Atalanta

Raimondi capitano? Ecco 10 buone ragioni

Atalanta 25 Novembre 2014 ore 10:33

Di lui si parla poco. Troppa gente resta sorpresa delle prestazioni che regala, in tanti hanno la memoria corta e tendono a dimenticare quanto di buono abbia fatto e faccia per l’Atalanta. Noi vogliamo rendere merito al suo essere guerriero, al suo modo di giocare nell’Atalanta e alle prerogative che certificano il totale spirito di abnegazione di Cristian Raimondi. CR77 si merita la fascia di capitano per tanti motivi, ne abbiamo raccolti 10 che sono quelli più evidenti.

1)Non molla mai - Il contributo agonistico di Cristian Raimondi è costante, fuori da ogni discussione. Andate a rivedervi le sue prestazioni, ci sono stati alcuni momenti di calo ma in generale il numero 77 ha evidenziato un approccio totale nonostante non sia mai partito con i favori del pronostico in fatto di titolarità. E’ un guerriero vero, lo stesso Mino Favini si è personalmente complimentato con lui perché nonostante non avesse mezzi eccelsi è riuscito a fare una carriera di tutto rispetto con più di 400 partite tra i professionisti.

2)Non perde mai la testa - Con addosso la maglia dell’Atalanta, non ha mai perso la testa. Non ha mai preso squalifiche di più giornate per una parola di troppo, non ha mai reagito male ad una sostituzione e non ha mai mandato a quel paese un direttore di gara al quinto minuto di recupero. Mai. In ogni situazione ci ha messo la faccia, quando c’è stato il bisogno di parlare dopo una brutta sconfitta non si è mai tirato indietro. Un capitano deve capire i momenti, fare la faccia dura quando serve e stemperare la tensione nel momento critico. Con le parole giuste, con i comportamenti giusti, con l’approccio giusto. Per la verità, una squalifica lunga se l’è presa: Inter – Atalanta 3-4, cazzotto a Schelotto nel finale di partita ed espulsione. Ma anche quel gesto, per una serie di motivi legati al passato orobico del Levriero, è stato un gesto da capitano.

3)Si fa sempre trovare pronto - Da quando è all’Atalanta, difficilmente parte con i galloni del titolare inamovibile. Poi iniziano le stagioni, arrivano le prime difficoltà e dal cilindro di Stefano Colantuono esce il ciuffo ribelle di Cristian da Sedrina che scende in campo e regala prestazioni da leader. In questa stagione, dal Napoli in avanti, ha quasi sempre giocato o dall’inizio o a gara in corso. E con ottimi risultati, segno di come buone prestazioni passino prima di tutto da ottimi allenamenti e da un lavoro quotidiano costante.

4)In campo trascina pubblico e compagni - Guardate bene le immagini. Dopo il gol di Maxi contro la Roma, Cristian Raimondi si gira a festeggiare con la gente in Curva e sono i compagni a raggiungerlo. All’arrivo dell’Atalanta allo stadio, Raimondi è uscito per primo sul terreno di gioco con un bicchiere di tè caldo. Sono piccoli gesti che hanno grande impatto sul pubblico. Così come la protezione a Maxi Moralez nell’accenno di rissa del primo tempo con la Roma o le corse a perdifiato dietro agli avversari che ogni volta lo vedono protagonista. Se per primo si muove il capitano, la gente sostiene e i compagni capiscono.

5)Tecnicamente è spesso decisivo - Questo è il punto probabilmente più incredibile a suo favore. Con l’assist per Maxi arrivato al termine di una giocata da campione su Cole, lo score di Raimondi sale a 2 palloni decisivi serviti per i compagni in 5 partite. Compreso il cross per Denis contro il Napoli, più un palo a Sassuolo che avrebbe potuto significare tantissimo. CR77 non regala perle incredibili a profusione come faceva in passato Cristiano Doni, non segna molto ma se ci pensate bene sono tanti i palloni decisivi che ha giocato. Come l’assist per Denis a Siena nel giorno del suo esordio in serie A, quello a Brivio dell’anno scorso a Udine o il salvataggio sulla linea in Inter- Atalanta della passata stagione poco prima del 2-1 finale di Bonaventura. La qualità è meglio della quantità: invece di fare 50 cross sballati, lui mette in mezzo uno o due palloni a partita che risultano essere decisivi.

