Cercasi la verve di Cigarini per cambiare marcia alla Dea

Cercasi la verve di Cigarini per cambiare marcia alla Dea
16 Dicembre 2014 ore 09:30

Una punta? Centrocampisti esterni? Probabilmente sul mercato qualcosa sarà fatto in queste zone del campo ma il nocciolo della questione è un altro. Quando Cigarini gioca da Cigarini, l’Atalanta gira. Quando il numero 21 gioca come ad Empoli o a Roma con la Lazio, la Dea ha un grosso problema. Un enorme problema.

Dopo ogni sconfitta si cercano conferme analizzando i dati per capire i perché. Nei numeri, che non mentono mai, però non sempre c’è scritta tutta la verità perché alla voce passaggi riusciti Cigarini è sempre tra i protagonisti, peccato che la giocata vincente arrivi con il contagocce. Che piaccia o meno, l’Atalanta in mezzo al campo dipende in modo clamoroso dalla vena del metronomo emiliano: nessuna delle concorrenti ha un elemento della sua levatura però tante volte conta di più la fame del piede fatato.

La scorsa settimana il carattere fumantino di Cigarini ha fatto più danni di un elefante in cristalleria. Sono arrivate le scuse ma basta scorrere i social e le pagelle del post Lazio-Atalanta per capire come nessuno abbia perso l’occasione di rinfacciare al numero 21 di Colantuono la battuta (infelice) sui fischi. Aggiungiamoci che in 15 giornate di campionato, Luca Cigarini ha preso 6 ammonizioni e 1 espulsione: 3 giornate di squalifica e al prossimo cartellino scatta ancora la sanzione.

In campo è giusto farsi sentire, è giusto giocare con temperamento però un conto è vederlo fare a Cristiano Doni, un altro vederlo fare a Cigarini. Sissignori. L’ex capitano ha sempre “rotto le scatole” in campo, è capitato di vederlo espulso per proteste e se ci fossero stati i social così diffusi come oggi probabilmente anche a lui sarebbe capitato di uscire dai binari come ha fatto il Ciga settimana scorsa. Radio-Zingonia raccontava spesso di partitelle con Doni e Manfredini protagonisti pure di qualche litigio, il carattere e il carisma di quel condottiero che era Doni lo abbiamo conosciuto tutti. In campo, però, nel momento decisivo Doni c’era. Calciava in porta, faceva assist e gol importanti. Rischiava sempre la giocata, cercava di disegnare calcio e di essere decisivo. Era il suo modo di essere leader.

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Luca Cigarini, a certi comportamenti con arbitri e tifosi non riesce a far seguire gare scintillanti e giocate decisive. Non ha ancora fatto gol in campionato, ha servito l’assist per Boakye sul campo di Cagliari e poi più nulla. Ad Empoli ci si aspettava la sua qualità, a Roma con la Lazio idem e invece non si è visto mai il piglio del leader. Non si è mai alzato il livello della giocata, tanti passaggi riusciti ma spesso all’indietro. Nessun tiro in porta degno di questo nome.

A parziale discolpa, il continuo cambio di modulo. Luca Cigarini nel centrocampo a 4 ha fatto vedere le cose migliori. Ha più soluzioni di passaggio: può giocare la palla sulle fasce, cercare il cambio di campo, la punta in profondità o Maxi che si muove tra le linee. Nella soluzione a 3, gli mancano spazi e soluzioni per lo sviluppo del gioco. Se poi gioca Baselli, sembra quasi ci sia sempre un confronto da fare e lui lascia l’impressione di subire questo dualismo.

La verità è molto più semplice di quanto si possa pensare. Cigarini è un buonissimo giocatore quando gioca sui livelli migliori, un lusso per l’Atalanta. Se però non rischia la giocata e, peggio ancora, non riesce a contenere la lingua, per l’Atalanta da lusso diventa un grosso, grossissimo problema. Perché alla Dea lui serve come il pane, perché Baselli non è al suo livello ma soprattutto perché Cigarini non è Doni:  per avvicinarsi all’ex numero 27 servono continuità, qualità e voglia di essere decisivo. Meno proteste con pubblico e arbitri e più giocate “alla Cigarini”. Gli altri hanno Gazzi, Magnanelli, Verdi, De Feudis ed Ekdal: sul piano della qualità, il confronto non regge nemmeno. Però la maglia più sudata sembra troppo spesso quella degli altri.

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