Uno, dieci, cento volte Gasp Ha cambiato il nostro calcio

Uno, dieci, cento volte Gasp Ha cambiato il nostro calcio
Atalanta 08 Settembre 2018 ore 09:59

Ne ha vinte la metà meno una. Ripensando a Copenaghen e Cagliari, le possibilità di superare quota cinquanta successi era decisamente alla portata, ma con 49 vittorie in 100 partite ufficiali Gian Piero Gasperini ha scritto un’altra pagine della storia atalantina. Il tecnico di Grugliasco, contro i sardi di Maran, ha raggiunto la tripla cifra di gare ufficiali e i numeri sono impressionanti: in 77 gare su 100, la sua Atalanta ha strappato un risultato positivo e ripercorrendo la sua strada a ritroso ci sono tante sfide che avrebbero potuto rendere ancora più incredibile il risultato.

 

 

I risultati mancati: alcuni bruciano da matti. Detto che la perfezione non esiste, ripensando alle gare che Gasperini non ha vinto con l’Atalanta c’è davvero da riflettere. In Europa League l’unica sconfitta è arrivata a Dortmund dopo che si era passati in vantaggio con la doppietta di Ilicic; al ritorno il gol di Toloi in apertura aveva tenuto aperta la qualificazione fino all’82’ e probabilmente sono queste le due partite più significative di tutte, anche se a Cipro (pareggio subito in pieno recupero) e in casa con il Copenaghen (strano 0-0) qualcosa di più si poteva ottenere. In campionato, Gasperini ha subìto sconfitte evitabilissime con la Lazio all’esordio, a Genova con la Sampdoria dopo aver dominato il primo tempo, con la Roma nella sfida della prima giornata l’anno passato o a Cagliari nell’ultima giornata 2017/2018, quando Caldara sbagliò il rigore del pari in pieno recupero. Tra pareggi in rimonta o portati al 90' sbagliando un sacco di gol, sono almeno una decina le vittorie che mancano a una squadra che con il tecnico di Grugliasco andrebbe studiata a scuola visto il tipo di calcio che esprime.

Gasperini batte Colantuono 49-48: mondi opposti. Il precedente record era stato stabilito da Stefano Colantuono nella sua doppia esperienza con l’Atalanta, ma parliamo veramente di due modi di intendere il calcio lontani anni luce tra loro. Dal punto di vista meramente estetico, Colantuono ha sempre messo in campo il suo grandissimo pragmatismo e, soprattutto in Serie B, non ha mai badato troppo all’estetica lavorando in funzione unicamente del risultato. Per quanto ha fatto in campo e i per i risultati ottenuti, l’allenatore di San Benedetto del Tronto è sempre riuscito a fare quello che gli si chiedeva, ma certe vittorie sono state importanti solo per i tre punti. Con Gasperini, invece, spesso ci sono motivi di interesse pure in una sconfitta; il gioco del tecnico piemontese è improntato all’uno contro uno in ogni zona del campo e la squadra gioca sempre con spavalderia e senza timore alcuno nei confronti di nessun avversario. Per arrivare a certi risultati Gasperini prepara la squadra come forse nessun altro in Serie A e i numeri sono sbalorditivi: negli allenamenti della settimana ogni giocatore corre 10, 12 chilometri in più rispetto a quando in panchina c’erano Colantuono o Reja. I risultati, in campo, si vedono sempre.

 

 

Cosa può fare ancora il Gasp. Il percorso di Gasperini con la squadra nerazzurra è arrivato alla terza stagione, la società ha già fatto sapere che il contratto verrà allungato e a questo punto c’è da chiedersi dove può arrivare l’Atalanta con l’ex allenatore del Genoa in panchina. Il lavoro quotidiano a Zingonia racconta di un mister che non molla di un centimetro la sua presa sul gruppo, anche ieri (venerdì 7) i ragazzi si sono allenati molto forte nonostante siano rimasti solo in otto (compreso Ilicic, che è sempre più vicino al rientro) e questo certifica come non ci sia mai un momento di vero stacco. Se il tecnico stia o meno pensando a qualche sorpresa per le prossime gare non è dato saperlo (con Rigoni, Zapata e Gomez a disposizione per tutta la sosta chissà che non possano partire i due argentini da titolari contro la Spal), ma di certo c’è una grande certezza per i tifosi nerazzurri: l’Atalanta si rialzerà e per farlo passerà dal suo gioco e dalla tenacia di un allenatore che più passa il tempo e più sembra affamato di vittorie. Si vede in campo, si avverte nelle dichiarazioni ed è splendido che sia così.