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Quanto è simpatico Dramé? «Nessuno mi intervista mai»

Quanto è simpatico Dramé? «Nessuno mi intervista mai»
Atalanta 04 Settembre 2015 ore 09:14

È arrivato da svincolato l’anno scorso, l’Italia del pallone lo ha conosciuto nei 3 anni passati al Chievo Verona e tutti sono consapevoli del fatto che sia uno che corre tantissimo, che ha grande generosità e che non molla mai. Pur non essendo un fenomeno. Scorrendo la sua carriera, si notano un paio di particolari importanti: Boukary Dramé, a parte una stagione particolare in Spagna con una sola presenza all’attivo, ha sempre giocato tanto. Lo ha fatto in Francia con il Paris Saint Germain e il Sochaux e lo ha fatto in Italia con i clivensi e l’Atalanta. A Bergamo sta iniziando la seconda stagione, tra campionato e Coppa Italia sono 34 le partite ufficiali disputate: la sensazione è che senza il brutto infortunio alla spalla subito a Firenze ad inizio anno avrebbe fatto l’en-plain. Dopo l’ottima gara con il Frosinone, abbiamo provato a conoscere un po’ di più di questo esterno sinistro che in campo sembra a volte un po’ scoordinato ma che ci mette sempre l’anima ed è sempre, parola di Edy Reja, molto efficace.

Boukary Dramé, iniziamo subito con una curiosità: perché non parli mai con i giornali? Le tue interviste sono veramente una rarità…

Non è che non parlo mai, però è vero che succede pochissime volte. Sono sincero, non ho nessun tipo di problema ma non rilascio interviste perché nessuno me le chiede (ride, ndr). È molto semplice. Per me non ci sono problemi, io penso a lavorare ogni giorno sul campo per dare il massimo, ma questa è la realtà.

Ok, abbiamo capito. Torniamo ad Atalanta-Frosinone: che è successo nel primo tempo quando hai toccato indietro quel pallone e per poco non regalavi il vantaggio agli ospiti?

Guarda, è molto semplice e ringrazio che c’è l’occasione per spiegare come è andata. In quel momento, con la palla in possesso mio, è il difensore che decide la giocata: io non ho visto che Sportiello stava uscendo verso di me e non ho fatto un cenno per far capire che avrei lasciato la palla. L’ho toccata perché cercavo il suo appoggio. Sono frazioni di secondo, magari lui mi ha parlato e io non ho sentito oppure lui pensava che lo avessi visto: è stata un’incomprensione, sono cose che a volte possono succedere e non ci sono colpe specifiche da dare. Fortunatamente non è successo nulla di particolare e il pericolo è passato. Andiamo avanti e cerchiamo di stare più attenti nella prossima occasione.

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E quel palo alla fine? Hai scaricato una saetta verso la porta avversaria..

È stata una bella conclusione, non è la prima volta che ci provo da fuori area e mi dispiace molto aver colpito solo il palo. Peccato, ma non demordo: sicuramente ci riproverò e la prossima occasione potrebbe essere quella giusta per segnare il primo gol con la maglia dell’Atalanta.

Quanto abbiamo visto del miglior Dramé a Bergamo?

Boh, questa è una domanda a cui non so rispondere. Posso dire che ogni volta che scendo in campo cerco di dare il massimo per la squadra e non sto a pensare se ho giocato bene o male. Certamente, al termine della partita anche io come tutti i giocatori capisco se ho fatto bene oppure no. Credo di aver giocato delle buone partite a Bergamo, altre magari sono state meno brillanti e ognuno è giusto che abbia il suo pensiero. Io tiro dritto e cerco di fare il massimo, sempre.

Durante le gare capita di sentire qualche fischio per un appoggio sbagliato, altre volte scrosciano gli applausi per un grande recupero. Come vivi i “rumori” del pubblico la domenica allo stadio?

Sono uno che cerca sempre di pensare solo alla partita, di non fare troppo caso ai fischi o agli applausi. I tifosi hanno diritto di seguire la partita come meglio credono e penso che faccia tutto parte del gioco: se sbagli possono fischiare, se fai bene ti possono applaudire. Non ci sono problemi. Ogni giocatore deve sempre essere concentrato fino alla fine, bisogna essere preparati a qualsiasi tipo di ambiente, ma credo che a Bergamo ci sia un clima davvero unico intorno a noi.

