9 buoni motivi (oltre al costo) per non ingaggiare Ibrahimovic

9 buoni motivi (oltre al costo) per non ingaggiare Ibrahimovic
15 Novembre 2019 ore 08:52

«Ibrahimovic? Non possiamo permettercelo». Il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi ha parlato a margine della presentazione dell’Accademia Mino Favini e tra le tante domande arrivate ce n’è stata anche una sul grande attaccante svedese svincolato dai Los Angeles Galaxy. Suggestioni e fantasie a parte, un’operazione di questo tipo sarebbe certo clamorosa, ma altrettanto folle per l’Atalanta. Non c’è davvero nulla di sensato in un’ipotesi di questo genere. E ve lo spieghiamo con dieci motivi. Ecco perché l’Atalanta non dovrebbe mai ingaggiare Zlatan Ibrahimovic.

 

 

1. Alla Dea non serve un abbagliante per i tifosi. Ingaggiare Ibra significa mettere dritta negli occhi dei tifosi la luce abbagliante del talento puro che incanta. Le doti del 38enne di Malmoe non si discutono, è forte, lo è sempre stato, ma è altrettanto vero che un fenomeno così ti ruba la scena. L’Atalanta ha invece raggiunto il livello che ha grazie alla laboriosità e al carattere di perfetti sconosciuti che grazie al lavoro e allo spirito di gruppo sono andati oltre i propri limiti. Snaturare la squadra non serve.

2. L’Atalanta è uno splendido coro, lui un solista. Tutti gli osservatori sono d’accordo: nell’Atalanta ognuno mette la sua voce al servizio degli altri e il risultato è lì da vedere. Ci sono 2-3 giocatori che trascinano, leader tecnici in un meccanismo oliato che gira a meraviglia e che si può di certo migliorare. Uno come Ibrahimovic, per caratteristiche, il meno indicato a cantare in coro: è uno splendido solista. Ma alla Dea serve gente che aiuti a migliorare il coro, non chi canta da solo.

3. Ibra ha 38 anni. È vero che la natura ha regalato a Ibrahimovic un fisico spaziale, cos’ come è vero che in carriera ha subito pochissimi infortuni (uno appena molto grave) ma è altrettanto vero che dopo aver lasciato il Manchester United nel marzo 2018 è volato a Los Angeles per giocare con i Galaxy in un campionato il cui livello è molto diverso da quello del calcio europeo. Ha segnato tantissimo, ma a questa età sembra più un campione da esibizioni che un elemento su cui puntare davvero.

4. Ego smisurato contro spirito di sacrificio. La storia di Ibrahimovic è zeppa di momenti ed episodi che dimostrano come sia prima di tutto lui stesso a ritenersi il centro del mondo. Le sue uscite non sono mai banali, si sente il migliore di tutti e questo certifica una personalità fortissima, ma proprio per questo non c’è nulla che possa far pensare ad un punto d’incontro tra la sua figura e un ambiente “normale” come quello atalantino. Qui conta solo la maglia, vincere è la conseguenza di un lavoro che con Gasperini produce cose grandiose, ma il modo di intendere il calcio di uno che ha vestito le maglie di Barcellona, Paris Saint Germain e Manchester United non si incrocia con la piccola grande Atalanta?

 

 

5. Stipendio pazzesco, il bilancio prima di tutto. Dal punto di vista economico, un’operazione del genere sarebbe fuori da ogni logica. L’ultimo stipendio di Ibrahimovic è stato di 6,3 milioni di euro, non ci sono costi di cartellino per il suo ingaggio essendo svincolato, ma si tratterebbe di un’operazione senza senso. Papu Gomez, Josip Ilicic e Duvan Zapata non arrivano, messi assieme, a quella cifra. Eppure in Champions League l’Atalanta ci è arrivata con loro, quindi meglio dirottare le risorse in altro modo.

6. Non è un un’alternativa, vuole giocare. Uno come Ibra non si potrebbe mai considerare alternativa a qualche compagno. La sua storia personale e il suo modo di approcciarsi al calcio lo mettono di fatto nella condizione di farsi considerare come un elemento indispensabile su cui puntare subito. L’usato sicuro che cambia il volto della squadra, il numero 9 che ti fa svoltare. In un contesto come quello atalantino, come lo incastri uno così?

7. Tiene ancora i ritmi del calcio di Gasperini? Il calcio di Gasperini è fatto di ritmo elevatissimo e grande coinvolgimento e sacrificio. Visto il livello tecnico di Ibrahimovic è probabile che gli serva meno tempo del solito per integrarsi, ma dal punto di vista fisico e dello spirito di sacrificio uno come la stella svedese sarebbe davvero ancora in grado di mettersi in gioco? I dubbi, permettetecelo, ci sono.

8. Cerca una squadra o un’altra vetrina personale? Con una carriera come la sua, Ibrahimovic è nella condizione ideale di chi può scegliere la nuova avventura facendo letteralmente quello che gli pare. Non ha bisogno di soldi o di dimostrare qualcosa, probabilmente cerca una sfida per dimostrare ancora di essere il migliore. Un posto dove giocare e decidere di smettere, prima che sia il campo a decretarlo. Volete mettere il ritorno al Milan o a Napoli? O a Bologna per una bella storia da copertina in cui Zlatan il Grande va in provincia ad aiutare un amico in difficoltà? Tutte soluzioni da film… ma l’Atalanta che c’azzecca?

9. Non è in attacco che alla Dea mancano valori. L’Atalanta nella passata stagione ha chiuso con il miglior attacco della serie A (77 gol) sfondando il muro dei 100 gol ufficiali. Oggi i nerazzurri sono i più prolifici del torneo con 30 reti in 12 giornate e con Zapata che è fuori da 7 gare ufficiali tra campionato e Champions. Non è di certo in attacco che questa squadra ha bisogno di un elemento in grado di sparigliare le carte.

10. Meglio 3 giocatori in prestito dalle big. Facciamo l’ipotesi, remotissima, che ci sia a Zingonia la volontà di mettere sul piatto 10-12 milioni per il mercato di gennaio e per il solo girone di ritorno. Solo di stipendi. Anziché uno come Ibrahimovic, converrebbero tre prestiti secchi dalle big fino a giugno. Un difensore, un centrocampista e un attaccante: scorrete le rose delle squadre più importanti, gente cui dare 2-3 milioni per sei mesi ne trovate di sicuro. In quel caso sì che la rosa crescerebbe.

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