Prima regola: non cedere i big Per il resto, il gruppo c’era già

Prima regola: non cedere i big Per il resto, il gruppo c’era già
01 Febbraio 2018 ore 10:37

Il mercato di gennaio è chiamato comunemente di “riparazione”. Si cerca di intervenire per sistemare le cose che non vanno, si provano colpi per il futuro e in rarissimi casi capita pure di vedere qualche vero affare andare in porto. Nonostante tanti tifosi lamentassero la «necessità» (presunta) di comprare una nuova punta, l’Atalanta ha invece chiuso la campagna trasferimenti di gennaio senza particolari sussulti, né in entrata né in uscita. Per questo, il nostro voto al mercato nerazzurro è una tranquilla sufficienza.

 

 

I big a gennaio non si comprano mai. Di pancia, parecchi tifosi hanno posto la questione in questi termini: siamo messi bene in campionato e nelle coppe, bisogna prendere qualcuno per fare ancora meglio. Dal punto di vista puramente teorico, il ragionamento non fa una grinza e l’Atalanta in cassa aveva pure le risorse per poter fare qualche operazione, ma il concetto da sottolineare è un altro: a gennaio, i giocatori di un certo livello non si muovono mai. Prendendo da esempio il ruolo di centravanti, per alzare il rendimento della squadra sarebbe servito un nome veramente molto importante perché oggi la Dea, con Petagna e Cornelius, ha una sua fisionomia. Prendere un bomber e cambiare modo di giocare sarebbe stato possibile? Il tempo per lavorarci c’è in estate, non adesso. Gli attaccanti che si sono mossi in questa sessione di mercato non sono elementi che avrebbero spostato gli equilibri dell’Atalanta, i dirigenti della Dea hanno dunque scelto di non intervenire puntando su Gomez, Ilicic, Cristante, Petagna, Cornelius e Barrow. Sei giocatori per tre posti, con il ragazzo della Primavera ormai stabilmente promosso in prima squadra. Alla formazione di Brambilla verrà aggregato il giovane Latte Lath, di rientro dal Pescara proprio per dare una mano nel campionato in cui i giovani si stanno giocando lo scudetto.

Nessuna cessione eccellente, nemmeno per il futuro. L’anno scorso a gennaio partirono Gagliardini e Caldara (questo solo sulla carta) e arrivarono altri giocatori, tra cui Bryan Cristante. Erano i giorni di Kessiè in Coppa d’Africa, il giocattolo sembrava rotto e invece la squadra arrivò fino in fondo ad una stagione da applausi. Nelle ultime settimane si è parlato molto dei big attualmente in rosa ma, come al solito, le voci e le invenzioni si sono sprecate. Nessun accordo per Cristante, nessuna cessione di Toloi o Freuler e tantomeno di Gomez al Liverpool per 60 milioni di euro: questa è una grande notizia. Oggi l’Atalanta può contare su due portieri affidabili (Berisha e Gollini), quattro difensori per tre posti (Toloi, Caldara, Masiello e Palomino) più i giovani Mancini e Bastoni (entrambi rimasti a Bergamo), quattro esterni per due maglie (Castagne, Hatebnoer, Spinazzola e Gosens) più tre centrocampisti (de Roon, Freuler e Cristante) per due posti, oltre ad Haas, Schmidt e Melegoni. Certamente ogni rosa si può sempre migliorare, i dirigenti hanno scelto di accorciarla tagliando qualche elemento fuori dal progetto e dando un pizzico di spazio in più ai giovani.

 

 

Mesi importanti, per i big e i giovani in giro. Nei prossimi mesi ci sarà un triplo fronte da monitorare. Oltre a Mattiello (già preso dalla Dea per giugno, ma che resta a Ferrara), sarà molto interessante capire su quali giocatori l’Atalanta poserà gli occhi: in attacco e a centrocampo si può fare qualcosa in più con giocatori davvero di valore che possano avere il tempo di lavorare con Gasperini durante la preparazione precampionato e non nel mese in cui a Bergamo ci si gioca tantissimo. In secondo luogo, attenzione massima ai giovani che sono in giro a fare esperienza: prima di diventare quello che sono oggi, Gagliardini e Caldara hanno fatto gavetta al pari di Petagna e Cristante o Conti. I vari Capone, Valzania, Emmanuello, Cabezas, Pessina, Vido, Monachello, ecc…, stanno cercando fortuna in B e anche se è impossibile che tutti arrivino ai massimi livelli, chissà che la Dea non possa trovare altri potenziali campioni nel proprio vivaio. In attesa dei 1999 e dei 2001 che, secondo tutti gli osservatori, hanno un grande futuro. Per concludere, nessuno perda di vista il campo. La squadra attuale ci sta regalando emozioni incredibili e non è ancora finita: andremo a Dortmund e chissà dove poi (speriamo), c’è un campionato da chiudere in bellezza e il secondo round di Coppa Italia da giocare. Comunque vada, sarà un successo e il gruppo merita grandi applausi.

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