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l'appello a palazzo frizzoni

Colognola: «Il Comune ripristini l'illuminazione del campanile dell'ex chiesa parrocchiale»

La richiesta, unita a quella di rimuovere l'arbusto cresciuto sulla sommità della torre campanaria, arriva dalle pagine di Colognola Segnala

Colognola: «Il Comune ripristini l'illuminazione del campanile dell'ex chiesa parrocchiale»
Attualità Bergamo, 29 Aprile 2022 ore 16:44

Il Comune di Bergamo ripristini l’impianto che illumina la sommità del campanile dell’ex chiesa di San Sisto (oggi trasformata in parte in biblioteca e in parte in auditorium ndr) e rimuova l’arbusto che, da tempo, è ben visibile sul cornicione alla base della seconda cella campanaria, per evitare che pietre o calcinacci, cadendo, feriscano i passanti.

È questo, in sintesi, l’appello rivolto a Palazzo Frizzoni dalle pagine di Colognola Segnala, notiziario mensile redatto dalla parrocchia. La piccola operazione di restauro, richiesta dal quartiere, consentirebbe all’Amministrazione comunale di ripristinare ciò che i residenti, dal 2007 al 2012, potevano ammirare nelle ore notturne.

La sommità del campanile della vecchia chiesa parrocchiale era stata illuminata per la prima volta la notte del Venerdì Santo del 2007, anno in cui l’allora Amministrazione, terminati i lavori di ristrutturazione, aveva installato l’impianto a led che metteva in risalto le linee liberty della struttura.

«Il suggestivo impianto in breve tempo ha però cominciato a evidenziare problemi per i quali, uno dopo l’altro, i diversi punti di illuminazione si sono progressivamente spenti nel volgere id un lustro – si legge sul mensile della parrocchia -. Nel frattempo anche l’orologio elettrico, pure esso illuminato a led, non solo si è spento, ma si è pure rifiutato di tenere il passo».

Per chi abita a Colognola è giunto quindi il momento che Palazzo Frizzoni intervenga per riattivare le luci del campanile, interpellando eventualmente anche la ditta che lo ha installato. Inoltre, va tolto l’arbusto cresciuto sulla cima della torre campanaria. «Facile ritenere che, se non rimosso, la sua consistenza aumenti ancora – conclude la pubblicazione – con il reale rischio che le sue radici finiscano con lo smuovere le pietre con danni e pericoli facilmente prevedibili».

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