L'analisi

Si chiude il mercato e l’Atalanta si merita un 9 pieno: ecco perché

Poche ore al termine delle trattative e la società nerazzurra ha definito tutte le operazioni più importanti. Una sessione capolavoro

Si chiude il mercato e l’Atalanta si merita un 9 pieno: ecco perché
31 Gennaio 2020 ore 15:30

di Fabio Gennari

Lo diciamo subito, senza nessun dubbio: il mercato di gennaio dell’Atalanta, da qualsiasi lato lo si guardi e con qualsiasi approccio lo si commenti, è stato un capolavoro. Dal punto di vista economico e tecnico, numerico e strategico, ma pure anagrafico e storico. Sono successe cose che non erano mai accadute, con la squadra che non è di certo stata indebolita ma, anzi, ne esce probabilmente rafforzata. E siccome parliamo di Atalanta, tutto questo non è affatto scontato. Nota bene: la chiusura ufficiale delle trattative arriverà questa sera alle 20, ma al momento non sono attesi altri colpi degni di nota.

Capolavoro economico. Partiamo dall’aspetto che, normalmente, scalda meno i pensieri dei tifosi. L’Atalanta ha effettuato operazioni in uscita per circa 74 milioni di euro nel mese di gennaio: Kulusevski (44 milioni dalla Juventus), Barrow (18 milioni dal Bologna), Ibanez (10 milioni dalla Roma) e Masiello (2 milioni dal Genoa). Non arriveranno tutti subito, così come, quelli spesi, non sono già usciti in toto. In ogni caso, gli investimenti programmati ammontano a ben 65 milioni di euro: Caldara (15 milioni), Tameze (8 milioni), Czyborra (5 milioni), Bellanova (5 milioni) e Sutalo (5 milioni) sono gli acquisti, cui vanno aggiunti anche i soldi per il riscatto di Zapata (12 milioni) e Pasalic (15 milioni). Praticamente è stato un autofinanziamento.

Le garanzie tecniche. Storicamente, l’Atalanta fonda le sue fortune di bilancio sul “player trading”: si vendono i giocatori migliori e si riparte con altri profili cercando di ripetersi. Ora che il livello si è alzato fino alla Champions e le ultime cessioni hanno creato una bolla positiva così grande per il club, è chiaro che si fa meno fatica a trattenere i migliori, ma riuscire a fare un mercato con parametri economici come quelli descritti sopra è sensazionale. Nessun titolare è partito e nemmeno sono stati ceduti ragazzi che rientrano nel gruppo dei 15 titolari di movimento che Gasperini ha più volte applaudito. Eppure il tecnico ha più soluzioni e tre nuovi giovani del 1999 o del 2000 su cui lavorare per il futuro.

Gruppo numericamente ok. Gasperini ha sempre sottolineato di non aver bisogno di chissà quanti giocatori per affrontare tutte le competizioni, ma di prediligere quei “pezzi” che fanno la differenza. Due elementi come Mattia Caldara e Adrien Tameze (entrambi del 1994) rappresentano innesti pronti subito per dare un ricambio ai titolari in ruoli dove prima c’erano delle mancanze. Troppe volte si è parlato del “vice Ilicic” e l’errata interpretazione arriva da alcune considerazioni fatte in passato da Gasperini, ma è chiaro che con Zapata, Ilicic, Gomez, Muriel e Malinovskyi, più Pasalic, l’attacco può contare su sei uomini per tre posti. Infatti Barrow è andato a giocare e non ci sono stati nuovi arrivi in attacco.

Vittoria strategica su tutta la linea. Tutte le operazioni che abbiamo descritto sono state fatte con una particolare attenzione anche ai minimi dettagli. Balza all’occhio come piazzare tutti i riscatti come “diritti” e non “obblighi” tuteli la società in prospettiva, mantenendo il pieno controllo sui calciatori. Non c’è nessun calciatore in prestito secco come avvenuto per Kjaer e una serie di introiti e spese spalmati su più anni garantiscono che i bilanci non saranno mai in sofferenza. Oltre a questo, avere solidità economica e inserire in gruppo ragazzi giovani ti permette di non creare dualismi e di poter serenamente rispondere “no, grazie” in caso di offerte anche pesanti per qualche titolare: il Lione, ad esempio, si è fatto sotto per Gosens proponendo circa 25 milioni di euro.

Occhio all’anagrafe: Dea più giovane. Anni di nascita alla mano, il gruppo atalantino è certamente migliorato. Al posto di Masiello (classe 1986) è arrivato Caldara (classe 1994) e per la difesa nerazzurra non ci sono dubbi che affidabilità, conoscenza del gioco di Gasperini e garanzie nel medio periodo siano garantite. Al posto di Ibanez (classe 1998) è arrivato Sutalo (classe 2000) e diventa difficile pensare che il giovane croato possa giocare meno di mezz’ora in un anno come accaduto al brasiliano. Gli altri innesti sono comunque di grande prospettiva e l’età media della rosa si è abbassata anche solo ragionando su Kjaer (classe 1989) e Czyborra (classe 1999).

Sessione di mercato storica. Complessivamente, dunque, quella che si va a chiudere è una sessione di mercato storica. Mai l’Atalanta aveva incassato tanto in così poco tempo, mai l’Atalanta aveva speso tanto per operazioni di acquisto o riscatto e, soprattutto, è la prima volta che i dirigenti nerazzurri si trovano a cercare di intervenire su una squadra che sta disputando la Champions League e tra meno di venti giorni affronterà gli ottavi di finale contro il Valencia. Non era semplice mettere mano a un ingranaggio che gira a meraviglia, Luca Percassi e Giovanni Sartori ci sono riusciti. Ora sarà il campo a dire l’ultima parola. Speriamo sia ancora una volta positiva per tutto il mondo atalantino.

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