Nuova filosofia

Prima era “solo” un serbatoio, ora non più: la continua crescita del vivaio atalantino

Negli ultimi anni è un po' cambiata la prospettiva dei giocatori che escono dal settore giovanile e vengono ceduti ancora prima di imporsi coi grandi

Prima era “solo” un serbatoio, ora non più: la continua crescita del vivaio atalantino
Atalanta 07 Gennaio 2021 ore 22:29

di Fabio Gennari

L’ultimo è Amad Diallo, prima di lui ci sono stati anche Dejan Kulusevski, Musa Barrow ed Ebrima Colley. Qualcuno a Zingonia ci è rimasto anni, altri invece sono passati solo dalla Primavera come, ad esempio, Franck Kessie, attuamente al Milan. Il settore giovanile dell’Atalanta è storicamente uno dei più importanti del panorama calcistico italiano e Mino Favini, nel quarto di secolo passato a Zingonia, ha costruito qualcosa di unico che, grazie al nuovo corso seguito da Costanzi, continua a competere ai massimi livelli.

Ciò che è cambiato, soprattutto con Gasperini, sono i tempi e le possibilità di arrivare a giocare da protagonisti in prima squadra. Il concetto è molto semplice: ai tempi di Vavassori (ma non solo), un ragazzo che si faceva notare in Primavera poteva concretamente ambire a un futuro con i grandi. L’ultimo esempio è quello di Gianpaolo Bellini, difensore di Sarnico che ha passato tutta la vita con addosso i colori della Dea. Quel modello, con il tecnico di Grugliasco, non è più così facile da proporre.

A parte la prima stagione (quella di Conti, Gagliardini e Caldara), la continua crescita dell’Atalanta in Italia e in Europa è stata inversamente proporzionale allo spazio (e al tempo) da dedicare alla crescita dei ragazzi in prima squadra. I giocatori citati poco prima hanno trovato spazio in altre squadre o, come nel caso di Diallo, si sono messi in luce grazie alla vetrina della Youth League. E prima di poter giocare da protagonisti con Gasperini sono volati via, pronti a diventare grandi in altre piazze. Con i cartellini pagati fior di milioni alla società nerazzurra.

Per i romantici del calcio “made in Bergamo” c’è sempre la speranza di godersi i prodotti del vivaio almeno un paio d’anni, ma il calcio di oggi è fatto di scout che girano il mondo e pescano giocatori pronti in altri campionati, con gli atleti “fatti in casa” che prima di essere protagonisti dove sono cresciuti partono per farsi le ossa. Intanto, a Bergamo giocano ragazzi che continuano a regalare emozioni uniche ai tifosi. Il modello Atalanta, da questo punto di vista, sta pagando alla grande: le cessioni fruttano tantissimi soldi, che vengono reinvestiti nella squadra con risultati da applausi.

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