Musso in panchina e Gosens out per infortunio: le Nazionali sono un bel problema
Con 17 giocatori in giro per il mondo, l'attività dell'Atalanta (ma non solo) è ridotta all'osso. In più, il rischio di perdere dei giocatori è alto

di Fabio Gennari
Premessa: tutti i calciatori sono sempre entusiasti di rispondere alla chiamata delle Nazionali perché difendere i propri colori è motivo di grande orgoglio. Per quanto possa anche essere gratificante e prezioso sul piano della crescita personale trovarsi a giocare competizioni internazionali di alto livello come le Qualificazioni ai Mondiali (in questo caso di Qatar 2022), però, le esigenze delle squadre di club e i tempi della stagione "regolare" sono sempre in contrasto con il calendario che la Fifa organizza per le prime fasi del campionato.
L'Atalanta ha, in questo momento, 17 giocatori in giro per il mondo che rispondono alle chiamate dei propri Paesi. L'unico fuori dall'Europa in questa tornata è Musso, che è rimasto a guardare per 90' minuti i suoi compagni giocare (e vincere per 3-1) sul campo del Venezuela. Va bene che tutti hanno l'esigenza di avere a disposizione i migliori ma, nella situazione che stiamo vivendo e considerando che lo stesso estremo difensore argentino tornerà in Italia solo a poche ore dalla gara contro la Fiorentina, se il ragazzo non scenderà in campo nemmeno nelle prossime due gare sarebbe decisamente singolare averlo perso per dieci giorni solo per stare a guardare i compagni.
Diverso il discorso infortuni. Qui si entra nella sfera della sfortuna e quando si scende in campo c'è sempre il rischio che qualcosa possa accadere. A questo proposito, va monitorata con attenzione la situazione legata a Robin Gosens: il laterale tedesco ha lasciato il campo negli ultimi minuti della gara giocata contro il Liechtenstein perché ha messo male un piede a terra ed è stato costretto a lasciare il campo dolorante, zoppicando vistosamente. La Germania aveva già finito i cambi, l'uscita di Gosens ha lasciato la squadra in 10.
In linea generale, pur ribadendo l'importanza delle convocazioni sia per i giocatori che per le società che li hanno sotto contratto, piazzare tre partite di qualificazione ai Mondiali in questa fase della stagione significa non pensare minimamente alle esigenze delle società che pagano gli ingaggi. È così impossibile concentrare in un periodo più limitato e lontano dagli altri impegni ufficiali le sfide che decideranno la partecipazione ai Mondiali in Qatar 2022, che tra l'altro si giocheranno a novembre? Proprio il fatto che si scenderà in campo a fine anno permetteva di giocare un po' anche con i calendari, ma nulla è stato fatto e ora le squadre di club sono in difficoltà.