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Toloi e la sua Dea "brasileira" «A Firenze per fare risultato»

Toloi e la sua Dea "brasileira" «A Firenze per fare risultato»
Atalanta 02 Ottobre 2015 ore 09:43

Arriva in sala stampa con la sua bella faccia sorridente, i capelli perfetti ma senza eccessi. Dice subito che parlerà in portoghese: fortunatamente siamo attrezzati, ma la prima intervista di Rafael Toloi dopo la sua presentazione alla stampa scorre via con tante curiosità e qualche aneddoto sicuramente divertente. Il 24enne difensore brasiliano sta facendo vedere ottime cose, il suo rendimento è già ai massimi livelli e Bergamo lo ha subito scoperto anche goleador. Lui racconta tutta la sua felicità con parole semplici, si capisce subito che la dimensione bergamasca gli calza a pennello ed è un piacere sentirlo parlare di “Torcida” quando gli si chiede dei tifosi atalantini, o descrivere l'Atalanta come brasiliana per spirito e mentalità. Unico appunto? Pare non abbia ancora assaggiato i casoncelli, dopo oltre un mese dal suo arrivo a Bergamo. È importante rimediare al più presto.

Rafael Toloi, da due partite giochi titolare e stai stupendo tutti. Ti aspettavi di partire così forte?

Sono contento di quello che sto facendo. Gioco in una squadra con tanti buoni giocatori, lì in difesa c’è Paletta che è veramente forte e io lavoro ogni giorno per migliorare. Ci sono differenze con il calcio brasiliano, dal punto di vista tattico il mister chiede particolare attenzione alla linea difensiva e quindi serve ancora un po’ di tempo perché qualche difficoltà, per me, c’è. Pian piano sto migliorando: sono molto felice di come è andata nelle ultime due gare.

 

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La squadra vola: 11 punti, sesto posto in classifica e la gente sogna l’Europa. Come la vivi?

È vero, siamo partiti bene e il campionato ora dice questo. Non possiamo far altro che andare avanti partita dopo partita: la Sampdoria ormai è alle spalle e adesso c’è la gara contro la Fiorentina. Sono una squadra di livello ma sappiamo tutti che anche l’Atalanta ha qualità importanti per potersi giocare le sue carte. Facciamo vedere un ottimo gioco contro tutti, abbiamo un’ottima condizione fisica e dunque dobbiamo continuare su questa strada.

Personalmente, a che punto sei dal punto di vista della condizione fisica e tattica?

Fisicamente mi sento molto bene, non vedo nessun tipo di problema anche perché in Brasile, prima di venire all’Atalanta, ho sempre giocato con continuità. Dal punto di vista tattico, in Italia ci sono molte più difficoltà rispetto al Brasile e nelle ultime tre settimane ho aumentato tantissimo l’intensità per imparare il più velocemente possibile quello che vuole Reja. Gli attaccanti qui tagliano parecchio, si muovono in continuazione e quindi gli automatismi vanno imparati molto bene. Con la Roma giocavo a tre, il lavoro di Garcia era diverso e dunque qui a Bergamo sto imparando un nuovo modulo.

 

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Cosa e dove può migliorare l’Atalanta?

Lo dico sempre e lo ripeto: si può sempre migliorare, in tutti i reparti. Non penso che ci sia una zona di campo particolare su cui concentrare le attenzioni: difesa, centrocampo o attacco devono giocare sempre con attenzione e grande piglio. Se questo avviene, i risultati arrivano e la squadra lascia una buona impressione ma è normale cercare di affinare e di migliorare tutti gli automatismi della squadra. In ogni zona del campo.

Una curiosità: adesso che sei arrivato qui, in Brasile si parla dell’Atalanta?

Sinceramente non si parla molto di Atalanta in Brasile. Ovviamente, quando è emersa per me la possibilità di venire a Bergamo e ne ho parlato con l’allenatore lui ha fatto molto per farmi restare. Ho pensato però che per me fosse un’ottima opportunità, sono giovane e a 24 anni ho deciso di tornare qui dopo l’esperienza con la Roma per giocarmela in un campionato difficile. La mia famiglia era d’accordo con me e abbiamo deciso di accettare la proposta dei nerazzurri.

Due partite, un gol fatto e un secondo mancato di poco. Se continui così, stupirai tutti.

Mi piace spingermi in avanti sui calci piazzati, nel San Paolo non ho segnato molte reti ma con la mia precedente squadra, il Goias, ho raggiunto grandi risultati. In tre stagioni ho realizzato 27 o 28 gol, sono il difensore che ha segnato di più nella storia di quel club. È una mia caratteristica, ci provo spesso e a Empoli è andata molto bene. Peccato per la gara di lunedì scorso contro la Sampdoria: potevo fare due su due ma la palla è andata sul fondo di pochissimo.

 

ALBERTO MARIANI-ATALANTA - SAMPDORIA  SERIE A TIM 2015-2016

 

Facciamo chiarezza, dicci la tua: quel contatto con Pucciarelli a Empoli poteva costare il rigore?

Secondo me non era calcio di rigore. Io stavo chiudendo e correvo verso la porta, lui ha incrociato la mia traiettoria e il contatto è avvenuto di spalla. Un contrasto di gioco, una giocata pulita che non andava punita con il rigore. Assolutamente.

Sarebbe stata una beffa: dopo il gol fatto, causare il rigore del possibile pari.

