La testimonianza

Con un coltello fuori da scuola, parla il padre del 14enne: «Non siamo genitori disagiati, ma abbandonati»

L'uomo, in un'intervista al Corriere Bergamo, ha parlato dell'altra faccia della medaglia e di come si sia sentito abbandonato dalle istituzioni

Con un coltello fuori da scuola, parla il padre del 14enne: «Non siamo genitori disagiati, ma abbandonati»
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In una lunga intervista, che mostra quel che c'è "dall'altra parte", si è raccontato uno di quei genitori a detta di molti "poco presenti", giudicati una tra le cause principali della delinquenza giovanile. Il Corriere Bergamo ha raccolto infatti le parole del padre di uno dei due ragazzini di quattordici anni che, lo scorso lunedì 31 marzo, sono stati fermati di fronte alla scuola media Camozzi, armati di coltello. Aspettavano uno studente di terza media, minacciato via messaggio.

Un padre che, alle pagine del quotidiano, ha affidato il suo dolore, ma anche una forte sensazione di abbandono da parte delle "istituzioni". Servizi sociali, forze dell'ordine, neuropsichiatra, che afferma di aver ripetutamente chiamato, ma anche l'assessore alla Sicurezza Giacomo Angeloni e Giuliana Tondina, a capo della Procura del tribunale dei minorenni di Brescia.

I primi crimini, poi lo spaccio e la denuncia

È stato proprio lui a denunciare suo figlio, al culmine di un lungo percorso in declino. «Io e mia moglie stiamo divorziando, sono stati anni difficili». Se il figlio maggiore è riuscito a superare il tutto, il più piccolo «deve avere accumulato sofferenze e fatiche». Un bambino «meraviglioso», attorniamo dall'affetto della sua famiglia e che, in poco tempo, «ha iniziato a manifestare un profondo disagio, che noi da soli, come famiglia, non stiamo riuscendo a gestire».

Tutto, ha raccontato il padre - che ha 48 anni - è iniziato a inizio 2023, quando il ragazzino frequentava la scuola media nel paese della madre. Qui è stato avvicinato, fuori scuola, da alcuni spacciatori che lo hanno spinto a fumare. È finito in Pronto soccorso. Così il padre sceglie di spostarlo a Bergamo, ma è proprio qui che in classe, a distanza di mesi, conosce un compagno che fa «cose strane». Dal criticarlo ha iniziato a imitarlo.

Finché non sono iniziati i primi problemi. A maggio del 2024 h tentato di rubare un marsupio. A settembre si iscrive a un istituto professionale, ma nel giro di tre settimane molla la scuola. Poi un'altra tentata rapina, a ottobre, armato di coltellino ai danni di un ragazzino di Torre Boldone. Il padre controlla il cellulare e scopre un mondo: adulti che lo sfruttano per un traffico di sigarette elettroniche e hashish, foto scattate nella ex Reggiani. Lo ha anche scoperto alterato dall'alcol.

«A quel punto l'ho denunciato. Ho denunciato mio figlio», ha raccontato il padre a Corriere Bergamo, spiegando di averlo fatto in sinergia con gli assistenti sociali. Ma gli interventi sarebbero risultati troppo tardivi. Una prima perquisizione è stata effettuata solamente all'indomani del fatto alla Camozzi. La neuropsichiatra, a cui il giudice del divorzio aveva affidato una valutazione, «sparita».

«Siete arrivati tardi: questa spirale poteva essere bloccata da tempo»

La reazione del ragazzino alla denuncia è stata «apatica». Il genitore ha spiegato di averle provate tutte. «Il padre alla vecchia, detective. Ci sono state punizioni, limitazioni, anche ceffoni. Purtroppo, invece di limitare il problema, per lui diventa un motivo in più per chiudersi». Ha spiegato, inoltre, di sentirsi anche «vittima», oltre che responsabile per il figlio. «Con il fatto che fino a 14 anni non sei imputabile, ci hanno sempre risposto che non c'era modo di intervenire». Mandarlo a lavorare impossibile, fino a 16 anni.

«Per i ragazzi sotto i 14 anni non è previsto niente. La prevenzione non esiste, manca sinergia e i tempi di reazione sono vergognosi». Tramite il quotidiano, ha voluto poi mandare due messaggi. Il primo «rivolto alle figure che si sono espresse con concetti di sicuro condivisibili», a cui ha voluto dire «che arrivano tardi. Io mi sono sentito letteralmente abbandonato in questi mesi e le parole adesso non servono. Servono le azioni. Mio figlio, da un giorno all'altro, potrebbe essere strappato da casa e portato in una comunità, quando questa spirale poteva essere bloccata da tempo». Il ragazzino, infatti, potrebbe essere inserito in una comunità terapeutica che potrebbe farlo «rinsavire» oppure farlo sentire «abbandonato ancora di più».

Il secondo messaggio, invece, è rivolto ai commentatori: «Nessuno dovrebbe sentirsi di poter giudicare. Io e la mia ex moglie non siamo genitori disagiati, che se ne fregano. Ma c'è in atto un cambiamento sociale devastante, che riguarda tutti».

Commenti
Eliana

Ci vuole più attenzione da parte di tutti.I ragazzi non sono cattivi,lo diventano se il loro disagio non viene colto e gestito

Pippolo

E i commentatori dalla bocca larga...muti!

Massimo

A Milano è venuto alla luce un racket che, capeggiato da un rumeno, si serviva dei maranza che erano incaricati di rubare oro e soldi. A quanto pare è la storia di Pinocchio, dove moderni gatti e volpi intortano i ragazzini promettendogli il paese dei balocchi e poi, una volta che gli sono spuntate le orecchie da asino, li usano per i loro traffici.

Airone

Italiano a chi,La sua è solo demagogia. Gli altri problemi che ha elencato esistono..Eccome!

Luca

Vero, ma non diamo sempre colpa alla società, agli altri ...

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