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Che cosa ci siamo persi puntando sulla e-Brt… Il “sogno” del sistema metropolitano provinciale

Valerio Bettoni e Felice Sonzogni un piano per governare la mobilità lo avevano disegnato fin dai primi anni Duemila: un sistema metropolitano su ferro. Nessuno li ha ascoltati. Purtroppo

Che cosa ci siamo persi puntando sulla e-Brt… Il “sogno” del sistema metropolitano provinciale
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Valerio Bettoni è un uomo concreto. Da buon democristiano, alle polemiche sterili preferisce le soluzioni: «Fare qualcosa per risolvere i problemi della nostra gente». E proprio non gli va giù che la e-Brt stia penalizzando la maggior parte degli automobilisti bergamaschi che ogni giorno fa la spola dalla provincia per entrare in città: «Per accontentarne dieci, ne hanno scontentati novanta», sintesi brutale quanto perfetta.

Anche perché un piano per governare la mobilità e renderla più fluida lui, in realtà, ce l’ha sempre avuto. Fin dai primi anni Duemila, quando era presidente della Provincia. Lo ha redatto Felice Sonzogni, al tempo suo assessore e oggi presidente della commissione mobilità dell’Aci di Bergamo. Li abbiamo incontrati entrambi nella sede dell’Automobile Club di via Angelo Maj che conta 31 mila iscritti e di cui Bettoni è presidente provinciale e regionale.

«Il disegno che era stato messo nel piano territoriale della Provincia andava verso un sistema metropolitano provinciale su ferro, non su gomma», esordisce Sonzogni, uno dei maggiori esperti di mobilità e urbanistica della Bergamasca. «Era una visione territoriale, un disegno organico che non inseguiva i problemi cercando di metterci una pezza, ma li preveniva. Partendo dalla grande rete ferrotranviaria, linee che c’erano già, per poi aggiungerne altre. Treni e tram con frequenza di utilizzo di 7-10 minuti e oltre una cinquantina di fermate. Che avrebbero dato agli utenti l’opportunità di partire da un punto della provincia per arrivare a un altro in comodità».

Il pinao del sistema metropolitano provinciale redatto da Felice Sonzogni

Un piano di “visione”. Non limitato a una singola tratta ma allargato anche alle altre direttrici d’ingresso alla città «altrimenti ci arriveranno addosso altri problemi». L’obbiettivo di quel piano era ampliare l’offerta di trasporto pubblico in Bergamasca. E favorire una diminuzione dell’impiego del mezzo privato.

E invece no. «Quel sistema poteva essere legittimamente modificato, addirittura sostituito, ma con un altro che funzionasse. Oggi invece si sta facendo una gran confusione (…)

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