Una partita a suo modo incredibile, persa dopo otto minuti sul 2-0, ripresa prima del riposo con il 2-2 e poi gettata alle ortiche con un’altra amnesia a inizio ripresa. Inutile il forcing finale con Scamacca, Krstovic, De Ketelare (poi Samardzic), Raspadori e Zalewski contemporaneamente in campo. Alla fine, il Cagliari ha vinto 3-2.
Palladino, ai microfoni di Dazn, svicola dal tema tattico («Ci poteva stare la doppia punta, si sono mossi bene, ma bisogna essere più concreti») e va innanzitutto sull’approccio inadeguato: «Abbiamo preso due gol negli spogliatoi – sottolinea con amarezza – e abbiamo risentito mentalmente dell’eliminazione di Coppa Italia. Chiediamo scusa ai tifosi che ci hanno seguito numerosi anche sin qui. C’è tanta amarezza».
Una partita persa all’inizio di ogni frazione di gioco… «Nel primo tempo, dopo l’inizio da incubo, abbiamo avuto una buona reazione e abbiamo tirato fuori l’orgoglio. Poi è arrivato il terzo gol, sciocco e leggibile, che non dovevamo prendere. Ci abbiamo provato con il forcing finale, ma ci si è messo anche Caprile, probabilmente il migliore in campo».
Questa sconfitta rischia di essere un sddio definitivo alla zona Europa per l’Atalanta. «Eravamo tredicesimi e siamo arrivati a giocarci chance concrete per l’Europa – dice invece Palladino -. Una rincorsa importante, che forse ora paghiamo a livello di energie mentali, anche e soprattutto per la botta presa con la Lazio. La distanza ora è ampia, ma dobbiamo lottare sino all’ultimo secondo, cominciando con il Genoa».
Un occhio al futuro è d’obbligo. Soprattutto dopo le parole dello stesso mister nella conferenza stampa pre partita: «Ripeto, a Bergamo sto bene, ho ancora un anno di contratto e non guardo a soldi e contratti. Sono ambizioso e penso innanzitutto a gioco e risultati».