Per noi era importante fare risultato, volevo festeggiare l’esordio con una vittoria e addirittura sono riuscito a farlo con un mio gol decisivo. Il massimo. Tutta la mia famiglia è a Bergamo, i miei genitori e mia moglie Flavia con la nostra bambina Maria Raffaella mi hanno raggiunto e abbiamo festeggiato insieme. Ci voleva per iniziare bene questa nuova tappa nella mia carriera e nella nostra vita a Bergamo. Adesso puntiamo a continuare così, fino alla fine.

Vedendoti giocare, si nota subito che ami uscire palla al piede.

Non è una richiesta specifica del mister ma è una caratteristica mia e, credo, anche di Paletta. C’è molta qualità in questo gruppo, a me piace provare a iniziare l’azione giocando palla a terra fin da fuori l’area di rigore: credo sia importante farlo per lo sviluppo del gioco. Sono brasiliano ed è normale provare la giocata per noi, devo dire anche che nella formazione Primavera giocavo da centrocampista quindi un po’ di questa impostazione mi è rimasta anche ora che mi muovo al centro della difesa. Mi sento molto a mio agio.

 

ALBERTO MARIANI-ATALANTA - SAMPDORIA  SERIE A TIM 2015-2016

 

Possiamo dire che per come gioca, l’Atalanta ha una mentalità un po’ brasiliana?

Possiamo dirlo, sì. Abbiamo giocatori che hanno qualità tecniche importanti, gente che punta l’uomo e cerca la superiorità. Quando sono entrato mi sono sempre trovato a mio agio con lo spirito e con il modo di stare in campo dei compagni: questo è molto importante perché dimostra che abbiamo mentalità e qualità per fare un calcio propositivo e divertente. Adesso i risultati arrivano e siamo tutti contenti ma è vero che in campo siamo felici. Io, personalmente, gioco sempre con serietà e concentrazione ma la felicità è un elemento importante per dare il massimo.

Domenica c’è la Fiorentina, la prima della classe.

Partita difficile, loro hanno qualità ma per caratteristiche sono una squadra che gioca e lascia giocare. Dovremo andare al Franchi e pensare a fare la nostra gara, abbiamo le possibilità di fare una grande sorpresa domenica sera e ci stiamo allenando per riuscire a trovare tutte le contromisure che servono per coprirsi, ma anche e soprattutto per cercare un grande risultato. Sicuramente, per come giochiamo noi è meglio affrontare una squadra come la Fiorentina piuttosto che formazioni chiuse che pensano solo a difendersi e a rompere le trame avversarie.

Alla Nazionale ci pensi mai?

Nella nazionale brasiliana ci sono tanti giocatori che giocano ad un livello molto più alto rispetto al mio, anche in Europa. Per ora non ci penso troppo, sono giovane e devo solo pensare a giocare bene qui. Anche perché se gioco bene qui tutto può succedere. Sarebbe un piacere. Qualcuno in Brasile mi diceva che era meglio stare in Brasile nel San Paolo perché era una squadra grande, altri mi hanno consigliato di venire in Europa perché qui giocano i migliori del mondo. Ho scelto l’Italia e sono convinto di aver fatto la cosa giusta, adesso devo solo pensare a fare il massimo con la squadra nerazzurra.

 

ALBERTO MARIANI-ATALANTA - SAMPDORIA  SERIE A TIM 2015-2016

 

Hai già scoperto Bergamo?

Sono arrivato in una realtà decisamente più piccola rispetto a Roma e, soprattutto, a San Paolo del Brasile che conta quasi 20 milioni di abitanti. Sono originario del Mato Grosso, qui mi piace molto perché la città è tranquilla e stiamo bene con mia moglie e con la mia bambina. Mi piace passeggiare per la città, è tutto a misura d’uomo e mi piace tantissimo. Anche a tavola va tutto molto bene: in Brasile siamo abituati a mangiare piatti unici con carne, riso e fagioli, qui invece si mangia pasta senza problemi. All’inizio avevo nostalgia del cibo, ma basta girare un attimo e anche qui si trova tutto ciò che vogliamo. Anche da quel punto di vista, ci troviamo molto a nostro agio.

Il primo impatto con lo stadio gremito come è stato?

In Brasile abbiamo la Torcida, ma in molti stadi i tifosi si sentono un po’ lontani perché gli impianti sono grandi. Qui a Bergamo c’è uno stadio piccolo ma l’appoggio della gente ti arriva immediatamente. Sono tutti molto attaccati alla squadra, la “Torcida” di Bergamo si sente tantissimo quando sei in campo. Quando sono in giro per la città succede di incrociare tifosi che mi fanno i complimenti e mi danno la carica: è una sensazione bellissima che ci aiuta a prepararci ancora meglio.

Su Twitter, i tifosi della Roma, hanno salutato il tuo primo gol con grande stupore ed affetto.

È incredibile, si ricordano ancora di me. È successo un episodio anche qui a Bergamo: ero al ristorante a mangiare e ad un certo punto dal tavolo di fianco si sono alzati alcuni tifosi della Roma che mi hanno chiesto foto e autografi. Pensavo che fossero dell’Atalanta ed invece erano romanisti. Con loro ho giocato solo 7 partite ma si ricordano di me: pazzesco, in Brasile una cosa del genere non capita mai.

Abbiamo finito, in bocca al lupo per le prossime partite!

Grazie mille. Chiedo scusa per la lingua, spero tra poco di poter fare una bella intervista in italiano. Lo capisco e lo parlo ancora pochissimo, a Roma quando giocavo io c’erano ben sei brasiliani e quindi era normale parlare in portoghese. Qui a Bergamo mi trovo con tutti molto bene, argentini o cileni o paraguaiani che siano. Per la lingua, spero di essere pronto tra un paio di mesi.

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