Adibito a deposito, ora il parco della Roncola di Treviolo è finito vittima del tarlo
L'area è stata chiusa temporaneamente per l’abbattimento di piante infestate: qui, infatti, erano stati stoccati gli alberi attaccati dal parassita

di Monica Sorti
Chissà perché il tarlo asiatico si è ripresentato nuovamente al parco Callioni della Roncola di Treviolo?
È questa la domanda che si fanno i componenti del gruppo Nuova Treviolo, dopo che il sindaco Pasquale Gandolfi, con un’ordinanza del 10 marzo, ha disposto la chiusura temporanea del parco, con divieto di accesso al pubblico dal 17 marzo al 15 aprile, per l’esecuzione di interventi di abbattimento di tutte le piante infestate e di tutte le piante specificate, presenti nel raggio di cento metri da quelle contaminate.
«Posizionare piante infette all’interno di un parco è stata, per quanto ci riguarda, una scelta azzardata - dichiara la capogruppo Linda Mapelli -. A Curno e al Villaggio degli Sposi, dove sono state localizzate le prime piante infette, il tarlo attualmente è sparito. Anche nell’epicentro di Curnasco non ce n’è traccia. La decisione presa all’epoca era rischiosa, l’avevamo palesato durante un’interrogazione presentata ad hoc e, a distanza di un anno, abbiamo la prova di una scelta nefasta».
«C'è un innegabile danno ambientale - continua - e poco importa se le piante tagliate verranno ripristinate con altre del diametro di 10 centimetri. In aggiunta il danno economico, anche se le nuove piantumazioni saranno pagate da Regione Lombardia, ma sono ancora soldi dei contribuenti che potevano essere impiegati in altri ambiti, e invece dovranno essere stanziati lì».
Il 14 marzo 2024 i consiglieri Linda Mapelli e Santino Ghezzi, all’epoca ancora nel gruppo Miglioriamo Treviolo, avevano firmato un’interrogazione (...)
Certo che, le persone, che hanno permesso di mettere piante infette, in deposito ancora nel parco stesso, accanto ad alberi sani, sono proprio delle cime, molto intelligenti. Quegli alberi, andavo distrutti, bruciati subito, appena tagliati, non messi a dimora accanto ad alberi sani. Ovvio che il tarlo, era ancora presente. Che intelligentoni. Ora, le spese di piantumazione di nuovi alberi, le farei pagare ai responsabili. Ma sicuramente, nessuno sa nulla. Povera italia.