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Cemento

Consumo del suolo, in Bergamasca 143 ettari “mangiati” dal cemento nel 2021

Tra i Comuni in vetta alla classifica c'è Cividate. Novantuno paesi non hanno occupato nemmeno un metro quadrato

Consumo del suolo, in Bergamasca 143 ettari “mangiati” dal cemento nel 2021
Attualità 27 Luglio 2022 ore 14:25

La Bergamasca è la seconda provincia in Lombardia per il consumo di suolo. Parla chiaro il rapporto annuale dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale: nel 2021 sono stati cementificati 143 ettari, quasi duecento campi da calcio. Una crescita del 26,5 per cento rispetto al 2020. Prima di Bergamo soltanto Brescia, che “svetta” con 307 ettari.

Come riporta Corriere Bergamo, complessivamente in provincia di Bergamo si è urbanizzato ormai l'11,9 per cento del suolo, ovvero quasi 33 mila ettari, di cui però bisogna considerare anche il territorio montuoso. In città, si è costruito per il 44,6 per cento del territorio, pari a 1.792 ettari, posizionando così Bergamo al settimo posto in Italia per il consumo del suolo. Tra i Comuni più “mangiati” dall'urbanizzazione c'è Cividate al Piano, dove nel 2021 il solo magazzino Amazon ha occupato 20,14 ettari.

Area che lo stesso sindaco di Cividate, Giovanni Battista Forlani, difende specificando che era convenzionata ormai da più di dieci anni. Amazon, inoltre, non solo dà lavoro a duemila persone (di cui 860 a tempo indeterminato) ma ha compensato l'impatto ambientale piantando oltre cinquemila alberi e finanziando con 250 mila euro una rete di centraline per misurare l'inquinamento nell'aria. « Questo non vuol dire accogliere chiunque – ha sottolineato il primo cittadino –; in paese abbiamo un'altra area da 150 mila mq, ma sinora abbiamo respinto chi non ci dava le stesse garanzie di Amazon».

Nella classifica provinciale del consumo di suolo, dopo Cividate è stato Orio al Serio a occupare più territorio nel 2021 con 6,76 ettari; a seguire ci sono Palosco (5,85), Pontirolo Nuovo (5,48), Grassobbio (5,47), Covo (4,86), Ghisalba (3,86), Medolago (3,59), Zanica (3,39) e Romano di Lombardia (3,32). Ben novantuno paesi non hanno occupato nemmeno un metro quadrato, mentre due hanno ridotto il consumo: sono Lallio – che detiene il record di territorio urbanizzato – che è sceso di mezzo ettaro, e Mornico al Serio dove è stato salvato un ettaro e mezzo.

L'espansione del cemento «come una metastasi»

Ma quali sono le motivazioni di questa impennata di consumo del suolo? Secondo la ricerca dell'Ispra, quelle principali sono tre: la rivoluzione nella logistica, la trasformazione della rete commerciale (e il conseguente ritorno produttivo) e l'insediamento del fotovoltaico in aree verdi. Il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini ha distinto il consumo di suolo in “buono” e “cattivo”, quest'ultimo legato agli interventi strutturali di tipo logistico che permettono il passaggio di merci da gomma (camion) a ferro (treni).

C'è, però, chi non è completamente d'accordo. Luca Mercalli, presidente della società meteorologica italiana, ha invece sottolineato che il cambiamento climatico «dipende da cosa abbiamo costruito sopra», paragonando l'espansione del cemento a «una metastasi, e non c'è un tumore buono. Quello che mi preoccupa di più è l'irreversibilità del processo».

Intanto in Provincia si sta preparando un «piano d'area» per la pianura, come sottolinea il consigliere delegato al territorio Chiara Drago, che aiuti a mappare la situazione e fornire gli strumenti di analisi dove «con i sindaci proveremo a disegnare gli scenari futuri e capire la sostenibilità di certi interventi». Appare chiaro, comunque, che diventi «urgente una legge regionale che eviti che i Comuni si ritrovino soli a trattare per strutture che poi hanno forti ricadute su tutto il territorio».

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