato su di me e ho risposto presente. Altre volte sono stato messo un po’ da parte ma io ho sempre cercato di dare tutto perché sapevo che sarebbe arrivato il mio momento. Da quando è arrivato Reja, qualcosa è cambiato. Il nuovo mister mi ha considerato di più, mi ha fatto sentire più partecipe e anche il nuovo modulo mi ha permesso di essere di nuovo protagonista. Quello che però trovo più importante di tutto è l’esempio che noi “vecchietti” possiamo dare ai ragazzi più giovani: quello è ciò che ti riempie davvero di orgoglio. È una spinta fondamentale».

Colantuono e Reja. La sua voglia di continuare a Bergamo è profonda, il contratto in scadenza verrà certamente discusso con la società ma il complimento più grande, lui che da tutti è sempre stato identificato come uomo di Colantuono, lo riserva proprio al tecnico che è subentrato. «Mister Reja mi ha stupito in modo incredibile. Uno degli aspetti più determinanti è la sua umiltà: è costantemente predisposto al dialogo e non nega mai il confronto a nessuno. Quando convolgi i tuoi giocatori, quando non hai problemi e fai autocritica il gruppo apprezza e vede il coinvolgimento di ogni elemento. Questo approccio porta serenità ed entusiasmo: non mi aspettavo che potesse incidere in modo così importante in solo due mesi. Reja si è posto benissimo con tutti noi, ha lanciato messaggi importanti e per me si merita un bel 10 per come ha gestito un gruppo numeroso come il nostro».

La paura di non farcela. Ma Giulio Migliaccio, con Colantuono o con Reja, ha mai avuto paura di non farcela a salvarsi? «Devo dire che sono sempre stato ottimista. Lo dico con grande sincerità e non solo perché adesso siamo ad un passo dall’ottenere il nostro obiettivo. Ci sono stati momenti in cui era chiaro che avremmo dovuto soffrire più del previsto ma non si è mai trattato di paura: non era possibile, con le qualità del gruppo, dello staff, della società fallire l’obiettivo. Qui a Bergamo c’è un ambiente fantastico, l’Atalanta ha grandi strutture e una grande tifoseria: io credo nel lavoro e nei valori che vedevo ogni giorno. Non potevamo scendere in serie B». Anche perché, nel mercato di gennaio, l’arrivo di Pinilla ha confermato tutte le buone sensazioni del mastino nerazzurro. “Quando parlo di società e dirigenti di grande livello, mi riferisco anche a come è stata gestita la necessità di un attaccante da recuperare a gennaio sul mercato. German Denis attraversava un momento delicato e poi si è ripreso, avevamo bisogno di un’alternativa davanti e la società cosa fa? Il 2 gennaio prende Mauricio Pinilla che era il top tra i giocatori disponibili sul mercato. Una grande operazione che merita, secondo me, grandissimi complimenti».

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Sportiello rivelazione. L’ultima battuta di Migliaccio è per un compagno che lo ha stupito ma che, soprattutto, ha stupito davvero tutti. «Sarebbe troppo facile – conclude Migliaccio – dire che mi ha stupito uno dei compagni che magari fa tanti gol. Per me, chi ha regalato una stagione che va oltre le più rosee aspettative è stato Marco Sportiello. Alla sua età, al primo anno da titolare in un campionato difficile come quello italiano ha fatto vedere cose importanti. E chi ne beneficia sono il giocatore, la squadra e la società che ancora una volta riesce a imporre all’attenzione del campionato un altro giovane costruito in casa».

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