«Vai Mino, non fermarti»

«Vai Mino, non fermarti»
Atalanta 07 Ottobre 2014 ore 14:53

Questa mattina è venuta a mancare la moglie del responsabile del settore giovanile dell’Atalanta Mino Favini. La signora Paola Gennari è volata in cielo ed il colpo, per il piccolo grande talent scout italiano, sarà sicuramente durissimo. Prima di ogni altra cosa, a nome mio e di tutta la redazione di BergamoPost, voglio fare le più sentite condoglianze a Mino e ai figli Stefano e Giorgio.

La signora Paola portava il mio stesso cognome. Più di una volta, nei corridoi di Zingonia, è capitato di incrociare Mino Favini e la battuta era sempre la stessa: «Fabio, come stai? Lo sai che anche io ho a casa una Gennari come te?». Parole semplici, un sorriso grande così ed una carezza sul volto tipica di quelle persone delicate, gentili e affettuose come ce ne sono poche. E quando lo raccontavo a mio papà Carlo, sorridevamo insieme dei casi della vita.

L’ho intervistato tante volte, ho cercato spesso di capire il magico mondo di Mino Favini ma in ogni occasione mi sono trovato davanti la semplicità fatta a persona. Ed anche se la mia chiamata arrivava all’ora di cena, magari mentre Mino era già seduto in tavola, la risposta era garantita e tornava la battuta sulla doppia morsa targata “Gennari” che in quel momento abbracciava il suo sorriso.

Da almeno tre anni cercavo di coinvolgerlo in alcune serate dove si parlava di calcio ai ragazzi. «Fabio, ti ringrazio davvero ma la sera preferisco non muovermi da casa. Sai, mia moglie non sta molto bene e devo starle vicino». Certo, caro Mino, la signora Paola ha bisogno di te ed è giusto che tu ci sia. L’ho sempre pensato e, anche se ultimamente non ho più avuto occasione di chiedere come andava, sono sicuro che questa splendida coppia è rimasta unita fino all’ultimo.

Non ho mai avuto il piacere di conoscere l’altra metà di Mino Favini, ma mi sono sempre fidato di chi mi ha insegnato che dietro ad un grande uomo ci sia una grande donna. Ancor di più quando lo stesso Mino, in una intervista rilasciata al Match Day ufficiale dell’Atalanta nel febbraio 2012 appena dopo il suo compleanno, mise nero su bianco qualcosa di davvero speciale.

«Mia moglie è straordinaria –dichiarò Favini -. Siamo insieme da 50 anni e, nonostante io sia stato molto spesso fuori casa, lei mi è sempre stata vicino. Pensate, non mastica calcio eppure è successo di confrontarsi su un giocatore appena notato: fantastico». Ed ancora: «Vai Mino, non fermarti». Provate ad immaginare. La signora Paola, moglie di Mino Favini, una vita passata a fianco di un uomo che è sinonimo del calcio e, nonostante tutto, se un giorno capitava che lui non prendesse l’auto per coprire il tragitto Meda-Zingonia, lei lo spingeva. Lo esortava. Lo sosteneva.

Adesso la moglie del Mago è volata in cielo e lui, il piccolo grande Mino Favini, sta vivendo uno di quei dolori che sembrano insormontabili. Incredibili. Ingiusti e troppo forti. Credo che oltre alle condoglianze, oggi più che mai ci sia davvero bisogno di far sentire al piccolo grande Mino Favini e ai figli Stefano e Giorgio tutto l’affetto, la vicinanza e il supporto che sono fondamentali per superare momenti duri e pieni di dolore. Glielo devono Bergamo e la sua gente, chi ama l’Atalanta, ma anche chi ama il calcio.

«Vai Mino, non fermarti», la signora Paola te lo ha ripetuto per oltre mezzo secolo. Adesso lo sussurra lassù, da qualche parte in paradiso.

 

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