Ancora qua, un anno dopo Rendiamo l’Europa nerazzurra

Ancora qua, un anno dopo Rendiamo l’Europa nerazzurra
Atalanta 04 Maggio 2018 ore 09:57

Ci sono talmente tanti motivi per cui sarebbe splendido andare nuovamente in Europa che un articolo come questo non andrebbe nemmeno scritto. Ma poiché ogni tanto è anche giusto mettere i puntini sulle “i”, allora proviamo a spiegare nel modo più chiaro possibile perché l’Atalanta, sesta forza del campionato con 58 punti in classifica e un vantaggio di quattro punti sull’ottavo posto, punta dritta alla nuova partecipazione all’Europa League. Lo vogliono tutti a Zingonia, dal presidente fino all’ultimo magazziniere.

 

 

Punto primo: risultato sportivo enorme. Il calcio è prima di tutto uno sport e, come capita in tutte le discipline, si scende in campo sempre per ottenere il massimo. Dopo i 72 punti dell’anno scorso, l’Atalanta sta giocando per ripetere quella vera e propria impresa sportiva ed è ovvio che tutti, a Zingonia, siano focalizzati nella rincorsa a questo sogno. Dai giocatori al tecnico fino ai dirigenti più alti  sono completamente travolti da questa nuova ondata di entusiasmo e la voglia di arrivare al traguardo è massima. Professionalmente parlando, un giocatore che per due anni arriva alla qualificazione in Europa aumenta di valore ed è gratificato dalla vetrina internazionale; un tecnico che lavora con il materiale a disposizione riuscendo a lanciare calciatori di grande livello in continuazione si merita tanti elogi; una società che parte dalla provincia e si misura con successo al cospetto di corazzate europee non può che guardare con fiducia ad una nuova avventura in giro per il continente. La proprietà e i calciatori sono consapevoli di quanto sia cresciuta l’Atalanta grazie alle otto gare giocate in Europa League e Gasperini è il primo a volerci riprovare, tanto da parlarne ogni volta che si siede in conferenza a Zingonia o allo stadio.

Punto secondo: la piazza sogna, nessuno molla. Il secondo elemento che solo un cieco potrebbe ignorare è la passione della gente. Il tifoso atalantino lo riconosci a centinaia di metri di distanza, allo stadio, da molte partite a questa parte, ci sono facce stravolte dalla gioia al fischio finale e, considerando il rapporto che la piazza ha con la squadra, è chiaro come tutti vogliano fortemente la stessa cosa. I tifosi (ma non solo loro) hanno pianto quando si è usciti contro il Borussia Dortmund, ma la voglia di riprovarci subito è enorme. La consapevolezza che se si dovrà partire dai preliminari sarà molto dura è diffusa, certamente il lavoro verrà organizzato di conseguenza, ma a Zingonia ci sono fior di professionisti che vogliono solo fare il massimo per l’Atalanta. Perché sono tutti uomini, fatti di carne e ossa, e sentono le emozioni della gente sulla pelle. Ogni giorno. La consapevolezza che se anche dovesse andare male nessuno si scandalizzerebbe (la delusione, quando hai dato tutto, la assimili meglio) è un punto di forza. E allora continuiamo, tutti insieme, a sognare.

 

 

Punto terzo: i gironi valgono oltre 10 milioni. Siccome a certi livelli il calcio è anche un business, giova ricordare che la partecipazione ai gironi di Europa League vale un sacco di soldi. Per la stagione 2017/2018 la Dea dovrebbe incassare complessivamente (tra Uefa, “market pool” e botteghini) circa 11 milioni di euro e se ormai da queste parti è cambiata la percezione del mercato viste le enormi plusvalenze compiute nell’ultimo anno e mezzo, non bisogna mai dimenticare da dove si viene: qualche anno fa, per 12 milioni l’Atalanta ha venduto Baselli e Zappacosta al Torino incassando soldi importanti per tenere in piedi il bilancio; oggi, invece, un’operazione del genere non è più necessaria. Giocare a Reggio Emilia è ovviamente scomodo, dal 2019/2020 c’è la possibilità concreta che si possa scendere in campo a Bergamo, ma intanto se vai subito in Europa League e giochi ancora al Mapei Stadium mantieni aperta una vetrina internazionale che frutta soldi (quindi puoi cedere meno) e invoglia i giocatori a venire a Bergamo (quindi puoi comprare meglio). Concentriamoci tutti sulla prossima cavalcata, adesso mancano tre gare e la Dea ha grandi possibilità di farcela: se va bene, il carro verso il paradiso si riempirà in un attimo; se andasse male, invece, pensate solo ad applaudire. Saremo molti meno ma daremo comunque spettacolo.

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