Pinilla, 3 giornate di squalifica Ma la società farà ricorso

Pinilla, 3 giornate di squalifica Ma la società farà ricorso
07 Aprile 2015 ore 09:29

Ultima ora: Mauricio Pinilla è stato squalificato per tre giornate in seguito al calcio rifilato a Basha, nel corso della gara di sabato contro il Torino. La decisione del giudice sportivo Tosel è motivata «per avere, al 47esimo del secondo tempo, colpito un calciatore della squadra avversaria con un violento calcio ad una gamba». L’attaccante cileno salterà così tre gare fondamentali per la Dea contro Sassuolo, Roma ed Empoli, ma la società farà ricorso: anche solo una gara di sconto (che potrebbe essere proprio contro i toscani di Sarri, ormai dalle poche ambizioni in classifica) potrà dare un aiuto non indifferente alla corsa salvezza dei nerazzurri. 

Grinta che serve. Ed è un vero peccato per l’Atalanta perdere in un momento così delicato tutta la grinta dell’ex-Cagliari. Parliamoci chiaro: se andasse in campo con undici giocatori con la cattiveria, la voglia e le qualità tecniche di Mauricio Pinilla, l’Atalanta perderebbe poche partite. Anzi, vincerebbe abbastanza presto quelle che mancano per chiudere definitivamente il discorso salvezza. In questo momento servono uomini prima che campioni, serve gente che si prenda la responsabilità di un tiro o di un passaggio. Cancellare la buona prestazione del cileno per una sciocchezza che costerà giornate di squalifica significa perdere il contatto con la realtà.

Reazione sbagliata, rosso pesante. Mauricio Pinilla ha sbagliato, ha rifilato un calcione a Basha dopo una leggera manata del numero 4 granata, prendendo pure la rincorsa e sotto gli occhi sbigottiti di tutto lo stadio. L’arbitro Guida era a pochi passi: impossibile evitare l’espulsione e la corsa dello stesso giocatore cileno negli spogliatoi senza la minima protesta è stato il segnale più chiaro di come, anche Pinilla, si sia subito reso conto di averla fatta grossa.

Le scuse negli spogliatoi. Negli spogliatoi, Pinilla e Basha si sono chiariti e scusati: c’è da credere che neanche lo stesso giocatore sia stato contento di quanto ha combinato, a 31 anni certe reazioni vanno limitate. Nessuna scusa: quel gesto è brutto da vedere, pessimo da commentare e condizionerà l’Atalanta anche nelle prossime gare. Detto questo, basta guardare dentro la partita per trovare altri gesti certamente evitabili che sono figli di una situazione difficile, che altri uomini come Pinilla faticano ad accettare. Riguardate i falli che hanno causato le ammonizioni di Carmona e Migliaccio: interventi di gioco, certo, ma potevano costare carissimi.

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Dov’era Pinilla quando ha commesso fallo? Quando Pinilla ha commesso la sciocchezza su Basha, dove si trovava? Rispetto alla sua posizione in campo, il cileno era ad almeno 70 metri di distanza: come mai? Dopo 93 minuti di battaglia, con che spirito e per quante volte il numero 51 ha rincorso gli avversari per dare una mano alla squadra? In generale, Pinilla non si tira mai indietro ma una domanda sorge spontanea: perché, in quella circostanza, non c’era ad esempio Bianchi? Semplice: perché Pinilla ha nel suo dna la voglia di lottare sempre fino alla fine. La stessa che gli ha permesso di fare il gol di Napoli, la stessa che per tutto il primo tempo lo ha fatto combattere pur senza palloni giocabili, la stessa che lo ha fatto imbufalire con il direttore di gara Guida per il rigore non assegnato prima del riposo.

Colpi da campione. Il gol da antologia lo abbiamo visto e rivisto in tutte le salse. Quel pallone di Maxi Moralez si poteva deviare in tanti modi ma solo una rovesciata simile, con una torsione così, poteva infilare il pallone all’incrocio dei pali. Una magia autentica che ha riacceso le speranze di uno stadio che pochi minuti prima aveva invitato i giocatori a mettere in campo tutto con un coro eloquente. Lui, di quel coro, non ha mai bisogno.

 

https://youtu.be/0Vs3hrHJZdg

 

Ci aveva provato poco prima. Per la verità, Pinilla, ha provato in altre due circostanze la rovesciata spettacolare. Prima del gol del 2-1, lo stop e la bicicletta seguente ha causato un brivido vero a Padelli (palla fuori di un soffio), e dopo il gol della speranza lo stesso numero 51 si è alzato in volo su un cross dalla destra ma non è riuscito bene ad incocciare il pallone. Verso la fine, lo stesso attaccante ha chiesto a Cigarini di calciare una punizione da fuori area, poi sono arrivate altre rincorse all’indietro e il fattaccio con Basha. Episodio da condannare, errore madornale pensando anche al futuro, e nessuna scusante per lui.

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Serve la sua grinta, per tutti. Analizzando a fondo il momento nerazzurro, però, è indubbio che con 11 giocatori in campo con la stessa sua voglia i risultati cambierebbero. Non si può sempre giocare in 10, bisogna sapersi controllare ma non è ammissibile (soprattutto a Bergamo) uscire dal campo senza lottare su ogni pallone. E Pinilla, da questo punto di vista, non si tira mai indietro. I gol in rovesciata sono la sua specialità, ne ha già fatti due con l’Atalanta. Ma la speranza è che da qui alla fine i compagni prendano un pochino della sua grande generosità, della sua voglia e capacità di trascinare la squadra sia con le rincorse all’indietro, sia con i contrasti sul pallone, sia con la voglia di non mollare mai. In passato, anche un campione come Cristiano Doni subì cartellini ed espulsioni che si potevano evitare. Però grazie a lui, si vincevano le partite.

Occorre contenere l’irruenza. Il paragone con Pinilla è improponibile per una serie infinita di motivi ma, in questo particolare momento della storia atalantina, serve gente che in campo metta una grinta superiore alla media. Tutti nel gruppo sono importanti ma con l’approccio di Pinilla, di Carmona o di Migliaccio di partite ne perdi poche. Basta contenere un po’ l’irruenza e guardare quello che c’è sull’altro piatto della bilancia: solo con cuore e totale abnegazione si esce da questa situazione.

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