I tre comandamenti nerazzurri che devono capire i criticoni

I tre comandamenti nerazzurri che devono capire i criticoni
Atalanta 12 Giugno 2018 ore 10:41

Ci sono alcuni verbi che, in questo periodo, sono tremendamente abusati. Siccome non c’è nulla di concreto da segnalare sul mercato (magari nelle prossime ore cambierà qualcosa, ma per ora è così), cerchiamo di capirci meglio: programmare, spendere e comprare sono gli imperativi che, tra gli appassionati nerazzurri più critici, vanno per la maggiore. Siccome la maggioranza silenziosa ha fin troppo chiara la strategia della Dea e ha già assimilato il concetto di pazienza, cerchiamo di capire come aiutare quei tifosi che se non vedono nuovi acquisti ogni cinque minuti si agitano e si preoccupano come se l’Atalanta fosse allo sfascio.

 

 

Primo comandamento: programmare. I filosofi del pallone, quelli che ci vedono lungo e pensano che tirare avanti una squadra di calcio sia come giocare a Football Manager e le partite siano uguali a quelle della Play-Station, in questa fase dell’anno armano il ditino della critica corrucciando le sopracciglia e sostenendo che bisogna «programmare». Tradotto in parole povere, per noi che mangiamo pane e chilometri quando gioca l’Atalanta e non i Fonzies sul divano di casa, diventa difficile comprendere il concetto: cosa vuol dire “programmare”? L’Atalanta sta portando avanti, da due anni, un progetto tecnico che non ha eguali in Italia. Nessuno riesce a fare quello che stiamo facendo a Bergamo: chi è davanti ha buchi come crateri nel bilancio, chi è dietro vende perché deve sistemare i conti e chi è più o meno a pari nemmeno sa ancora se giocherà in Europa. L’Atalanta gioca, vince e convince. Certo, si poteva essere un po’ più avanti su qualche fronte, ma ci sono una serie di motivi che non lo hanno permesso. Colpe? Errori? Può darsi, intanto nulla è compromesso e se c’è una cosa che dalle parti di Zingonia non manca è di certo la programmazione.

Secondo comandamento: spendere. Il secondo comandamento che anima le fantasie dei più critici è legato all’insensata immagine di una famiglia Percassi rinchiusa nella mega villa di Valverde a contare e ricontare i dobloni incassati dal mercato. Una piscina di monete d’oro che nemmeno Zio Paperone nei giorni migliori, in cui tuffarsi per godere di tanta ricchezza. Sono queste le argomentazioni che usano i contabili più accaniti: hai incassato 140 milioni, adesso spendi che ci servono i giocatori forti. Per gli amanti del genere, il consiglio è quello di rivedersi Radiofreccia, film diretto da Luciano Ligabue nel 1998. «Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx» diceva il personaggio interpretato da Stefano Accorsi a un certo punto della pellicola. La storia dell’Atalanta è quella, puoi migliorarla e certamente si possono scrivere nuovi capitoli, ma non puoi scappare da quello che sei e se fai il passo più lungo della gamba, prima o poi cadi e ti fai male davvero. Questa è l’unica verità, altro che piscine di danaro.

 

 

Terzo comandamento: comprare. L’ultimo grido di dolore del tifoso disperato perché l’Atalanta non si muove sul mercato come una scheggia impazzita è questo: compra, Percassi, compra. Anche qui, come sempre, la storia recente della Dea è emblematica e il progetto (che è cambiato rispetto all’anno scorso) è fin troppo chiaro: la società si muoverà solo per comprare qualcuno che faccia davvero la differenza e solo con l’ok di mister Gasperini. È stato così per Reca, sarà così anche per gli altri giocatori che arriveranno. Perché, statene certi, arriveranno. Lo shopping compulsivo non è affare dell’Atalanta, una squadra come quella nerazzurra ha bisogno di pochi ritocchi e nessuno può sapere cosa si dicono nelle segrete stanze Antonio, Luca, Giovanni, Roberto e Gian Piero: sono loro che si confrontano e decidono, hanno in mano strategie e portafoglio. Sanno bene cosa bisogna fare, magari non andranno sempre perfettamente d’accordo ma all’Atalanta c’è un team che decide insieme e spera di fare il meglio per la Dea. Qui fuori siamo tutti ds, presidenti, amministratori delegati e allenatori: è il bello del calcio ma a questa Atalanta non serve comprare tanto per farlo.

La morale? Lasciate fare a loro. I risultati del campo sono sempre i giudici finali e visto quello che è accaduto negli ultimi due anni è chiaro che non ci sia molto da aggiungere. Lasciate fare a loro. Percassi ha detto che la squadra sarà pronta per il ritiro? Ha dichiarato che si cercherà di migliorare? Si diceva di Cristante in partenza e basta? Non sta succedendo nulla di contrario rispetto alle attese e quindi tocca solo stare calmi e aspettare. Che arrivi Quagliarella, Tumminello, Tizio, Caio o Sempronio non è importante: vediamo e giudichiamo solo tra qualche settimana, se un giocatore indossa la nostra maglia significa che qualcuno lo ha visto giocare in diverse partite. Fidatevi dell’Atalanta, in questo momento è un investimento sicuro.

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