Due folletti per salvarsi Dea ai piedi di Gomez e Maxi

Due folletti per salvarsi Dea ai piedi di Gomez e Maxi
17 Marzo 2015 ore 09:34

Uno non arriva al metro e sessanta, l’altro è più alto di ben sei centimetri ma si ferma a quota 165. Sono entrambi rapidi con la palla, tecnicamente molto bravi e in costante movimento. Vista la statura, qualcuno potrebbe pensarli in difficoltà quando servono gamba e corsa, ma per i tifosi dell’Atalanta sono probabilmente la speranza più grande di salvezza. Maxi Moralez e Papu Gomez, folletti argentini a disposizione di Edy Reja, sono le due colonne su cui l’attacco della Dea deve poggiare per cercare la salvezza.

Dopo un mese, Maxi. L’ultima apparizione di Maxi Moralez in campionato risaliva ad Atalanta-Inter 4-1. Era quasi finito il primo tempo, il numero 11 si è fermato subito sotto la Creberg per un risentimento muscolare e tutti si sono preoccupati. Guarin aveva raddoppiato il rigore di Shaqiri con una legnata da fuori area, riportando avanti l’Inter dopo il pareggio segnato proprio dal “Frasquito”. Erano i giorni dei campi pesanti, e Maxi fu il primo della squadra a fermarsi per problemi al flessore (come lui, infatti, ebbero problemi simili Biava e Zappacosta in rapida successione, e pure Stendardo a Torino con la Juve rimase a riposo). Così contro Juventus, Sampdoria e Parma l’Atalanta ha dovuto fare a meno del suo bomber stagionale.

 

 

Mai mancato il suo apporto. Gol a parte, l’apporto alla manovra offensiva del piccolo numero 11 argentino non è mai mancato e indipendentemente dal modulo l’Atalanta ha sempre potuto contare sulle sue giocate. Per la verità, ad inizio stagione, Colantuono aveva addirittura lasciato in panchina Maxi Moralez preferendogli Boakye. Lui ha lavorato in silenzio e presto è tornato a dare una mano diventando, con 5 reti, il goleador.

 

https://youtu.be/eTbqHSYBtsQ

 

In dubbio con Reja? L’arrivo di Reja, almeno nelle intenzioni, sembrava addirittura metterlo un po’ in dubbio. Lui, uomo chiave del 4-4-1-1 di Colantuono doveva adattarsi al nuovo credo tattico del mister goriziano. Sono bastati pochi allenamenti per capire che Reja non è un integralista e che, soprattutto, i giocatori bravi con lui scendono in campo. Al cospetto dell’Udinese, il 3-4-3 aveva in avanti Maxi Moralez e Gomez: quale migliore supporto per Denis? Qualità, rapidità e inventiva al potere. Gente che preferisce l’assist al gol, una manna per il numero 19.

Soluzioni multiple, moto perpetuo. Dal punto di vista tattico, Moralez è un portento. Contro l’Udinese è spesso partito da destra, ma la sua intelligenza calcistica lo porta a cercare sempre spazio alle spalle dell’avversario liberando una o più linee di passaggio. Con lui in campo, un altro uomo di qualità come Cigarini ha sempre una giocata rasoterra in più e la manovra può scorrere veloce.

 

 

E poi c’è la grinta. Oltre ai gol, già cinque, di Maxi Moralez piace tantissimo la grinta che ci mette. È il più piccolo della combriccola eppure salta come un grillo provando ad arrivare in testa a tutti quanti. Lo vedi girare per il campo come se fosse morso da una tarantola, non si ferma mai e spesso gira intorno alle caviglie avversarie cercando di anticipare la giocata. Tranne qualche rara occasione, è furbo anche nel non affondare mai il tackle in modo sconsiderato e questo gli permette di evitare problemi con gli arbitri. Dopo un’ora abbondante di gioco, Reja lo ha tolto dal campo contro l’Udinese dando la chiara sensazione di non voler esagerare. Maxi Moralez, in questa Atalanta, deve giocare pure su una gamba sola. Perderlo di nuovo adesso che siamo al rush finale sarebbe un suicidio totale, e dalle parti di Zingonia nessuno vuole correre rischi inutili.

Finalmente il vero Papu Gomez. Dopo la gara soporifera di Parma, un altro giocatore che ha fatto molto bene contro l’Udinese è stato il numero 10 argentino. Se Maxi è sempre molto presente in fase di costruzione del fraseggio, Gomez parte leggermente più indietro e punta costantemente l’uomo. Per caratteristiche, l’ex giocatore di Metalist e Catania è portato a cercare l’uno contro uno e la sua condizione fisica è un altro dei motivi di fiducia per il popolo nerazzurro. Fin dalle prime battute, davanti alla panchina di Reja, Gomez ha cercato il dribbling sull’avversario, con Dramè pronto alla sovrapposizione. La squadra di Stramaccioni per tutto il primo tempo ci ha capito moto poco, lo stesso tecnico dei friulani nel dopo gara ha confermato la variazione dell’intervallo: nella ripresa Piris è finito a uomo sul numero 10 argentino e i pericoli sono stati contenuti.

 

 

L’azione più pericolosa. L’azione più bella di tutta la gara è nata proprio da una sua invenzione. L’uno-due in verticale con Emanuelson che ha fatto sponda di tacco concluso con quel destro secco respinto dal portiere udinese Karnezis è stato un lampo nella ripresa: una giocata d’istinto che ha messo in mostra la cifra tecnica dei due nerazzurri e la capacità nello spazio stretto di creare pericoli.

Manca solo il gol. A Firenze contro i Viola Gomez è stato decisivo in fase di rifinitura, in tante altre situazioni (dall’inizio o a gara in corso) Gomez ha spesso dato l’impressione che se la gamba lo sostiene i colpi di certo non gli mancano. Molti tifosi hanno ancora negli occhi l’ex numero 10 (Bonaventura) ma ormai bisogna guardare avanti e affidarsi alle intuizioni di questi due.

 

 

Le poche reti. L’unico neo? Papu Gomez segna poco rispetto a quanto produce. Lui stesso, durante alcune interviste, ha dichiarato che in carriera è probabile che abbia fatto più assist che gol, ma in questo momento dell’Atalanta occorre fare qualcosa in più. Certo, se da domenica il pallone buono lo regala a Denis, a Boakye o a Rosseti importa poco: conta solo la salvezza della Dea, conta fare i punti che servono per non piombare in un incubo vero.

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