Un imbecille e quel petardo non possono cancellare tutto

Un imbecille e quel petardo non possono cancellare tutto
08 Novembre 2017 ore 11:15

Quel petardo è la cartolina migliore di cosa non deve accadere durante una partita di calcio. Nella settimana in cui l’Atalanta presenterà in Comune a Bergamo il Piano attuativo per la ristrutturazione dello stadio, l’episodio che è accaduto domenica all’inizio di Atalanta-Spal è talmente grave che può e deve essere considerato come uno spartiacque. Nessuno può intaccare il percorso di crescita di una tifoseria che settimana dopo settimana sta dimostrando nei fatti di essere maturata: negli ultimi due campionati, in casa l’Atalanta ha affrontato parecchie gare a rischio eppure è filato tutto liscio. E non può, un imbecille, cancellare tutto.

 

 

Cosa è successo allo stadio. Per chi ancora non lo sapesse, domenica sera allo stadio di Bergamo si è sfiorata la tragedia. Pochi istanti dopo l’inizio della partita, dalla Curva Pisani è “piovuto” un grosso petardo appena dietro i tabelloni pubblicitari: il botto è stato violento, nei paraggi c’era un fotografo spallino che ha riportato una ferita alla gamba e solo per puro caso le conseguenze sono state di lieve entità. Il giudice sportivo ha deciso di dare ventimila euro di multa alla società per quanto accaduto ma non è la sanzione il punto centrale del discorso. In quella zona di campo, a pochi metri dal portiere che difende sotto la Nord, ci sono sempre addetti al campo, fotografi e soprattutto raccattapalle. Ragazzini e ragazzine atalantini. Se il grosso petardo fosse finito un po’ più a destra o un po’ più a sinistra, le conseguenze sarebbero state ben diverse. Torniamo su questo episodio a due giorni di distanza perché, a mente fredda, la capacità di analisi è migliore ma la conclusione non può che essere dura come quella arrivata a caldo: l’imbecille che compie un atto simile va scovato, multato ed escluso per sempre dallo stadio.

Lo stadio del futuro non ammette questi errori. Il progetto di ristrutturazione dell’ex Comunale sarà svelato tra pochi giorni, ma è ormai noto che i settori popolari alle spalle delle porte saranno posizionati molto più vicino al campo e senza barriere. La chiamata alla piena responsabilità dei tifosi è talmente evidente che nessuno potrà dire di non aver capito: la Curva coperta, il tifo incessante e lo spettacolo vissuto da pochi passi passa per una presa di coscienza totale da parte di chi allo stadio entra per sostenere con tutto il cuore l’Atalanta. A Bergamo, negli ultimi anni, sono arrivati romanisti, juventini, napoletani, interisti, veronesi e chi più ne ha più ne metta. Tifoserie toste, il pericolo di scontri è spesso stato alto, eppure non si sono mai registrati episodi violenti come in passato. Il cambio di passo della Nord, il salto in avanti degli ultras e la maturazione in tema di comportamento all’interno dell’impianto ha ridotto al minimo le problematiche esaltando sempre di più lo spettacolare sostegno della gente piuttosto che le tristi copertine dei giornali con volti incappucciati e i bollettini degli scontri in bella mostra.

 

 

La collaborazione di tutti per il bene comune. Durante le partite, gli ultras chiedono l’aiuto di tutti per cantare e incitare la squadra. Con i megafoni e i tamburi è ancora più bello. Altrettanto bello è il comunicato che è stato pubblicato sui canali social degli ultras dal chiaro titolo “Basta stronzate” in cui si condannano senza mezzi termini gesti tanto folli quanto insensati. Che godimento può avere uno che è nel cuore del tifo pulsante orobico nel sentir scoppiare un “bombone” magari tra le gambe di un bambino? Follia, follia pura. E allora collaboriamo tutti, perché in queste situazioni non ci sono amici da difendere. Uno che lancia un petardo in campo deve essere segnalato subito perché si metta in condizione chi di dovere di bloccarlo e impedirgli di attentare alla libera professione del culto della Dea di migliaia di persone. Non si deve arrivare ad avere multe chilometriche o, peggio ancora, vedersi lo stadio chiuso. Chi compie un gesto simile non può passare inosservato: molti tifosi hanno scritto su Facebook di essersi parecchio arrabbiati, ma non è stato possibile individuare il colpevole. D’ora in avanti, occhi aperti, e non solo per i gol.

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