Cos’è cambiato con Reja ora che tutti si fidano di lui

Cos’è cambiato con Reja ora che tutti si fidano di lui
21 Aprile 2015 ore 11:23

Edy Reja ha quasi conquistato l’obiettivo. Ormai manca solo la matematica ma, dopo il pareggio strappato sul campo della Roma, la Dea ha raggiunto quota 30 punti e quelli che mancano per mettere la parola fine a questo campionato sono veramente pochi. Quanto ha pesato la mano dell’allenatore in queste ultime 6 partite, che hanno fruttato 7 punti? Dove è intervenuto concretamente il tecnico goriziano? Proviamo a scoprirlo insieme, perché in campo scendono i giocatori ma il condottiero è colui che decide e si prende meriti e demeriti dopo ogni partita.

Inizio molto complicato. Mister Reja è arrivato a Bergamo tre giorni dopo la sconfitta interna subita dall’Atalanta contro la Sampdoria. Era l’1 marzo, l’errore di Sportiello favorì il gol di Okaka e il 2-1 finale certificò la quarta sconfitta consecutiva dell’Atalanta. Il presidente Percassi decise in prima persona per il cambio tecnico: mercoledì 4 marzo Edy Reja divenne ufficialmente il nuovo allenatore nerazzurro e la settimana seguente fu parecchio complicata.

Durante la prima seduta di allenamento, alcuni tifosi dalla tribuna richiamarono i giocatori al massimo impegno accusandoli di essere i primi responsabili. La delusione per la sostituzione di Colantuono era cocente, il leader della Curva, Claudio “Bocia” Galimberti, non le mandò certo a dire a un gruppo che si trovava senza quell’allenatore che, in 7 anni e mezzo, è diventato il più longevo di tutti sulla panchina orobica. La prima gara di Reja fu contro il Parma. Fino al venerdì sera non si sapeva nemmeno se il match si sarebbe giocato e sul campo la prestazione fu davvero preoccupante. Al 90esimo, il risultato di 0-0 rivelò un gruppo completamente bloccato e incapace di azzannare una squadra che da settimane conviveva con lo spettro del fallimento. Reja, dopo circa un’ora di gioco, venne allontanato per aver lasciato l’area tecnica.

 

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Pareggite, paura e riscatto. Dopo la gara di Parma, i due pareggi contro Udinese (0-0) e Napoli (1-1) hanno portato la Dea alla sosta senza sconfitte. Una decina di giorni di lavoro pieni sembravano la via migliore per ottenere finalmente la prima vittoria del nuovo corso, ma contro il Torino è arrivato uno stop (1-2) che ha deluso tutti quanti. In quella partita, le scelte stesse di mister Reja non hanno convinto e la critica si è scatenata.

Poi i 4 punti strappati tra Sassuolo e Roma e il vantaggio sulla serie B salito a quota 7 punti con 7 giornate ancora da giocare, hanno rasserenato parecchio l’ambiente orobico. Soprattutto nelle ultime due partite, la mano del tecnico si è vista parecchio e senza fare strani ragionamenti sul passato è bene sottolineare come il lavoro di Reja si possa apprezzare nelle grandi ma anche nelle piccole cose.

Tutti importanti, nessuno escluso. Il salvataggio di Migliaccio nei minuti finali di Roma-Atalanta vale più di un gol, di una bella azione o di un fraseggio prolungato. In quell’intervento c’è la bravura di un tecnico nel far sentire tutti partecipi del progetto: se la testa è giusta, se l’impegno è massimo, il risultato è garantito. Migliaccio in carriera ha giocato 470 partite, a giugno saranno 34 le candeline sulla torta, ma il suo approccio mentale è esemplare. Si diceva fosse un uomo di Colantuono, ma poiché è un uomo vero e basta, si è messo a disposizione del nuovo tecnico. E Reja, con lui e come con gli altri, ha lavorato sulle gambe e sulla mente per tenere tutti sulla corda. Quell’intervento e altre due o tre giocate da applausi nel finale concitato del match dell’Olimpico sono la dimostrazione di come l’Atalanta abbia giocatori di grande spessore nel gruppo, ma allo stesso tempo un allenatore che è molto attento anche e soprattutto all’aspetto umano.

 

 

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Denis è una vittoria di Reja. «Abbiamo bisogno dei gol di Denis per salvarci» aveva detto Reja in sede di presentazione. Detto, fatto: nel momento decisivo, il Tanque è tornato al gol e nelle ultime due partite sono state proprio sue le reti decisive. Certo, con Pinilla squalificato non avremo mai la riprova di cosa sarebbe successo dopo la rovesciata messa in porta dal cileno contro il Torino, ma classifica e risultati si sistemano con i fatti. E i fatti danno ragione a Reja e a Denis.

Il tecnico è uno che in campo lavora tantissimo con il pallone ma pure con la bocca. Motiva, richiama, sprona e bacchetta i suoi in continuazione, gli allenamenti sono diventati un bel divertimento e anche se si lavora molto, in pochi se ne accorgono. Denis a Roma ha stoppato alcuni palloni come da tempo non si vedeva, ha gestito alcune ripartenze e ha segnato il rigore con freddezza e decisione. Vi ricordate il tiro dal dischetto su cui Buffon intervenne in tuffo durante Atalanta-Juventus? Quel rigore venne calciato con paura, oggi la paura è scomparsa.

Masiello-Benalouane capolavoro tattico. Chiudiamo con un paio di indicazioni tattiche che sono arrivate da Roma. Alla lettura delle formazioni, Masiello sembrava destinato a giocare esterno, con Benalouane al centro vicino a Stendardo. Ci sono due dettagli “tattici” che rendono la scelta di invertire le loro posizioni in campo (Masiello ha giocato vicino a Stendardo, Benalouane esterno destro) semplicemente perfetta. Con questa decisione, Reja ha tenuto un marcatore puro sul giocatore più importante dell’attacco romanista (Ljajic), che si muoveva esterno. Dall’altra parte la velocità di Dramè ha chiuso Iturbe e al centro l’intelligenza tattica di Masiello ha permesso a Stendardo di non perdere troppo la bussola contro uno come Totti, che sarà pur vecchiotto ma è sempre tatticamente molto intelligente.

Vincente la scelta difensiva, vincente anche quella offensiva. Con l’Empoli alle porte, fuori i diffidati Maxi e Zappacosta e dentro Estigarribia, con Emanuleson alle spalle di Denis. La scelta di schierare l’olandese è arrivata nell’immediata vigilia della gara. Episodio del rigore a parte, Emanuelson è piaciuto e la ritrovata titolarità certamente lo spronerà a lottare per una maglia anche nelle ultime 7 gare di campionato. Uno con la sua qualità, in questa squadra, può essere decisivo. Quando? Decide Reja e c’è da fidarsi.

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