 

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Sul palco della Festa della Dea era la seconda volta che ci salivi, quest’estate ti abbiamo visto molto colpito ed emozionato...

A Bergamo la gente ama questa squadra. Ci sono tantissime persone che hanno l’Atalanta nel cuore, sono al nostro fianco e fin da piccoli coltivano e portano avanti un amore profondo per i colori nerazzurri. Quando vedi da vicino questo affetto, quando sei avvolto da tante emozioni come alla Festa della Dea capisci dove sei, cosa devi fare, quanto ti devi impegnare per questa maglia. Siamo a Bergamo, sono nell’Atalanta. Lo si capisce in ogni momento, anche per strada capita di incontrare tifosi che ti incoraggiano. L’anno scorso abbiamo passato una stagione molto difficile, eppure la gente è sempre stata con noi. In passato, al Paris Saint Germain ho visto delle cose brutte in alcuni momenti di difficoltà della squadra. Qui a Bergamo, non è mai successo nulla di cattivo o di negativo. Mai.

Per strada cosa ti dicono? Ti piace il contatto quotidiano?

Mi piace molto parlare con i tifosi. Per me, ogni giocatore deve sempre essere disponibile, quando un ragazzo ti chiede un autografo o una dedica dobbiamo essere aperti e felici per questo. Questi tifosi sono sempre vicino a noi, sempre al nostro fianco. E senza di loro, non ci sarebbe la passione per l’Atalanta. È una cosa bellissima e anche se siamo uomini prima che calciatori e quindi possiamo avere i nostri problemi a casa, in famiglia o di qualsiasi tipo come tutte le persone. Ma dobbiamo metterli da parte e fare quello che possiamo per i nostri tifosi.

 

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Dopo la gara di domenica, fuori dallo stadio, eri molto sorridente in mezzo ai tuoi amici. Qualcuno ti ha detto qualcosa di particolare per il gol sfiorato?

Niente di particolare, mi hanno solo fatto i complimenti per il tiro e la partita anche se il gol è mancato davvero di poco. Il calcio è così, mi avrebbe fatto molto piacere segnare e ho voglia di far gol ma è più importante che abbiamo vinto. Il successo ci regala fiducia e dopo la sosta andremo a Sassuolo per cercare continuità di risultati.

La vittoria di domenica lascia fiducia ma forse è meglio dimenticarla in fretta: l’Atalanta è sembrata davvero molto brava. Sia mai che ci si senta troppo sicuri a Reggio Emilia con il Sassuolo...

Sono d’accordo, al 100 percento. Con tutto il rispetto per il Frosinone, dobbiamo essere sinceri: non abbiamo fatto un colpo incredibile come potrebbe essere battere la Juve. Secondo me, vincendo abbiamo fatto qualcosa di normale, giocando bene il nostro calcio e battendo una neopromossa. Pensiamo a prendere il meglio della sfida e guardiamo avanti per continuare a fare risultato.

 

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Nel mercato si è sempre parlato di cercare due centrali e un terzino destro. In ritiro eravate 3 terzini, uno è andato via e tu finora sembri il titolare fisso. Questa fiducia di società e mister è motivo di orgoglio per te?

Io nel calcio ho sempre visto che la fiducia si guadagna sul campo. Se si gioca per un anno intero o si parte con due presenze su due da titolare non bisogna pensare che, allora, hai il posto garantito e giocherai sempre. Io penso solo a fare il massimo in ogni allenamento: il posto non è mai sicuro, si può guadagnare velocemente se sei fuori ma si può anche perdere velocemente. Bisogna sempre stare sul pezzo. Il discorso non vale per Messi, Cristiano Ronaldo e gli altri campioni di quel livello. Ma noi non siamo di quel livello, quindi bisogna lavorare sempre tanto.

Chiudiamo con qualche curiosità: Boukary Dramè, fuori dal campo, che ragazzo è?

Sono un tipo tranquillo, qui a Bergamo con me c’è mio fratello che spesso viene a vedermi in allenamento e magari poi ci si prende un aperitivo assieme e si rientra a casa. Non sono uno che va molto in giro, mi piace stare in città a Bergamo. Amo la musica hip-hop e guardo pochissima televisione ma lasciami dire una cosa: qui si mangia molto, molto bene. Mamma mia. Mi piace la polenta, adoro i casoncelli e ho un bar sotto casa dove si mangia veramente bene: il Caffè del Viale.

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