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Percassi: «Serviva scossone ma stima per Colantuono»

Percassi: «Serviva scossone ma stima per Colantuono»
Atalanta 05 Marzo 2015 ore 16:34

«Non è stata una decisione facile, la scelta di interrompere il rapporto con Colantuono è stata sofferta e dolorosa. Abbiamo fatto stagioni importanti e ricche di soddisfazioni, ci sono rispetto, affetto, stima e tanta gratitudine. Tanto ha fatto Colantuono per Atalanta e tanto ha fatto l’Atalanta per Colantuono. Per noi era necessario uno scossone, in ogni azienda nei momenti difficili bisogna saper voltare pagina e abbiamo deciso di agire. Abbiamo avuto la disponibilità di Edy Reja, serviva la scelta giusta e crediamo che sia l’ideale per portarci a fine campionato al meglio. Non ci sono più scusanti per nessuno, riteniamo intervento giusto al momento giusto. Grande in bocca al lupo al mister, da parte di tutti». Con queste parole, il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi ha spiegato alla stampa la scelta di esonerare Colantuono e di scegliere l’ex allenatore della Lazio. Tempi, modi e decisioni sono state tutti gestiti in prima persona dal numero uno nerazzurro e le sue parole non lasciano spazio a troppi dubbi.

Martedì notte. «Lunedì sono stato molto impegnato – confessa – e fino a tardissima ora non mi sono potuto dedicare alla situazione dell’Atalanta. Certo, dopo la partita la decisione già mi frullava per la testa e non solo per le quattro sconfitte di fila. Martedì ci siamo confrontati, abbiamo valutato un po’ di opzioni ma siamo andati decisi su Reja: lo abbiamo convocato a Milano nel pomeriggio di martedì, ci siamo intrattenuti fino a tarda sera e alle 2 di notte l’accordo è stato chiuso. Per un anno e mezzo, nella speranza e con la convinzione che questo gruppo possa ottenere la salvezza».

Alibi per nessuno. Durante la conferenza stampa, il presidente ha chiarito una volta per tutte la natura della decisione e ha spiegato al meglio la frase regalata in apertura. «Quando parlo di alibi che non ci sono più per nessuno, dico che non è più possibile sbagliare. Tutti, giocatori e dirigenti, bisogna fare il massimo per ottenere la salvezza. Ad inizio anno parlavamo di alzare l’asticella? Ora non conta, ora abbassiamola pure perché conta la salvezza e tutti remiamo dalla stessa parte per ottenerla. Poi ne riparleremo. La scelta di cambiare tecnico non ha alcun tipo di collegamento con le faccende extra-calcistiche che hanno colpito Colantuono: da quel punto di vista gli siamo sempre stati vicino, il rapporto era ed è ottimo».

Il rinnovo. Ma quel contratto rinnovato la scorsa estate? Anche qui, il presidente Percassi non si sottrae alla domanda e risponde con grande onestà. «Nelle nostre aziende quando un manager lavora bene lo premiamo. E quando abbiamo pensato di prolungare, lo abbiamo fatto convinti che la scelta fosse giusta. Abbiamo guardato agli ultimi 5 anni e per il lavoro fatto, la speranza era di continuare anche per i prossimi 5 anni. I risultati e le sensazioni però ci hanno portato a pensare al cambiamento per dare una svolta».

Colantuono voleva andare via già in passato. A svelare alcuni retroscena importanti, ci ha pensato il direttore Pierpaolo Marino rispondendo ad alcune domande. E dalle sue parole, si capisce come già in passato Colantuono era stato ad un passo dall’addio. «Contro il Cesena, in questa stagione, c’è stato un momento critico: il tecnico dopo la partita ha manifestato l’interesse di lasciare Bergamo. Io mi sono speso per trattenerlo, con il presidente lo abbiamo convinto. I malumori dello stadio lo avevano colpito, anche in passato ci sono state un paio di occasioni in cui Colantuono voleva dimettersi ma ci siamo opposti. Personalmente, non ho mai avuto scontri con lui: quello che è uscito sui giornali relativamente all’altro giorno e ad un diverbio tra me e lui sono invenzioni».

Reja dietro le quinte è un altro. Una situazione tesa che si è risolta con l’esonero, un presidente che ha visto il tecnico addirittura sollevato dopo la comunicazione della scelta ed un nuovo tecnico che, a sentir parlare chi lo conosce benissimo come Marino, è una garanzia. «Reja in carriera ha gestito e vissuto tante situazioni complicate, il calcio è ripetitivo e l’esperienza è importante. Quello che succede in un lustro, si ripete il lustro successivo seppur con qualche variabile. Se hai una persona che ha già gestito situazioni similari, significa avere la possibilità di fare meglio e sbagliare di meno. Esperienza e determinazione nella gestione anche dello spogliatoio sono elementi molto preziosi: Reja appare in un modo ma ha una determinazione molto forte, dietro le quinte è tutt’altra persona».

L’attenzione ai giovani. Un altro punto di forza del tecnico goriziano riguarda la capacità di gestire i giovani e qui l’esempio è emblematico. «Dopo due promozioni consecutive a Napoli, ci presentammo in serie A con 25,8 anni di età media ed eravamo i secondi più giovani del campionato. Hamsik, Lavezzi e Gargano, in quella stagione, avevano 60 anni in 3 e quindi la sua capacità di far crescere il materiale umano a disposizione è comprovata». La chiusura di Marino è dedicata all’uomo Colantuono e alla vicenda “Calcio scommesse”: «Quando ti sbattono come mostro in prima pagina non è facile per nessuno, dalle carte non traspare nulla che identifichi una persona in modo certo e quindi nemmeno Colantuono. Quando succede questo, quale uomo riesce a restare senza essere colpito? Sono situazioni che ti mandano al manicomio, ho visto Stefano provato da questa vicenda come è giusto e umano che sia e noi gli siamo stati molto vicini».

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