Tre punti (tattici e non solo) per tornare a essere la Dea

Tre punti (tattici e non solo) per tornare a essere la Dea
Atalanta 04 Settembre 2018 ore 10:23

Due concetti da cui ripartire e una piccola riflessione sui grandi spostamenti tattici che l’Atalanta ha messo in pratica nella ripresa della sfida con il Cagliari. La sconfitta con i sardi ha lasciato parecchio amaro in bocca ai tifosi e agli addetti ai lavori, il rischio di fare molto molto bene o decisamente male dopo l’eliminazione con il Copenaghen era elevato e purtroppo si è verificata l’eventualità peggiore. Nessun dramma, ovviamente: tempo e spazio per sistemare tutto ce n’è, ma la strada per farcela è tanto semplice quanto unica: l’Atalanta deve tornare a fare l’Atalanta.

 

 

Punto primo: non manca nulla. Alla squadra di Gasperini non manca nulla per rialzarsi. Contro i sardi le assenze di Toloi e Palomino si sono rivelate pesanti, soprattutto per la fase di spinta. Con l’argentino al centro della difesa, spesso la squadra riesce a giocare più alta (ha grandi doti di anticipo) e con il brasiliano l’azione riparte da dietro con ottima qualità. I due giocatori rientreranno nel giro di poco, in mezzo ci sono alternative a disposizione e davanti si attendono anche tempi certi per Ilicic, che è comunque in netta ripresa. Insomma, la rosa non ha buchi evidenti e quindi si può guardare avanti con fiducia. Il tecnico ha la possibilità di lavorare con molti giocatori dalle caratteristiche anche diverse tra loro, ad esempio in attacco ci sono sei giocatori più Tumminello che hanno caratteristiche diverse: la difficoltà, che poi è una costante dei processi di crescita, è trovare i giusti meccanismi tra (per dire) Zapata, che è molto più “da profondità” di Petagna, e Pasalic, che ancora deve imparare a fare il Cristante, piuttosto che tra Rigoni (bravo a puntare in avanti ma meno continuo di Ilicic a venire a prender palla dietro) e i centrocampisti centrali.

 

 

Punto secondo: dipende solo dalla Dea. Il lavoro a Zingonia sarà molto importante, con Gasperini ogni seduta sul campo del Bortolotti è fondamentale per migliorare e dopo qualche giorno di stacco (la squadra torna in campo giovedì) sarà decisivo ritrovarsi e cercare di preparare al meglio la sfida in programma dopo la sosta con la Spal. Indipendentemente dall’avversario, se la Dea avrà tempo e modo di analizzare gli impegni e proporre le soluzioni adeguate, vedremo partite in cui i ragazzi di Gasperini torneranno a mostrare il calcio che abbiamo visto a più riprese negli ultimi due anni e mezzo. Il nocciolo della questione è sempre quello: con il tecnico di Grugliasco la squadra ha ormai raggiunto un livello tale da cambiare tanti interpreti senza subire mai scossoni. E di giocatori importanti ne sono andati via molti, ma a fronte di tanti ottimi nuovi innesti. L’Atalanta è più avanti degli altri con la preparazione e ha fatto faville contro Frosinone e Roma, una gara storta con il Cagliari non può far cadere tutti nello sconforto. Quindi riposiamo con fiducia, pronti al tour de force di fine settembre con Spal, Milan, Torino e Fiorentina in quindici giorni.

 

 

Punto terzo: tante soluzioni, ma con i sardi nessun risultato. Tornando sulle scelte di Gasperini nella seconda parte di gara con i sardi, giusto fare una sottolineatura. Avere tante soluzioni a disposizione non è mai una cosa negativa ma il giudizio bisogna sempre darlo su quanto poi accade in campo. Non sulle intenzioni, che sono certamente sempre le migliori. Se tre cambi di modulo in 45′ minuti producono zero occasioni da rete contro il Cagliari (non il Real Madrid), significa che la scelta non è stata positiva. Lo stesso allenatore, nel dopo gara, ha parlato di identità da non perdere e di quello che non è stato fatto. In linea generale, Gasperini ha certezze granitiche in merito all’assetto dell’Atalanta e non ha nessuna intenzione di cambiare. Quando, anche altre volte, ha deciso di schierare la difesa a quattro (lui che ha lo schieramento a tre come dogma tattico) è stato in situazioni particolari e di difficoltà. A Bergamo spesso si vedono squadre molto coperte e si cercano soluzioni per scardinare le difese ma, ad esempio, con uno come Zapata si può giocare molto di più dentro l’area rispetto a quando c’era Petagna. Ci sono tante piccole cose che si possono fare, Gasp in panchina è una garanzia e di certo avrà già iniziato a studiare nei dettagli i prossimi avversari. Avanti con fiducia e tanta voglia di tornare a stupire.

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