7 foto Sfoglia la gallery

6)Tatticamente è molto intelligente - Questo è forse l’aspetto che lo rende più speciale in un contesto di squadra. Ha giocato basso nel 4-4-2, alto nel 4-4-2 e altissimo nel 4-3-3 in alcune partite di questa stagione. I tecnici sottolineano sempre che chi gli gioca davanti o dietro è spesso protagonista di buone prestazioni. Perché lui copre quando serve, torna quando deve e attacca se è il momento. L’esperienza ti porta a capire bene i momenti della partita e basta pensare che una squadra è fatta di equilibri per comprendere quanto la sua duttilità sia preziosa. A destra, ma anche a sinistra.

7)Porta in campo i valori che identificano il cuore bergamasco - Spirito di abnegazione, voglia di superare grandi ostacoli e presunzione di potercela fare anche se i mezzi tecnici sono inferiori a quelli degli avversari sono caratteristiche tipiche del bergamasco. Siamo gente che piega il “crapù” e lavora, in tantissime cose arriviamo all’eccellenza e pur senza doti da campioni autentici ci sono esempi in molti sport di come il gene orobico sia vincente. Tornando all’Atalanta, uno come Raimondi che è cresciuto nel vivaio, ma ha poi peregrinato per la penisola prima di tornare a giocare con la maglia che ama, non può che rappresentare in campo valori che sono comuni a tutti i tifosi figli della nostra terra. E non solo.

8)Per avere stimoli, non gli serve la fascia - Sembra paradossale, ma è così. Si è letto da più parti come la scelta di dare la fascia a Denis nella passata stagione sia stata figlia anche della volontà di responsabilizzarlo e di farlo sentire importante con un cenno distintivo. Ragionamento condivisibile e nessuno può cancellare quanto di buono ha fatto German con la maglia dell’Atalanta. Dare la fascia a Raimondi però significa farla sentire addosso a tutti i compagni perché lui non ha bisogno di stimoli per provare ad essere il migliore. Lui non lo dirà mai, ma l’orgoglio che quella fascia gli darebbe sarebbe totale. E senza darlo a vedere sarebbe per Raimondi naturale continuare a fare quello che fa ogni giorno aiutando i compagni a capire come si deve sempre vivere l’Atalanta. Fascia o non fascia.

9)La salvezza passa dal gruppo - La stagione è difficile, siamo arrivati ad un terzo del campionato e ormai tutte le buone intenzioni che accompagnarono il ritiro di Rovetta sono svanite. Bisogna salvarsi giocando gare brutte, sporche e cattive. E allora spazio a chi nel gruppo pesa parecchio, a chi non ha bisogno di alzare la voce ma con il comportamento e l’applicazione trascina i compagni. Cristian Raimondi può essere capitano di questa squadra? Ha il carisma per trascinare il gruppo? Ha dentro l’Atalanta, pensa solo al bene della squadra e vuole a tutti i costi il meglio per questa maglia. Da sempre. Ecco perché è lui che merita la fascia.

10)Uomo vero prima che campione - Nel giorno del trasferimento a Livorno, prima della firma, si narra che da Bergamo venne fatto un tentativo in extremis per farlo tornare indietro. Dopo settimane senza stretta finale, Cristian aveva dato la parola al Livorno e nonostante sognasse da sempre di tornare a Bergamo, non tradì la sua promessa. Quando ci fu la possibilità di rientrare alla base, nell’estate del 2010, eccolo firmare nel silenzio e fare una sorpresa a tutti. Famiglia compresa. Oggi, solo chi ha la fortuna di sentirlo spesso a microfoni spenti, conosce lo stato d’animo di chi vorrebbe giocare sempre 95 minuti per aiutare l’Atalanta. Nonostante un contratto in scadenza, il suo pensiero fisso è la salvezza della squadra. Uomo vero prima che campione: all’ombra di Città Alta, vicino ai grandi nomi, sono stati sempre personaggi come lui a risultare decisivi per centrare l’obiettivo.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter